Ucraina: Lezioni tecnico-militari dalla Linea del Fronte
La guerra lungo la linea di contatto nel Donbass è entrata in una fase in cui il “fattore decisivo” non è più una singola arma, ma l’ecosistema: sensori economici (droni), munizioni improvvisate, collegamenti satellitari, adattamento rapidissimo, capacità di muoversi e nascondersi sotto un cielo che vede e colpisce. Da questa trasformazione emergono insegnamenti concreti, soprattutto tecnici e dottrinali.
1) Il cielo è la nuova “prima linea”
Lezione: la superiorità locale non dipende solo dall’artiglieria, ma dalla capacità di negare e sopravvivere al cielo.
- Il ronzio costante dei droni rende lo spazio sopra la trincea una “zona di morte” continua: osservazione, acquisizione bersagli, attacchi FPV, sganci notturni, e persino droni lasciati a terra come ordigni d’agguato.
- Implicazione operativa: ogni movimento (rifornimento, evacuazione, rotazione) diventa una micro-operazione con tempi strettissimi, disciplina radio, procedure standard, e piani di emergenza.
Cosa studiare (Italia): dottrina “anti-drone first”: non un asset di nicchia, ma un requisito per ogni reparto, dal livello squadra al battaglione.

2) Mobilità tattica: “veloce, breve, imprevedibile”
Lezione: la sopravvivenza su strada è una gara di secondi, non di chilometri.
- I trasferimenti avvengono con manovre aggressive, soste ridotte a istanti, esposizione minima. Anche una pausa “normale” può essere fatale.
- La minaccia non è solo il drone in attacco: è il drone in ricognizione che “marca” un veicolo e chiama fuoco successivo.
Cosa studiare (Italia):
- addestramento alla guida tattica su fango/neve e in condizioni degradate;
- procedure di “stop & go” e di scarico rapidissimo;
- standardizzazione del comportamento sotto allarme drone (non improvvisare).
3) Meteo e notte non sono più “copertura garantita”
Lezione: pioggia, neve e vento degradano i sensori, ma degradano entrambi; il vantaggio lo ottiene chi sa cambiare ritmo.
- Con maltempo diminuisce l’efficacia di copertura con droni: questo apre finestre per infiltrazioni a piedi e piccole avanzate.
- Ne consegue una guerra di micro-movimenti: terreno guadagnato a metri, non a mappe.
Cosa studiare (Italia): capacità “all-weather” per sensoristica e procedure: quando i droni vedono meno, servono piani alternativi (osservatori, sensori terrestri, pattuglie, barriere).

4) Guerra elettronica: la contromossa cambia la partita (ma non risolve tutto)
Lezione: quando la guerra elettronica (disturbo radio) diventa diffusa, si cercano canali di controllo non disturbabili: è qui che entrano i droni a fibra ottica.
- Il controllo via cavo riduce l’efficacia del jamming: se il segnale non passa via radio, disturbarlo è molto più difficile.
- Contro-misura: non “spegnere il segnale”, ma interrompere la catena fisica (taglio/rottura del filo) o colpire il pilota e il punto di lancio.
Cosa studiare (Italia):
- l’integrazione tra EW e cinetico (jamming + fuoco + manovra);
- pattuglie e sensori dedicati alla scoperta di postazioni di pilotaggio;
- “caccia alla logistica” del drone (batterie, ricambi, punti di assemblaggio).

5) La “fabbrica diffusa”: innovazione rapida, low cost, e produzione vicina al fronte
Lezione: in una guerra lunga, vince chi accorcia il ciclo idea → prototipo → test → impiego.
- Piccoli laboratori (stampanti 3D, banchi di assemblaggio, componenti commerciali) generano adattamenti continui: bilanciamento pesi, supporti per telecamere, sistemi di sgancio, modifiche di telaio.
- Il vantaggio non è solo tecnologico: è organizzativo. Team piccoli, agili, con feedback diretto dal fronte.
Cosa studiare (Italia):
- “cellule di innovazione” collegate ai reparti, non solo ai centri ricerca;
- procedure d’acquisto rapide per componenti non strategici;
- standard minimi di sicurezza e qualità (per evitare che la velocità produca incidenti).
6) Formazione: contano curiosità e tempo-ciclo, non solo specializzazioni “da manuale”
Lezione: servono operatori e tecnici formabili in poche settimane, aggiornabili ogni mese.
- Se la tecnologia cambia rapidamente, l’addestramento deve essere modulare, continuo, “a rilascio” come un software.
- L’operatore droni non è solo un “pilota”: è un nodo in una rete fatta di video, coordinate, comunicazioni e collaborazione.
Cosa studiare (Italia):
- percorsi rapidi per competenze tecniche (droni, reti, riparazioni);
- cultura del debrief immediato e condivisione lesson learned tra unità;
- riserva tecnica (ingegneri, maker, informatici) attivabile in crisi.

7) Rete e connettività: chi vede e condivide prima, colpisce (o evita di essere colpito)
Lezione: la guerra moderna è anche una guerra di banda: feed video, coordinate, sincronizzazione.
- La connettività satellitare (es. Starlink) permette di mettere in rete postazioni e flussi video: questo aumenta la velocità di decisione e l’efficacia del fuoco.
- Vulnerabilità: dipendenza da nodi, terminali, energia; e rischio di localizzazione se la disciplina elettromagnetica è scarsa.
Cosa studiare (Italia):
- ridondanza delle comunicazioni (satellitare + terrestre + radio);
- SOP su emission control (EMCON) e sicurezza delle postazioni digitali;
- capacità di operare “degradati” quando la rete cade.
8) La trincea resta centrale: logistica minima, turni, fatica e tenuta psicologica
Lezione: anche con i droni, la fanteria in postazione vive di rotazioni, scorte, micro-discipline.
- Sonno frammentato, permanenze lunghe, isolamento: la tenuta mentale diventa capacità operativa.
- In difesa, spesso “non perdere terreno” è già successo: ma consuma uomini e materiali.
Cosa studiare (Italia):
- dotazioni per sostenere settimane in postazione (energia, calore, igiene, cibo);
- protocolli anti-fatica e gestione dello stress (non “benessere”: prontezza).

9) Difesa passiva e “tunnel della vita”: la protezione fisica si reinventa
Lezione: reti, coperture, schermature e percorsi protetti riducono drasticamente la vulnerabilità agli attacchi dall’alto.
- Strade con reti tese e percorsi mascherati diventano infrastrutture tattiche: non sono scenografia, sono sopravvivenza.
- In aree vicine a Kramatorsk e Druzhkivka, la protezione “artigianale” di vie di comunicazione è parte della strategia.
Cosa studiare (Italia):
- kit standard di camouflage e protezione anti-top-attack per vie logistiche;
- capacità del genio di costruire “in fretta e spesso” (non una volta sola).
10) Resilienza energetica: colpire la rete elettrica significa colpire la società (e la capacità bellica)
Lezione: gli attacchi alle infrastrutture energetiche trasformano l’elettricità in un’arma strategica: logora la popolazione e degrada funzioni militari e sanitarie.
- In Kyiv i blackout programmati cambiano routine, servizi, sanità, evacuazioni. Aziende come Ukrenergo e DTEK diventano target “militari” perché abilitatrici di tutto il resto.
Cosa studiare (Italia):
- piani di continuità energetica per ospedali, telecomunicazioni, trasporti;
- generatori sì, ma con procedure di sicurezza e logistica carburante;
- micro-grid e ridondanza: non solo protezione fisica, ma architettura di rete.
Sintesi: cosa cambia davvero per l’Italia
Queste lezioni non dicono “comprare più droni”. Dicono altro:
- Ogni reparto deve saper vivere sotto droni (muoversi, mascherarsi, reagire).
- EW + cinetico come coppia fissa, non opzioni separate.
- Innovazione rapida vicino ai reparti, con filiera veloce e controllo qualità minimo.
- Resilienza nazionale: energia, comunicazioni, sanità, protezione civile sono parte della deterrenza.
- Addestramento continuo: la tecnologia cambia più in fretta dei manuali.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.














