La guerra entra nel cuore della Russia: il nuovo punto di svolta del conflitto
La guerra in Ucraina sembra entrata in una nuova fase. Non perché il conflitto sia vicino alla fine, ma perché sta cambiando natura: non è più soltanto una guerra di trincea, artiglieria e logoramento sul fronte. È diventata anche una guerra economica, industriale e psicologica.
Per molto tempo Mosca ha pensato di poter combattere mantenendo il proprio territorio al riparo dalle conseguenze dirette del conflitto. Oggi questa certezza appare molto più fragile. I droni ucraini colpiscono raffinerie, impianti chimici, depositi di carburante e infrastrutture strategiche russe.
Kiev non si limita più a difendersi: cerca di colpire il sistema che permette alla Russia di continuare la guerra. Petrolio, carburanti, industria chimica e logistica non sono obiettivi simbolici, ma elementi centrali della macchina bellica di Mosca.
È questo il vero punto di svolta: la guerra non resta più confinata al fronte, ma torna dentro la Russia, nei suoi impianti industriali, nei suoi bilanci pubblici e nella vita quotidiana dei cittadini.

L’economia russa sotto pressione
Il Cremlino prova a minimizzare le difficoltà. Putin ha parlato anche di problemi legati al “meteo avverso” e ad altri fattori temporanei. Ma dietro queste spiegazioni si vede un quadro più serio: l’economia russa mostra segnali di affaticamento crescente.
La produzione industriale rallenta, il Pil non corre più come nei mesi precedenti e le spese militari continuano a pesare enormemente sul bilancio dello Stato. La guerra costa sempre di più, mentre le entrate energetiche non bastano più a compensare tutto.
In Russia cominciano a emergere anche segnali politici di preoccupazione. Alcuni esponenti istituzionali ammettono che una guerra lunga rende impossibile una crescita economica normale. La popolazione non può vivere consumando carri armati, missili e proiettili.
Il problema per Putin è evidente: finora la guerra era stata raccontata come un sacrificio controllato, lontano dalla vita quotidiana dei russi. Ora invece entra nei prezzi, nei redditi, nelle fabbriche, nel carburante e nella percezione di sicurezza.
Quando una guerra comincia a farsi sentire dentro casa, anche la propaganda diventa meno efficace.

Il rischio più grande: una Russia che si sente nell’angolo
Proprio perché è sotto pressione, la Russia può diventare più pericolosa. Una potenza autoritaria che si sente nell’angolo può reagire in modo imprevedibile, non necessariamente razionale.
Mosca potrebbe cercare una nuova escalation per dimostrare di non essere vulnerabile. Questo non significa per forza un attacco diretto alla Nato, ma il rischio di azioni ibride è concreto: sabotaggi, cyberattacchi, provocazioni ai confini, incidenti nello spazio aereo, minacce ai Paesi baltici o nuovi bombardamenti massicci contro l’Ucraina.
Il pericolo non nasce solo dalla forza russa, ma anche dalla sua paura di apparire debole. Il potere di Putin si fonda sull’immagine del controllo, della stabilità e della vittoria inevitabile. Ogni attacco riuscito sul territorio russo incrina questa immagine.
Per questo la fase attuale è delicatissima. Da un lato, l’Ucraina dimostra di poter colpire la profondità strategica della Russia. Dall’altro, il Cremlino potrebbe essere tentato di alzare il livello dello scontro per recuperare deterrenza e consenso interno.
Il punto di svolta della guerra non coincide ancora con la pace. Potrebbe invece essere il momento più rischioso: quello in cui Mosca deve scegliere se negoziare o azzardare una nuova escalation.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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