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Operazioni spaziali dinamiche: la nuova corsa allo spazio e il ruolo dell’Italia

Un nuovo rapporto del Mitchell Institute for Aerospace Studies invita la U.S. Space Force ad accelerare lo sviluppo delle Dynamic Space Operations (DSO), le “operazioni spaziali dinamiche”. Si tratta di un nuovo modo di pensare e gestire le attività in orbita, che punta a rendere i satelliti e le infrastrutture spaziali più flessibili, manovrabili e resistenti agli attacchi.

Secondo Charles Galbreath, autore del rapporto, non basta concentrarsi sul rifornimento in orbita dei satelliti: servono soluzioni più ampie, che includano la capacità di cambiare missione, spostarsi rapidamente, aggiornare i software in tempo reale e gestire i collegamenti da Terra in modo distribuito e sicuro. In altre parole, la Space Force vuole passare da una presenza “statica” nello spazio a un sistema capace di muoversi, adattarsi e reagire.

Negli Stati Uniti, le prime sperimentazioni riguardano proprio il rifornimento in orbita, che consentirebbe ai satelliti militari di estendere la loro vita utile e compiere manovre imprevedibili senza timore di esaurire il carburante. Ma Galbreath spiega che il vero obiettivo è molto più ambizioso: costruire un’architettura spaziale capace di reagire in modo dinamico alle minacce e alle opportunità, sia sul piano fisico sia in quello digitale.

L’Europa deve recuperare terreno

Per l’Europa, questo cambio di paradigma è una sfida e un’opportunità. Se vuole restare un partner credibile degli Stati Uniti, ma anche sviluppare una autonomia strategica, deve iniziare a investire nelle stesse aree di innovazione.

Servirebbe un programma europeo di servizi in orbita, con veicoli in grado di rifornire, riparare o aggiornare satelliti già operativi. Un settore in cui oggi dominano aziende americane, ma dove l’Europa può dire la sua grazie alla sua esperienza nella robotica spaziale e nei piccoli satelliti. Allo stesso tempo, sarebbe necessario sostenere la ricerca su nuovi sistemi di propulsione, più efficienti e sostenibili, e su standard comuni che rendano i satelliti europei interoperabili tra loro.

L’Europa dovrebbe anche rendere più flessibili i sistemi di comando e controllo, superando il modello dei pochi centri fissi a favore di reti cloud distribuite, controllabili da più Paesi e più sicure contro attacchi informatici.

L’Italia in prima linea: Argotec e San Lorenzo

In questo contesto, l’Italia può avere un ruolo chiave. Oltre all’esperienza di aziende come Avio e Leonardo, c’è un nome che si sta affermando con forza: Argotec, azienda torinese specializzata in micro e nanosatelliti, già protagonista di missioni spaziali con la NASA e l’Agenzia Spaziale Europea.

Argotec potrebbe guidare lo sviluppo di satelliti modulari e aggiornabili, capaci di cambiare funzione durante la missione. Un giorno lo stesso satellite potrebbe passare dalle comunicazioni alla navigazione o al supporto di missioni di difesa. Questo approccio ridurrebbe i costi e aumenterebbe la flessibilità, due elementi essenziali per le DSO.

Un altro elemento chiave è l’accesso rapido allo spazio. L’Italia sta valutando la creazione di una stazione di lancio al Poligono Interforze di San Lorenzo, in Sardegna, che diventerebbe un punto strategico per micro e mini-lanciatori europei. La posizione geografica e la presenza di infrastrutture già esistenti ne fanno un sito ideale per lanci flessibili e frequenti, complementare al progetto di Taranto Spaceport.

Con San Lorenzo, l’Italia potrebbe garantire un accesso autonomo e veloce all’orbita, riducendo la dipendenza da basi estere e rafforzando la sicurezza nazionale e industriale.

Sorveglianza e sicurezza nello spazio

Le operazioni dinamiche richiedono anche la capacità di sapere cosa accade sopra di noi. Per questo la Space Force e i suoi alleati stanno investendo nella Space Domain Awareness (SDA), cioè nella sorveglianza costante dello spazio per tracciare satelliti, detriti e potenziali minacce.

L’Italia ha già una base solida grazie alla costellazione COSMO-SkyMed e ai suoi radar terrestri. Potenziando queste capacità e integrandole con sensori ottici e reti europee, Roma potrebbe diventare uno dei nodi principali del sistema di sorveglianza spaziale europeo.

Investire nel futuro

Il rapporto del Mitchell Institute lancia un messaggio chiaro: chi non investe ora in operazioni spaziali dinamiche rischia di restare indietro. Per questo l’Europa dovrebbe creare un fondo dedicato alle DSO, con regole di finanziamento snelle e incentivi all’innovazione.

L’Italia, dal canto suo, potrebbe istituire un Fondo “Space Readiness” per accelerare i progetti tecnologici e sostenere le PMI del settore spaziale, puntando a portare nuove tecnologie in orbita entro due anni.

Le Dynamic Space Operations non sono un concetto astratto, ma la prossima evoluzione della presenza umana e militare nello spazio. Per restare competitivi e autonomi, l’Europa e l’Italia devono adottare un approccio più rapido, modulare e flessibile.

Con la leadership industriale di Argotec e l’avvio della base di lancio di San Lorenzo, l’Italia può diventare uno dei protagonisti del nuovo ecosistema spaziale europeo.

Lo spazio del futuro sarà dinamico, reattivo e interconnesso. Chi saprà adattarsi per primo, guiderà la prossima corsa oltre l’atmosfera.

brigatafolgore.net

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.

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