Oreshnik schierato in Bielorussia: cosa sappiamo del Missile Ipersonico nuova minaccia all’Europa
A fine dicembre 2025 Russia e Bielorussia hanno mostrato il dispiegamento operativo del sistema missilistico russo Oreshnik sul territorio bielorusso, presentandolo come assetto “in prontezza di combattimento” e dual-capable (impiegabile con testate convenzionali o nucleari). Questo non implica automaticamente che testate nucleari siano fisicamente presenti in Bielorussia: la componente di lancio può essere “nuclear-capable” anche senza che le testate siano sul posto.
Dal punto di vista strategico, lo schieramento “avanzato” comprime tempi decisionali, aumenta la pressione sul fianco est della NATO e amplia la credibilità della minaccia a corto preavviso verso l’Europa. Analisi basate su immagini satellitari commerciali hanno indicato come possibile area di riferimento una ex base aerea nell’est della Bielorussia (zona Krichev), dove sarebbero comparsi in tempi rapidi elementi coerenti con infrastrutture per un assetto missilistico.

Che cos’è l’Oreshnik (e perché “ipersonico” va interpretato)
Oreshnik viene descritto in molte ricostruzioni come un missile balistico a raggio intermedio (IRBM). La definizione “ipersonico” è in parte fuorviante: i missili balistici raggiungono tipicamente velocità ipersoniche nel rientro. Nel caso Oreshnik, le autorità russe/bielorusse hanno parlato di velocità intorno a Mach 10; fonti ucraine, dopo il primo impiego, hanno indicato velocità molto elevate (nell’ordine di decine di migliaia di km/h in rientro).
In parallelo, nel dibattito mediatico occidentale è emerso anche un altro elemento: secondo un articolo di Sabrina Provenzani (“Oreshnik, il missile di Putin sviluppato grazie all’Occidente”), la filiera industriale necessaria a produrre componenti ad alta precisione per il programma farebbe ancora affidamento su tecnologie e controlli CNC di aziende occidentali e giapponesi (tra cui Siemens, Heidenhain e Fanuc), nonostante sanzioni ed export control.
Un aspetto rilevante, emerso nelle analisi occidentali dopo l’uso del 2024, è la presenza di una sezione di rilascio (“bus”) in grado di distribuire più corpi di rientro (logica da deterrenza strategica e potenziale saturazione).
Raggio: 5.000 o 5.500 km?
Circolano due valori principali sul raggio d’azione:
- fino a 5.000 km, riportato da comunicazioni bielorusse riprese da agenzie internazionali;
- fino a 5.500 km, stima ricorrente nelle ricostruzioni che lo collocano nella fascia alta degli IRBM e lo collegano (per parentela tecnica o concettuale) a programmi russi precedenti.
In termini pratici, da Bielorussia un raggio di 5.000–5.500 km significa copertura potenziale della gran parte dell’Europa, con tempi di volo in alcuni casi più brevi rispetto a lanci da regioni più interne della Federazione Russa.

Traiettoria: dove può essere più vulnerabile (in teoria)
Il profilo tipico di un IRBM si divide in tre fasi:
- Boost (accelerazione iniziale): molto breve; intercettare qui richiede assetti vicinissimi al punto di lancio.
- Midcourse (tratto nello spazio/alta quota): è la fase in cui, secondo alcune analisi, il “bus” può risultare teoricamente più esposto a un’intercettazione exo-atmosferica, se esistono sensori e intercettori adeguati.
- Terminal (rientro): velocità molto elevata; eventuali corpi multipli e oggetti associati complicano la difesa.
Nel caso dell’attacco dimostrativo del 21 novembre 2024 su Dnipro, varie ricostruzioni hanno indicato la presenza di testate multiple senza esplosivo (o “dummy”), con effetti limitati: un segnale politico-strategico più che un tentativo di massimizzare danni convenzionali.
Precisione: molte stime, pochi dati verificabili
La precisione reale è uno dei punti meno trasparenti. In generale, la famiglia IRBM/strategica privilegia penetrazione e deterrenza più che la “chirurgia” convenzionale. Diverse analisi (comparative e non ufficiali) suggeriscono che l’accuratezza potrebbe essere nell’ordine delle decine o centinaia di metri di CEP per sistemi analoghi o “parenti” concettuali: valori adeguati in ruolo nucleare (dove conta soprattutto l’energia della testata), meno risolutivi per colpire bersagli puntiformi con sole testate convenzionali.
Possibili target: categorie, non “liste”
Parlare di “target” ha senso solo per categorie di obiettivi strategici e militari che diventano più esposti quando un IRBM mobile viene schierato in avanti:
- basi aeree, depositi e nodi logistici;
- centri di comando e controllo e infrastrutture di comunicazione;
- installazioni di difesa antimissile e sensori (per valore operativo e simbolico).
È anche in questo contesto che assume rilievo la piena operatività di siti europei legati alla difesa antimissile (come Aegis Ashore), frequentemente richiamati nel dibattito pubblico e nella narrativa di deterrenza.

Intercettazione: non “impossibile”, ma difficile e dipendente dalla fase
Le affermazioni secondo cui Oreshnik sarebbe “impossibile da intercettare” vanno lette come messaggio politico. Dal punto di vista tecnico, intercettare un IRBM è teoricamente possibile, ma la difficoltà cresce per:
- velocità in rientro molto elevate;
- possibile impiego di più corpi di rientro e/o oggetti associati (saturazione e discriminazione);
- necessità di una catena completa sensori → tracciamento → ingaggio → intercettori con adeguata copertura geografica.
In Europa, la discussione ruota attorno alla combinazione tra capacità esistenti (incluse componenti Aegis Ashore) e programmi in sviluppo o acquisizione (es. sistemi di fascia alta come Arrow), oltre alle valutazioni secondo cui l’intercetto exo-atmosferico “in volume” resti un punto di forza principalmente statunitense.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.














