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Germania verso il Gcap: l’asse Roma–Londra–Tokyo tenta Berlino

Berlino sta valutando un ingresso nella joint venture tra Italia, Regno Unito e Giappone che sviluppa il Gcap, il “caccia del futuro” di sesta generazione. L’ipotesi è emersa con forza dopo un passaggio politico significativo: Friedrich Merz ne avrebbe parlato direttamente con Giorgia Meloni, trovando disponibilità da parte italiana. Un segnale che, se si concretizzasse, avrebbe un doppio peso: industriale e simbolico. Perché il Gcap è descritto come il più importante progetto militare in sviluppo in Europa, e perché un eventuale spostamento tedesco sul programma italo-britannico-giapponese suonerebbe come uno smacco per l’architettura difensiva costruita negli ultimi anni attorno all’asse Parigi–Berlino.

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Non “solo un aereo”: il Gcap come “sistema di sistemi”

Il punto centrale è che il Gcap non viene presentato come un semplice caccia. È un “sistema di sistemi”: una piattaforma integrata dove il velivolo pilotato dialoga con droni, satelliti, reti di combat cloud e capacità di comando-controllo avanzate. In altre parole, la superiorità non dipende più soltanto da prestazioni aerodinamiche o armamenti, ma dall’ecosistema digitale e operativo che connette sensori, armi e decisioni in tempo reale.

La joint venture industriale, secondo quanto riportato, coinvolge Leonardo, BAE Systems e Mitsubishi: un triangolo che unisce capacità europee e giapponesi, con una regia e un baricentro che passano anche dal Regno Unito (quartier generale in Inghilterra, in un’area legata a BAE).

Il nodo Fcas: la separazione da Parigi non è più un tabù

L’interesse tedesco per il Gcap si intreccia con la crisi dell’altro grande progetto europeo: l’Fcas, nato nel 2017 attorno al consorzio Dassault–Airbus (poi con l’ingresso di Indra). La storia dell’Fcas è segnata da scontri industriali su divisione del lavoro, governance, subforniture e processi decisionali. E proprio qui sta lo snodo politico: non si discute più tanto se separarsi, ma come farlo senza far esplodere la relazione con la Francia in un momento di frizioni su più dossier.

In questa cornice, Berlino sembrerebbe interessata a salvare almeno una parte del programma Fcas: il combat cloud, cioè lo strato di rete, combattimento e controllo che potrebbe restare interoperabile con altre piattaforme e diventare un asset europeo riusabile. Ma sul “jet comune” l’aria è cambiata: l’ipotesi che l’Europa finisca con due caccia di nuova generazione, uno “franco-centrico” e uno “Gcap-centrico”, non appare più fantascienza.

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Che cosa cambia se la Germania entra: scala, soldi e potere contrattuale

Un eventuale ingresso tedesco nel Gcap non sarebbe un semplice “allargamento”. Sarebbe una trasformazione di scala. Se Berlino arrivasse a ordinare decine (o perfino “un centinaio”) di velivoli, cambierebbero:

  • Economia del programma: più numeri, maggiore ripartizione dei costi fissi.
  • Forza negoziale in filiere, componentistica e standard comuni.
  • Peso politico del progetto: diventerebbe, di fatto, la spina dorsale della futura aviazione da combattimento europea non americana.

E c’è un elemento determinante: i fondi. Nel quadro citato, il programma Gcap è entrato nella fase di sviluppo e i costi stimati sarebbero cresciuti in modo netto: da un’impostazione iniziale a 6 miliardi, a una stima aggiornata di 18,6 miliardi, con una quota ancora da reperire pari a 7,831 miliardi. In questo contesto, un nuovo partner “grande” avrebbe un vantaggio immediato: assorbire parte degli aumenti e rendere più sostenibile la curva di spesa.

Il prezzo politico-industriale: cosa chiederà Roma e cosa chiederà Londra

Se Berlino bussa, però, non è detto che entri “gratis”. La domanda implicita è: che cosa chiederà l’Italia in cambio? Nelle ipotesi circolate si intravedono scambi e incastri su altri domini:

  • piattaforme terrestri (carri, veicoli e componenti),
  • navale (con nomi che richiamano la capacità industriale italiana nel settore),
  • spazio e satelliti, oggi centrali per ogni architettura militare “multi-dominio”.

Ma la “parola decisiva” non sarebbe solo italiana: passerebbe anche dal Regno Unito, che ospita la struttura di comando del programma e ha interessi strategici specifici. Londra, da un lato, vuole contare di più nei meccanismi europei di acquisto comune e nell’accesso a strumenti finanziari continentali; dall’altro, spinge per far entrare nel programma anche altri attori (si parla della richiesta britannica di aprire ai sauditi). Questo aggiunge un livello delicato: equilibri geopolitici, export control, standard tecnologici e consenso politico tra partner.

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Un segnale per l’Europa della difesa: integrazione o “due velocità”?

La vicenda Gcap–Germania–Fcas racconta una verità scomoda: la difesa europea sta entrando in una fase di ridisegno che non procede per slogan (“autonomia strategica”), ma per programmi industriali concreti, soldi, filiere e scelte di alleanze. Se la Germania dovesse davvero spostarsi, anche gradualmente e “dopo il divorzio” con Parigi, il messaggio sarebbe chiaro: l’Europa non avrebbe un unico “campione”, ma una competizione interna tra modelli, governance e interessi nazionali.

Per l’Italia, tuttavia, la partita è anche un’opportunità: trasformare il proprio ruolo da partner a perno di un grande programma tecnologico, con ricadute su occupazione qualificata, supply chain e capacità sovrana. Per la Francia, invece, il rischio è duplice: perdere centralità nel progetto “europeo” pensato dieci anni fa e trovarsi davanti un concorrente che, allargando la base, può diventare più sostenibile e più influente.

In definitiva, l’“elefante nella stanza” non è solo il caccia. È la domanda che lo accompagna: chi guiderà davvero la difesa tecnologica europea nei prossimi vent’anni, e con quali alleanze?

brigatafolgore.net

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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