Niscemi, Zona Rossa: Esercito al lavoro sulla viabilità, Carabinieri a presidio delle case evacuate
A Niscemi (Caltanissetta) l’emergenza legata alla grande frana che, dal 25 gennaio 2026, interessa l’area a ridosso della parte sud del centro abitato continua a tenere alta l’attenzione di Protezione civile e istituzioni. La priorità resta duplice: mettere in sicurezza la popolazione e mantenere operativi i collegamenti con l’abitato, mentre la “zona rossa” — l’area interdetta per il rischio di ulteriori cedimenti — viene sorvegliata per evitare incidenti e comportamenti illeciti.
Viabilità e collegamenti: il lavoro del Genio e dei militari sul territorio
Sul fronte operativo, il personale dell’Esercito è impegnato nei lavori per ripristinare la viabilità e i collegamenti stradali, con interventi che includono percorsi alternativi e il recupero della funzionalità di strade secondarie, così da consentire ai residenti di muoversi in condizioni di maggiore sicurezza e garantire la continuità delle attività essenziali.
È in questo quadro che si inserisce anche il contributo dell’Operazione “Strade Sicure”, che in questa fase affianca le forze dell’ordine nelle attività di controllo del perimetro interdetto.
Accanto agli interventi infrastrutturali, prosegue l’azione di tutela per la sicurezza dei cittadini: l’obiettivo è prevenire tentativi di sciacallaggio, controllare accessi e varchi della “zona rossa” e consentire — quando possibile e in condizioni controllate — che alcune famiglie recuperino effetti personali dalle abitazioni evacuate senza esporsi a rischi. (È un’esigenza ricorrente nelle grandi evacuazioni: rientrare anche solo pochi minuti può diventare pericoloso se il versante è ancora in movimento.)
Il messaggio politico-istituzionale è stato ribadito più volte dal Ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha sottolineato la disponibilità a impiegare mezzi e personale per l’assistenza alla popolazione:
“La Difesa è vicina alla comunità di Niscemi, proteggendola e sostenendola. Confermo la massima disponibilità all’impiego di mezzi e personale delle Forze Armate per continuare a portare aiuto alla popolazione”.

Un evento enorme: sfollati, edifici coinvolti e fronte in evoluzione
Secondo gli aggiornamenti più recenti diffusi in sede di coordinamento dei soccorsi, la “zona rossa” comprende centinaia di edifici e gli sfollati hanno superato quota 1.600.
Nei giorni precedenti, il Dipartimento nazionale della Protezione civile ha richiamato la natura ancora attiva del fenomeno e la necessità di misure precauzionali estese.
Gli approfondimenti tecnico-scientifici pubblicati nelle ultime settimane convergono su un punto: la frana di Niscemi non è un “fulmine a ciel sereno”, ma il risultato di una combinazione di fattori predisponenti e fattori scatenanti.
- Geologia vulnerabile: l’area presenta strati con sabbie sovrapposte a livelli argillosi, una configurazione che può favorire scivolamenti quando l’acqua satura i terreni più fini e “lubrifica” i piani di scorrimento.
- Piogge intense e/o prolungate: le precipitazioni (specie se persistenti) aumentano la pressione dell’acqua nei pori del terreno e riducono la resistenza dei materiali, innescando o accelerando movimenti franosi.
- Fattori antropici: gestione delle acque, urbanizzazione, impermeabilizzazione e alterazioni del reticolo di drenaggio possono peggiorare l’equilibrio idrogeologico di un versante già fragile.
Questa lettura è coerente con l’impostazione adottata anche nei documenti di riferimento sul dissesto idrogeologico: il rischio frana nasce dall’interazione tra condizioni naturali e pressioni umane, con le precipitazioni tra i principali inneschi.
Parallelamente alla gestione dell’emergenza, la Procura di Gela ha avviato un’inchiesta (a carico di ignoti) ipotizzando reati legati al disastro colposo e al danneggiamento seguito da frana, con acquisizione di atti e coinvolgimento di consulenti tecnici.

Cosa succede adesso: sorveglianza, assistenza e decisioni difficili
Nel breve periodo il punto centrale resta la sorveglianza del movimento e l’eventuale rimodulazione delle aree interdette, soprattutto in caso di nuove precipitazioni. Sul medio periodo, quando un fronte franoso resta attivo o lascia condizioni di instabilità residua, le amministrazioni si trovano spesso davanti a scelte complesse: consolidamenti, delocalizzazioni, demolizioni di immobili irrimediabilmente compromessi, e un piano di ricostruzione che tenga conto del rischio futuro.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.














