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Tra sentito dire e fonti ignorate: siamo dentro una guerra cognitiva.

C’è una guerra che non si combatte con carri armati, artiglieria o missili. Non distrugge infrastrutture, non produce immagini spettacolari e raramente entra nei bollettini ufficiali. Eppure è già in corso ed è parte integrante dei conflitti contemporanei .È la guerra cognitiva, che in ambito dottrinale viene sempre più spesso indicata dagli analisti come un possibile “sesto dominio”, accanto a terra, mare, aria, spazio e cyberspazio.

La NATO ne parla da anni come di una dimensione operativa in cui l’obiettivo non è conquistare terreno, ma influenzare il processo decisionale umano. Non si tratta semplicemente di propaganda, ma di un insieme di attività volte a orientare percezioni, alterare la comprensione dei fatti e, in ultima analisi, condizionare comportamenti individuali e collettivi.

Il campo di battaglia è il dibattito pubblico

Per comprendere come questo dominio si manifesti, non è necessario analizzare scenari militari complessi. È sufficiente osservare il dibattito pubblico. I commenti sotto una notizia rappresentano oggi uno dei luoghi più evidenti di questa dinamica: reazioni immediate, polarizzazione, rifiuto del confronto con le fonti, uso sistematico di etichette come “propaganda” per delegittimare qualsiasi dato non conforme alle proprie convinzioni.

Non si tratta di episodi isolati, ma di un pattern ricorrente. La velocità con cui si formano opinioni, spesso basate su titoli o frammenti di informazione, sostituisce la verifica. In questo contesto, il contenuto informativo perde centralità, mentre prevale la narrazione.

Tra sentito dire e fonti ignorate: siamo dentro una guerra cognitiva. E il nemico avanza. - brigatafolgore.net
Alcuni tra i commenti denigratori nella nostra pagina Facebook sotto il post dell’articolo “Oltre 200.000 morti: la guerra di Mosca alimentata da reclutamenti forzati e vulnerabilità sociale”

Le fonti esistono, ma non vengono consultate

Un esempio concreto riguarda il tema delle perdite russe nel conflitto in Ucraina. Nel nostro articolo “Oltre 200.000 morti: la guerra di Mosca alimentata da reclutamenti forzati e vulnerabilità sociale” sono stati riportati dati basati su fonti aperte e verificabili.

Il riferimento principale è il database di Mediazona, accessibile attraverso la sezione 200.zona.media. Si tratta di un progetto indipendente che raccoglie informazioni sui caduti russi identificati nominalmente. Non si parla di stime aggregate, ma di singole identità verificabili: nome, cognome, provenienza, reparto, grado ed età.

I dati vengono costruiti attraverso l’analisi di necrologi, comunicazioni ufficiali locali e contenuti pubblicati sui social network russi attraverso le famiglie dei caduti. Ogni voce viene verificata prima dell’inserimento e, quando emergono incongruenze, viene corretta o rimossa. Questo approccio, pur non potendo garantire completezza assoluta, conferisce al dataset un elevato livello di affidabilità.

Siamo in guerra. In una guerra cognitiva dove el nemico sta vincendo. Ecco perché (e il nemico avanza). - brigatafolgore.net
Il database dei caduti russi consultabile all’indirizzo internet 200.media.zona

Mobilitazione e struttura delle perdite

Di fronte a questo tipo di dati, la reazione più frequente non è l’analisi critica, ma la delegittimazione. Nei commenti si osservano affermazioni che attribuiscono i numeri a fonti politiche, oppure confronti arbitrari tra perdite russe e ucraine, spesso privi di qualsiasi base documentale.

In realtà, il quadro delle perdite complessive resta incompleto per entrambe le parti. Le informazioni disponibili sono parziali, frammentate e spesso oggetto di strumentalizzazione. Proprio per questo, l’esistenza di un database nominativo e verificato rappresenta un elemento rilevante, non facilmente liquidabile come propaganda.

Il problema, quindi, non è la presenza di dati, ma la disponibilità a confrontarsi con essi.

L’analisi del database consente inoltre di cogliere aspetti qualitativi del conflitto. Tra le categorie presenti figurano i cosiddetti “mobilitati”, ovvero civili richiamati nell’ambito della mobilitazione parziale avviata dalla Federazione Russa nel 2022.

Questi soggetti non rientrano nella categoria dei volontari a contratto, ma neppure in quella dei coscritti della leva obbligatoria annuale. Si tratta di personale richiamato, spesso proveniente da contesti socio-economici vulnerabili. La loro presenza tra i caduti contribuisce a delineare un quadro in cui lo sforzo bellico si appoggia anche su dinamiche sociali interne, oltre che su strutture militari tradizionali.

Questa complessità viene spesso ignorata nel dibattito pubblico, dove prevalgono rappresentazioni semplificate e dicotomiche.

Siamo in guerra. In una guerra cognitiva dove el nemico sta vincendo. - brigatafolgore.net
Uno dei caduti russi. Il lavoro di Media Zona documenta le perdite certe attraverso necrologi, comunicazioni locali e delle famiglie provenienti dalla Russia

Il nemico invisibile

La guerra cognitiva, così come delineata anche in ambito NATO, non ha come obiettivo principale quello di imporre una versione dei fatti, ma di rendere instabile il concetto stesso di verità. Quando ogni dato può essere immediatamente etichettato come propaganda, quando ogni fonte viene messa sullo stesso piano indipendentemente dal metodo con cui è stata costruita, il risultato è una perdita di orientamento.

In questo scenario, il vantaggio non è di chi convince, ma di chi riesce a creare confusione.

Il rischio non è tanto quello di credere a una narrativa errata, quanto quello di smettere di distinguere tra informazioni verificabili e opinioni. Nel momento in cui questa distinzione viene meno, il conflitto non è più confinato al campo di battaglia tradizionale.

È già entrato nello spazio cognitivo di chi osserva.

brigatafolgore.net

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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