Regno Unito pronto alla guerra? I limiti della difesa UK e lo specchio scomodo per l’Italia
Mentre la guerra russa in Ucraina entra nel suo quinto anno e gli episodi di “guerra ibrida” in Europa si moltiplicano, in Regno Unito sta prendendo forma una domanda scomoda: quanto a lungo Londra sarebbe davvero in grado di sostenere un conflitto ad alta intensità con la Russia? Non mesi, forse nemmeno molte settimane, secondo l’analisi riportata dal corrispondente sicurezza della BBC, Frank Gardner.
In Italia, intanto, il ministro della Difesa Guido Crosetto ripete da mesi che il nostro Paese non sarebbe in grado di reggere un attacco su larga scala: “L’Italia oggi non sarebbe in grado di rispondere efficacemente a un attacco militare di grandi proporzioni… non siamo pronti né a un attacco russo né di un’altra nazione”, ha avvertito, indicando vent’anni di sottofinanziamento come causa principale.
Mettere a confronto Londra e Roma significa, in realtà, guardare allo stesso problema da due angoli diversi: un’Europa che ha creduto troppo a lungo che la guerra fosse “finita per sempre” e ora scopre di non essere strutturalmente pronta a difendersi.

Regno Unito: un esercito pensato per operazioni brevi, non per una guerra di logoramento
Nel quadro tratteggiato dall’analisi ripresa dalla BBC, il Regno Unito si troverebbe in difficoltà in tre aree chiave: durata, massa e resilienza del sistema-Paese.
1. Una guerra che inizierebbe nel silenzio digitale
Lo scenario ipotizzato non è quello classico delle colonne di carri armati, ma di un attacco ibrido:
- telefoni senza campo,
- pagamenti elettronici bloccati,
- distribuzione di cibo e carburante in tilt,
- rete elettrica sotto stress.
Il Regno Unito è pesantemente dipendente da cavi sottomarini e infrastrutture digitali. Navi spia russe come la Yantar avrebbero già mappato questi cavi, mentre la Royal Navy corre ai ripari con droni subacquei per sorvegliarli.
2. Un esercito non configurato per “la guerra lunga”
Al centro della riflessione c’è la capacità di sostenere un conflitto, non solo di iniziarlo:
- esperti del think tank RUSI sottolineano come non esista una vera pianificazione per un conflitto che duri più di poche settimane;
- mancano “secondo e terzo scaglione”: riserve di personale, mezzi e logistica per rimpiazzare rapidamente le perdite;
- si registrano carenze diffuse in munizioni, artiglieria, mezzi, difesa aerea e capacità di rigenerare unità e uomini.
Sulla carta l’esercito britannico conta circa 74.000 militari, ma la forza realmente dispiegabile scende a circa 54.000, una cifra che equivale a meno di due mesi di perdite russe sul fronte ucraino, secondo le stime riportate nell’analisi.

3. Il fattore “massa”: Mosca in modalità economia di guerra
La guerra in Ucraina ha dimostrato che, a fianco della tecnologia (droni, cyber, satelliti), conta ancora moltissimo la massa: uomini, mezzi, proiettili.
- La Russia produce ogni mese decine di artiglierie, centinaia di blindati e una quantità crescente di droni, con un’economia ormai impostata su ritmi di guerra.
- Il Regno Unito e gli alleati europei, al contrario, impiegherebbero anni per avvicinarsi a questi livelli di produzione.
Il nodo, però, è anche politico: alla fine della Guerra fredda Londra spendeva oltre il 4% del PIL in difesa; oggi punta con fatica al 2,5% entro il 2027, mentre Mosca viaggia attorno al 7%.
Una società che non vuole sentir parlare di guerra (ma deve pensarci)
L’altra fragilità evidenziata per il Regno Unito è culturale:
- l’ex capo di Stato Maggiore Patrick Sanders aveva proposto di preparare un “esercito di cittadini”, una sorta di riserva formata e mobilitabile;
- il governo ha affossato l’idea, consapevole che nell’opinione pubblica britannica l’idea di coscrizione, anche solo volontaria, è controversa.

Mentre Francia e Germania stanno rilanciando forme di servizio militare volontario per i diciottenni, Londra è restia a riaprire quella porta. Il risultato è che, come osservano alcuni analisti, la società britannica non è mentalmente pronta alla possibilità di un conflitto, a differenza di Paesi come Polonia, Finlandia o Baltici, che vivono la minaccia russa sulla pelle.
L’Italia allo specchio: Crosetto e la verità scomoda sulla nostra impreparazione
Se lo stato della difesa britannica preoccupa, quello italiano non consente alcun compiacimento. Guido Crosetto lo dice apertamente da tempo, rompendo il tabù politico del “va tutto bene”:
- già nel 2024, in TV, alla domanda se l’Italia fosse a un livello accettabile in termini di armamenti, formazione e militari, la risposta è stata un secco: “No, secondo me no”;
- più di recente, nel 2025, ha dichiarato che l’Italia non è pronta a un attacco russo né di qualsiasi altra nazione, e che vent’anni di mancati investimenti non si recuperano in uno o due anni.
Nel dibattito italiano emergono gli stessi punti critici evidenziati per il Regno Unito:
- sottofinanziamento cronico: anni di tagli e rinvii su sistemi d’arma, manutenzioni e scorte;
- carenze strutturali di difesa aerea: lo stesso Crosetto ha riconosciuto che il Paese non è preparato a un attacco aereo massiccio;
- scarsa resilienza delle infrastrutture civili e istituzionali: lo ha mostrato anche il caso del bunker mancante per le massime cariche dello Stato, tema su cui il ministro si è pubblicamente lamentato.
Sul fronte del personale, l’Italia discute ora di un servizio militare volontario dal 2026, che dovrebbe rafforzare le riserve e creare un minimo di “cittadinanza in uniforme”, ma la strada è lunga e politicamente scivolosa.

UK e Italia: stessa tempesta, flotte diverse ma problemi simili
Il paragone fra la fotografia britannica e gli allarmi di Crosetto porta a tre considerazioni:
- Nessuno in Europa è davvero pronto a una guerra lunga con una potenza come la Russia.
Nemmeno Paesi con una tradizione militare consolidata come il Regno Unito si sentono oggi in grado di reggere mesi di combattimenti ad alta intensità senza esaurire in fretta munizioni, mezzi e uomini. - Il problema non è solo “quanto spendiamo”, ma come e con quale visione di lungo periodo.
Londra paga anni di programmi costosi e lenti (come il veicolo blindato Ajax), Roma paga vent’anni di rinvii e sottofinanziamenti strutturali. In entrambi i casi manca una pianificazione coerente con lo scenario di minaccia attuale. - La società non vuole sentir parlare di guerra, ma la deterrenza richiede preparazione.
Crosetto insiste sul concetto di deterrenza: la pace si mantiene quando chi potrebbe attaccarti ti percepisce come capace di difenderti. L’assenza di preparazione – in UK come in Italia – indebolisce questo equilibrio e rende più probabili i calcoli sbagliati da parte degli aggressori.
L’Onestà scomoda di Crosetto
Nel dibattito italiano, le parole di Crosetto sono spesso bollate come allarmistiche. Ma lette accanto all’analisi sul Regno Unito, appaiono meno come un’esagerazione e più come un brusco ritorno alla realtà.

Se una potenza nucleare, ex impero globale, con un esercito professionale e una lunga esperienza operativa come il Regno Unito si interroga su quanto a lungo potrebbe resistere in una guerra moderna, l’Italia – con organici ridotti, tecnologia da aggiornare e infrastrutture civili vulnerabili – non può illudersi di essere al sicuro per inerzia o per geografia.
La franchezza del ministro (“non siamo pronti né a un attacco russo né di un’altra nazione”) non è solo un allarme, ma un invito a scegliere:
- continuare a sperare che la storia non bussi alla porta,
- oppure accettare che la difesa – come nel caso britannico – non è un lusso, ma l’assicurazione minima per proteggere libertà, diritti e prosperità.
In questo senso, la domanda “quanto a lungo potrebbe combattere la Gran Bretagna se la guerra scoppiasse domani?” riguarda da vicino anche noi. Perché, se quel giorno arrivasse, l’Italia di Crosetto non potrebbe certo permettersi di scoprirlo restando impreparata.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.














