Stealth, Power, Deterrence: i Sottomarini a propulsione Nucleare sarebbero il salto di qualità per Italia–Germania-Giappone
Quando si parla di deterrenza subacquea, spesso l’immaginario va subito alle grandi “armi” e ai loro scenari estremi. In realtà, il cuore della deterrenza in mare è spesso molto più semplice da capire: essere presenti senza farsi trovare. Un sottomarino davvero efficace è quello che può restare in pattugliamento a lungo, muoversi con libertà e risultare difficile da localizzare.
In questo senso, la classe americana Columbia è diventata un riferimento soprattutto per la sua filosofia: silenziosità, resilienza, continuità operativa.
Il punto chiave: la propulsione nucleare come “abilitatore”
Qui “nucleare” va inteso nel modo più pratico: come tecnologia di propulsione. L’idea di fondo è che la propulsione nucleare può cambiare il profilo operativo perché:
- aumenta la permanenza in mare e riduce alcuni vincoli energetici tipici delle piattaforme convenzionali;
- offre più libertà di movimento (rotte e tempi meno “obbligati”);
- rende più credibile la “presenza invisibile”, cioè l’elemento che spesso conta davvero nella deterrenza subacquea.
La Columbia è interessante proprio per come prova a massimizzare disponibilità e discrezione nel tempo (anche con scelte di architettura propulsiva e di gestione dei cicli di vita).

Il precedente Italia–Germania: cooperazione subacquea già concreta
Se oggi si ipotizza un progetto comune più ambizioso, Italia e Germania non partirebbero da zero: esiste un percorso di cooperazione industriale e operativa legato alla famiglia U-212A (in Italia, classe Todaro) e ai meccanismi di supporto congiunto.
Un esempio utile, spesso sottovalutato dal pubblico, è la cooperazione sul supporto in servizio (Common In-Service Support), che testimonia come la collaborazione non sia solo “costruire”, ma anche mantenere e far operare una flotta nel tempo.
Sul lato industriale, Fincantieri richiama esplicitamente l’evoluzione del percorso U212A in cooperazione con TKMS, con risultati misurabili in termini di unità prodotte e consegnate.
Perché conta? Perché un progetto complesso non vive solo di disegni: vive di supply chain, standard di qualità, test, integrazione, manutenzione, addestramento. E qui Italia–Germania hanno già un “metodo” collaudato.

Perché aggiungere il Giappone rende lo scenario più credibile
Il Giappone è un attore naturale se l’obiettivo è spingere su:
- affidabilità, disciplina progettuale e attenzione alla silenziosità;
- capacità industriale e continuità costruttiva nel dominio subacqueo (oggi su piattaforme convenzionali avanzate).
In parallelo, in Giappone esistono discussioni pubbliche (a vari livelli) sull’evoluzione futura delle capacità subacquee, incluse ipotesi e dibattiti su opzioni di propulsione.
Anche senza “decidere” subito tutto, la logica di un partenariato Germania–Italia–Giappone sta nel mettere insieme tre punti forti: base europea già cooperativa (DE–IT) + massa critica industriale e cultura di progettazione subacquea (JP).
Perché oggi l’idea diventa più realistica: l’incertezza AUKUS (Australia)
C’è poi un fattore che, negli ultimi mesi, sta entrando sempre più nelle analisi: la possibilità che gli Stati Uniti non riescano o non vogliano vendere ad Australia i sottomarini previsti nella componente “Pillar 1” di AUKUS, per ragioni di capacità industriale, priorità operative e vincoli politici.
- Un report del Congressional Research Service aggiorna le “issues for Congress” sul programma Virginia e su AUKUS Pillar 1, mettendo sul tavolo anche alternative e rischi legati alla capacità produttiva e alle priorità USA.
- Negli ultimi giorni, diversi articoli hanno riportato che l’ipotesi “zero consegne” o consegne ridotte è stata discussa come scenario nei dibattiti attorno al tema.
- Già nel 2025, Reuters segnalava dubbi e pressioni politiche attorno alla vendita di sottomarini a propulsione nucleare all’Australia nell’ambito AUKUS.
Se (anche solo in parte) queste incertezze si concretizzassero, diventerebbe ancora più plausibile—a livello mondiale—che Paesi interessati a capacità subacquee avanzate debbano cercare partner alternativi e formule industriali nuove, invece di contare su una “fornitura” dall’esterno.

Come potrebbe presentarsi un progetto Germania–Italia–Giappone (in parole semplici)
Senza entrare nel dettaglio di “cosa” imbarca o “come” viene impiegato (tema che qui lasciamo volutamente aperto), un progetto comune a propulsione nucleare avrebbe senso se costruito su tre scelte chiare:
- Un cuore comune
Standard condivisi su silenziosità, affidabilità, qualità e test. - Produzione modulare e filiera resiliente
Ogni Paese contribuisce su blocchi/sistemi dove è più forte, riducendo colli di bottiglia e rischi di ritardo. - Progettazione pensata per decenni
Manutenzione programmata, aggiornabilità e gestione del ciclo di vita come parte del progetto, non come “pensiero dopo”.
Conclusione
La lezione della Columbia, al netto delle differenze di missione e di contesto, è questa: nel dominio subacqueo vince chi riesce a restare operativo e invisibile più a lungo. In un mondo dove grandi programmi internazionali possono incontrare ostacoli (come sta emergendo nel dibattito su AUKUS), l’idea di un percorso alternativo tra Germania, Italia e Giappone—centrato sulla propulsione nucleare e su una cooperazione industriale strutturata—diventa una possibilità più “reale” di quanto sembrasse fino a poco tempo fa.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.














