NARP sì, ma il 6.8mm è il nuovo calibro dei campi di battaglia
C’è una verità scomoda nel mondo delle armi leggere: non esiste il “fucile perfetto”, esiste il compromesso migliore per una dottrina, un teatro operativo, un budget e una logistica.
Il Beretta NARP è un compromesso moderno e molto sensato “per l’Europa di oggi” — ma la spinta che arriva dai programmi americani (e dalle minacce che li hanno generati) racconta un’altra storia: la corsa al 6.8.

Il punto di partenza: NARP, il 5,56 fatto bene (e con la testa)
Il New Assault Rifle Platform nasce per sostituire progressivamente piattaforme più datate con un’arma che metta insieme le priorità di questa generazione: affidabilità, modularità, ergonomia, integrazione accessori e riduzione della segnatura. In altre parole: non solo “sparare”, ma sparare bene, sempre, e con un ecosistema completo.
Il NARP — nella configurazione pubblica in 5,56×45 — si colloca nella categoria dei “service rifle moderni” per scelte ormai diventate standard:
- pistone a corsa corta (short-stroke)
- otturatore rotante
- comandi ambidestri
- interfacce MIL-STD-1913/STANAG 4640 + M-LOK
- smontaggio e manutenzione facilitati
- gas a due posizioni (Normal/Suppressed) e predisposizione all’impiego con moderatore
Tradotto: un fucile nato per essere configurato (ottica, puntatori, illuminatori, grip, bipiedi) e gestito (pulizia, smontaggio, adattamento a soppressore) senza che l’operatore combatta contro l’arma.
Il concetto di “platform” è cruciale: NARP è pensato come famiglia, con canne pubblicate da 11,5″ a 16″ e una filosofia che, nei commenti e nelle analisi di settore, lascia intendere la possibilità di evoluzioni/varianti anche di calibro, se richieste dal mercato o dai requisiti.
Ma poi arriva la domanda che rovina la festa: “E le corazze?”
Per anni il 5,56 ha vinto grazie a una combinazione imbattibile: peso delle munizioni, controllo nel tiro rapido, capacità del caricatore, logistica.
Il problema è che il campo di battaglia non è fermo: cambiano le distanze tipiche d’ingaggio, cambiano i sensori, cambiano (soprattutto) le protezioni personali.
Ed è qui che nasce la narrativa “6.8”: la ricerca di un vantaggio sistemico (energia e prestazioni a distanza) per ridurre il rischio di essere overmatched. È un driver esplicito dietro l’NGSW americano.

NGSW: quando non cambi solo il fucile, cambi il sistema
L’M7 è la risposta USA dentro il programma Next Generation Squad Weapon (NGSW): un pacchetto che unisce arma, munizione, soppressore e ottica avanzata, progettato per rimpiazzare l’M4A1 nelle Close Combat Forces.
Designazione: da XM a M (quando diventa “ufficiale”)
- nato come XM5, poi XM7
- classificato ufficialmente M7 dopo la type classification (maggio 2025), cioè quando il sistema esce dalla dimensione “sperimentale” e soddisfa gli standard operativi dell’US Army
Perché 6.8×51? Il segreto è nel bossolo
Il 6.8×51 (spesso associato al nome commerciale .277 Fury) non è “solo un calibro più grosso”. È un progetto che vive anche grazie al bossolo ibrido e a un regime di pressioni molto elevate rispetto ai tradizionali intermedi. Questo consente di ottenere velocità ed energia che cambiano la curva prestazionale a distanza, pur dentro un’arma portatile da fante.
Qui sta la differenza: non è “più rinculo = più potenza” (banale), ma un pacchetto ingegneristico che prova a far convivere potenza e controllabilità in un formato da squadra.
L’ottica che cambia le abitudini: XM157
Se c’è un elemento che rende l’NGSW diverso “culturalmente”, è l’ottica XM157 NGSW-FC: non un semplice cannocchiale, ma un sistema con telemetro laser e calcolatore balistico (e sensori), pensato per trasformare più soldati in “tiratori efficaci” a distanze dove prima serviva molta più esperienza o fortuna.
In pratica: l’M7 non punta solo a colpire più duro, ma a colpire più spesso.
Differenze chiave (e trade-off reali)
1) Overmatch e protezioni
Il 6.8×51 nasce anche per aumentare le probabilità di efficacia contro bersagli protetti e a distanze maggiori, perché l’US Army ha ritenuto questo un requisito emergente.
Non è magia: dipende da munizione, piastra, distanza, angolo. Ma l’obiettivo è chiaro.
2) Traiettoria ed energia a distanza
Grazie alla combinazione munizione/progetto (incluso bossolo ibrido e pressioni), il 6.8×51 mira a una migliore energy retention e a una balistica più “utile” oltre le distanze dove il 5,56 inizia a perdere margine.
3) Capacità del caricatore: 20 vs 30
L’M7 usa caricatori da 20 colpi, contro i 30 tipici del 5,56.
È un cambio di filosofia: meno volume di fuoco per caricatore, più enfasi su singolo colpo efficace.
4) Peso e “basic load”
Uno dei punti più discussi: a parità del classico carico “7 caricatori”, si passa da:
- 210 colpi (7×30) su M4A1
- 140 colpi (7×20) su XM7/M7
È il compromesso più duro da digerire: più prestazione, meno munizioni “a bordo”.
Box — NARP vs M7 in 10 secondi (la scelta “di contesto”)
NARP (5,56):
- massima compatibilità e sostenibilità logistica
- ottimo rapporto peso/munizioni
- piattaforma moderna, completa, soppressore-ready
M7 (6.8×51):
- “overmatch” come priorità
- sistema arma+ottica+munizione orientato a ingaggi più impegnativi
- trade-off: peso e capacità colpi

Conclusione: NARP è la risposta razionale. Il 6.8 è la scommessa strategica.
Se guardiamo al presente europeo, il NARP è una scelta coerente: modernizza il fante senza strappare la logistica, porta l’arma su standard attuali (ergonomia, modularità, soppressore) e lascia aperta la porta alla crescita come famiglia.
Ma se guardiamo alla direzione “hard” che stanno esplorando gli USA, il messaggio è un altro: quando il problema diventa ingaggio + protezione + distanza, la soluzione non è solo un fucile migliore. È un calibro diverso, dentro un sistema diverso.
NARP è “sì”.
Il 6.8, però, è la domanda che ormai nessuno può più evitare.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.














