IA e Difesa: un bel Passo Avanti, adesso decisi verso il Futuro
C’è un momento in cui una tecnologia smette di essere “promettente” e diventa inevitabile. Per la Difesa, quel momento è arrivato: l’Intelligenza Artificiale non è più una scelta opzionale o una sperimentazione di nicchia, ma una leva strategica che tocca operazioni, organizzazione, formazione e relazione con l’industria. È questo il messaggio centrale della “IA e DIFESA – Strategia della Difesa in materia di Intelligenza Artificiale, Edizione 2026”, che definisce un percorso concreto e ambizioso, impostato su tempi brevi e obiettivi misurabili a similitudine di quanto già fatto dalla Gran Bretagna nel 2022.

Una visione chiara: integrare rapidamente, ma con responsabilità
La strategia parte da una constatazione netta: la competizione contemporanea è accelerata, multi-dominio, iper-informata. In questo contesto l’IA diventa l’elemento che consente di ridurre il divario tecnologico, rafforzare la credibilità dell’Italia nelle alleanze (NATO e UE) e soprattutto aumentare l’efficacia operativa, senza perdere la bussola dei valori.
Il documento insiste su due “paletti” fondamentali:
- approccio responsabile, etico e conforme al Diritto Internazionale Umanitario (DIU);
- controllo umano e responsabilità della linea di comando, perché la tecnologia deve amplificare la decisione, non sostituirla.
Questa cornice non è un dettaglio: è la condizione per far sì che l’innovazione sia sostenibile, interoperabile con i partner e difendibile anche sul piano politico e giuridico.
Autonomia strategica e sovranità tecnologica: la direzione è “in casa”
Il cuore del “passo avanti” sta nell’obiettivo dichiarato di autonomia strategica e sovranità tecnologica. Tradotto: non basta comprare soluzioni. La Difesa deve mantenere capacità interne critiche per:
- addestrare/aggiornare modelli anche con dati recenti e in contesti difficili;
- capire algoritmi, limiti, bias e rischi;
- garantire conformità a DIU, dottrina e valori;
- mantenere sistemi operativi anche senza supporto esterno.
Non è una presa di posizione “ideologica”, ma una risposta pratica a tre problemi reali: dipendenze da fornitori, vulnerabilità (anche intenzionali), e rischio di perdere libertà d’azione in crisi geopolitiche o in caso di fallimenti aziendali.

Gli asset abilitanti: talenti, dati, algoritmi, calcolo e reti sicure
Ogni strategia è credibile se nomina le condizioni materiali che la rendono possibile. Qui la Difesa lo fa, indicando chiaramente i pilastri:
- risorse umane qualificate, con attenzione ai “talenti” e alla loro attrazione/trattenimento;
- dati (integrità, qualità, assenza di bias, superamento dei “silos” e governance);
- algoritmi (sviluppo, validazione, manutenzione e certificazione);
- capacità di calcolo proprietaria, con requisiti elevati (anche in prospettiva HPC e ibrido HPC–quantum);
- reti e connettività sicure, con resilienza e continuità come criteri non negoziabili.
Colpisce il taglio molto operativo: il calcolo non è un “lusso IT”, ma il fattore che alimenta un ciclo virtuoso (più calcolo → più esperimenti → modelli migliori → più capacità) che determina il ritmo del vantaggio.
Un percorso “modulare” e veloce: 1 anno, 2 anni, 3 anni
La strategia sceglie una timeline aggressiva, proprio perché l’IA corre. Il percorso è diviso in tre orizzonti:
- breve termine (entro 1 anno): consolidare condizioni abilitanti (governance, infrastrutture, competenze, processi, rimozione ostacoli);
- medio termine (entro 2 anni): realizzare progetti operativi prioritari;
- lungo termine (entro 3 anni): integrazione diffusa, sicura e sostenibile in tutti gli ambiti della Difesa.
Questo è un punto chiave del “decisi verso il futuro”: non un elenco di desideri, ma una scaletta che rende l’ambizione controllabile e verificabile.

Quattro aree di intervento: dove l’IA cambia davvero il gioco
La strategia identifica quattro aree principali che coprono l’intera macchina Difesa.
1) Operazioni: superiorità decisionale, velocità d’ingaggio, protezione multi-dominio
Nel battlespace moderno, la massa di dati e la trasparenza del campo di battaglia rendono insufficiente la sola capacità umana di analisi. L’IA viene descritta come strumento per decision augmentation, wargaming “adattivo”, analisi predittiva, intelligence multi-fonte e protezione contro minacce cyber/elettromagnetiche e contro droni/sciami.
Il documento affronta anche le implicazioni più sensibili (come i sistemi d’arma autonomi) sottolineando la rilevanza dei profili etici e della governance.
2) Contesti organizzativi: produttività, servizi, processi
Qui c’è una promessa concreta: ottenere benefici rapidi. Si parla esplicitamente di strumenti per la produttività individuale e di un possibile Large Language Model “della Difesa” addestrato su documentazione interna, come prerequisito per gestione della conoscenza, bozze, sintesi, estrazione informazioni e coerenza terminologica.
Accanto a questo: assistenza all’utenza con linguaggio naturale, integrazione con automazioni (RPA) e, in prospettiva, agenti IA per problemi non strutturati — sempre con la regola: il giudizio umano non deve essere eclissato.
3) Formazione, addestramento e ricerca: cultura IA e mindset digitale
L’idea è chiara: senza formazione diffusa, l’adozione è fragile. Si parla di alfabetizzazione IA strutturata (dimensione cognitiva, operativa, critica ed etico-normativa) e di reskilling/upskilling per colmare gap generazionali e costruire una forza lavoro mista uomo-macchina.
4) Industria: ecosistema nazionale, open innovation, procurement più agile
Il documento valorizza l’ecosistema industriale nazionale (grandi player, ma anche startup e PMI), con un cambio di passo verso partnership, scouting tecnologico e meccanismi più agili per progetti pilota. L’obiettivo è duplice: accelerare l’innovazione e ridurre dipendenze, rafforzando una base “Defense Tech” competitiva.
Governance e attuazione: UIA e LIAD come motore centrale
Per evitare frammentazione, la strategia prevede una governance multilivello con due perni:
- Ufficio per l’IA (UIA): indirizzo, supervisione, coerenza strategica, relazioni e presidio etico-legale;
- Laboratorio di IA per la Difesa (LIAD): polo di eccellenza e AI Delivery Center, orientato a prototipare, sperimentare e rendere operative soluzioni in sinergia con gli utilizzatori finali.
Elemento decisivo: entro 3 mesi dall’approvazione è previsto un Piano attuativo con azioni, responsabilità e KPI di monitoraggio. È qui che la strategia smette di essere “dichiarazione” e diventa gestione.

Conclusione: un passo avanti che chiede continuità
“AI e Difesa” non racconta un futuro lontano: descrive un presente che impone scelte. Il bel passo avanti sta nella combinazione di ambizione e pragmatismo: obiettivi ravvicinati, asset abilitanti espliciti, governance chiara, attenzione a etica e DIU, e una spinta netta verso autonomia e sovranità tecnologica.
Ora la parola decisiva è una sola: continuità. Perché l’IA non si “introduce” una volta per tutte: si coltiva, si governa, si misura e si aggiorna. Se questo percorso verrà seguito con disciplina, investimenti coerenti e capacità di attrarre talenti, allora sì: non sarà soltanto un passo avanti. Sarà una traiettoria, finalmente, decisa verso il futuro.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.














