Un polo industriale per i droni in Serbia: la svolta annunciata da Vučić
La difesa serba è pronta a entrare in una nuova fase industriale con l’apertura di un grande impianto dedicato alla produzione di droni militari. Il Presidente Aleksandar Vučić ha indicato una finestra temporale precisa – tra fine marzo e inizio aprile 2026 – spiegando che la Serbia si doterà di una fabbrica in grado di produrre UAV avanzati su larga scala, in collaborazione con un partner estero. La notizia è stata ripresa da agenzie di stampa europee e da media economici internazionali, che concordano sia sulla tempistica sia sulla natura industriale e non sperimentale del progetto.
Il messaggio politico che accompagna l’annuncio è chiaro: Belgrado intende costruire una capacità autonoma e continuativa di produzione, superando la logica dei piccoli lotti o dei prototipi. I conflitti degli ultimi anni hanno dimostrato come i sistemi senza pilota siano ormai centrali nelle operazioni militari, dalla ricognizione all’attacco di precisione, fino alla saturazione del campo di battaglia. In questo contesto, investire in una filiera nazionale significa ridurre la dipendenza dall’estero e garantire continuità operativa in caso di crisi prolungate.
L’identità del “partner straniero” non è stata resa pubblica, ma la linea seguita dalla Serbia negli ultimi anni suggerisce un approccio pragmatico: integrare competenze industriali interne con tecnologie estere mature. L’obiettivo dichiarato di schierare decine di migliaia di droni, inclusi quelli kamikaze, rende evidente come la futura fabbrica sia pensata per sostenere numeri elevati e ritmi produttivi costanti, prerequisiti essenziali per una dottrina militare basata sull’impiego intensivo di UAV.
Dall’R&D alla serie: il ruolo del VTI e dell’industria nazionale
L’annuncio presidenziale si inserisce in un percorso già avviato. Da tempo, infatti, l’Istituto Tecnico Militare (VTI) del Ministero della Difesa è impegnato nello sviluppo di droni e munizioni circuitanti, in collaborazione con l’industria nazionale. Analisi tecniche e pubblicazioni di settore confermano come diversi sistemi serbi abbiano ormai superato la fase sperimentale, avvicinandosi a una piena maturità operativa.
Tra questi, la famiglia di droni FPV Komarac rappresenta uno degli esempi più noti: munizioni circuitanti leggere, progettate per l’attacco diretto e adattabili a diversi profili di missione. Accanto ai sistemi di piccole dimensioni, la Serbia ha sviluppato anche piattaforme più robuste, come il Gavran 145, descritto dalla letteratura tecnica come un sistema loitering di classe superiore, pensato per missioni di sorveglianza armata e attacco a medio raggio.

Questo portafoglio evidenzia una scelta precisa: coprire più segmenti operativi, dai droni economici e numerosi fino a quelli con maggiore autonomia e carico utile. Con l’apertura di un impianto dedicato, Belgrado mira a trasformare questi programmi in una capacità industriale stabile, in grado di garantire produzione seriale, standardizzazione e aggiornamenti rapidi. È un passaggio cruciale, perché segna il superamento della fase dimostrativa e l’ingresso in una logica di resilienza militare e industriale di lungo periodo.
Acquisti esteri, diversificazione e implicazioni regionali
Alla crescita interna si affianca una politica di acquisizioni estere attentamente bilanciata. La parata militare del 20 settembre 2025 a Belgrado, analizzata da stampa specializzata e centri di ricerca, ha mostrato chiaramente questa impostazione: sistemi nazionali schierati accanto a piattaforme importate di alto livello tecnologico. Tra queste, droni a lunga autonomia e sistemi d’artiglieria a razzo di fabbricazione israeliana, integrati nel processo di modernizzazione delle Forze Armate serbe.

Secondo analisi pubblicate da testate internazionali di settore, tali acquisizioni rientrano in accordi strutturati con l’industria israeliana, finalizzati a colmare rapidamente specifiche lacune operative e ad accelerare addestramento e integrazione dottrinale. A ciò si aggiunge la cooperazione con la Cina, spesso citata da think tank europei come esempio di partnership tecnologica nel campo dei droni e dei sensori, con ricadute dirette sulle capacità di ricognizione e sorveglianza.
Nel complesso, emerge una strategia coerente: acquistare all’estero ciò che è immediatamente disponibile e collaudato, mentre si costruisce in patria la capacità di produrre in massa e adattare rapidamente i sistemi alle esigenze operative. In un’area come i Balcani, dove le tensioni non sono scomparse e la competizione militare resta un fattore rilevante, la futura fabbrica di droni rappresenta molto più di un investimento industriale. È un segnale di ambizione strategica e di volontà di posizionarsi come attore credibile nella guerra tecnologica contemporanea, con potenziali effetti di deterrenza e riequilibrio regionale nel medio periodo.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.














