#Blog

Droni, stampa 3D e libertà operativa: l’Esercito deve fidarsi dei suoi soldati

In un’epoca in cui il vantaggio operativo si misura anche in settimane (a volte in giorni), l’innovazione non può restare confinata ai grandi programmi industriali o ai cicli d’acquisto pluriennali. Servono standard — di sicurezza, interoperabilità, tracciabilità — ma serve anche un principio opposto e complementare: la libertà controllata di sperimentare dal basso, dove i problemi nascono e dove spesso le soluzioni sono più rapide, più economiche e più aderenti alla realtà del campo.

Un caso recente dei U.S. Marine Corps chiarisce bene come “standard” e “creatività” possano convivere: il drone FPV HANX, progettato e sviluppato da un sergente manutentore, Henry David Volpe, usando componenti stampati in 3D e un processo interno di prototipazione in laboratorio. Il punto decisivo non è solo tecnico. È culturale e organizzativo: l’innovazione è stata abilitata (spazi, strumenti, comunità di pratica) e poi messa a norma (approvazione e compliance) senza spegnerla.

Il messaggio di HANX: “Marines for Marines”, ma con regole chiare

HANX nasce in un contesto in cui gli Stati Uniti stanno irrigidendo i requisiti su droni e componentistica per ragioni di sicurezza nazionale e “supply chain trust”. La logica della compliance (qui richiamata dal tema NDAA-compliant) serve a ridurre rischi di vulnerabilità, dipendenze estere e componenti non verificati.

Eppure, dentro quel perimetro, i Marines hanno fatto una scelta contro-intuitiva per molte burocrazie: invece di bloccare tutto per paura del rischio, hanno creato un percorso che consente di costruire e modificare rapidamente un sistema economico e modulare, pensato per missioni diverse (ricognizione, nodo logistico, adattamenti di carico) e aggiornabile senza dipendere interamente da contractor.

Il risultato è una lezione trasferibile: la creatività del personale non è “anarchia”, se l’organizzazione definisce standard minimi e un processo di validazione rapido.

Il rischio italiano: standard come fine, non come mezzo

In molte organizzazioni militari europee, il termine “standard” finisce per essere interpretato come sinonimo di “immutabile” o “non modificabile”. Il paradosso è che si tutela la sicurezza (giustamente) ma si perde l’agilità: si acquistano sistemi “chiusi”, difficili da riparare in reparto, impossibili da adattare a nuove minacce, e spesso più lenti da aggiornare di quanto evolva lo scenario.

La frase attribuita a Volpe è illuminante: i droni acquistati tramite contractor spesso non si possono modificare; un design interno, invece, nasce per essere cambiato. È la differenza tra “prodotto” e “capacità”.

Droni, stampa 3D e libertà operativa: l’Esercito deve fidarsi dei suoi soldati
Droni, stampa 3D e libertà operativa: l’Esercito deve fidarsi dei suoi soldati

Una proposta: “standard aperti” e creatività disciplinata

Se l’Esercito italiano vuole mettere a frutto l’inventiva del personale (e ce n’è), non deve rinunciare agli standard: deve ridisegnarli con un obiettivo preciso — abilitare adattamento e velocità. Alcuni principi pratici:

1) Standard minimi obbligatori, non specifiche soffocanti

Definire un baseline non negoziabile:

  • cyber e sicurezza della supply chain (tracciabilità dei componenti, fornitori approvati, gestione firmware/telemetria);
  • interoperabilità (frequenze, protocolli, integrazione C2 dove serve);
  • safety (batterie, procedure, addestramento, gestione rischio).

Tutto ciò che sta sopra il baseline (payload, scocche, supporti, accessori, miglioramenti ergonomici, parti stampate) deve restare modificabile con regole chiare.

2) Percorsi rapidi di “approvazione operativa”

HANX è passato da laboratorio a impiego grazie a un percorso di approvazione e alla collaborazione tra team e comandi competenti.
In Italia serve un equivalente: fast track per prototipi di reparto, con test standardizzati, criteri trasparenti e tempi certi. Non per “saltare le regole”, ma per evitare che la regola diventi attesa infinita.

3) Laboratori e “innovation campus” permanenti, collegati ai reparti

Il valore non è la stampante 3D: è l’ecosistema. A Camp Lejeune, l’Innovation Campus ha offerto un luogo dove competenze e problemi si incontrano, e dove l’iniziativa individuale diventa progetto collettivo.
Per l’Esercito, questo significa nodi territoriali (anche piccoli) con:

  • strumenti (stampa 3D, elettronica, test RF, simulazione);
  • tutor tecnici e legali-amministrativi;
  • un catalogo di progetti riusabili (design repository interno).

4) “Design authority” interna e repository controllato

Per non trasformare la creatività in frammentazione, serve una cabina tecnica che:

  • valida le modifiche;
  • versiona i progetti;
  • pubblica “kit” e manuali;
  • raccoglie lesson learned dal teatro operativo.

È l’equivalente di una open innovation militare, ma con controllo qualità e sicurezza.

Droni, stampa 3D e libertà operativa: l’Esercito deve fidarsi dei suoi soldati
Droni, stampa 3D e libertà operativa: l’Esercito deve fidarsi dei suoi soldati

5) Incentivi: premiare chi risolve problemi, non solo chi rispetta procedure

HANX ha richiesto centinaia di ore e collaborazione diffusa; senza riconoscimento, iniziative simili si spengono.
L’Esercito dovrebbe trattare certi progetti come “risultati operativi”: con percorsi di carriera, attestazioni, tempo dedicato, e possibilità di trasferire la soluzione ad altri reparti.

Conclusione: la creatività è una risorsa strategica (se la metti a norma)

Il punto non è “fare come gli americani”, ma imparare l’essenziale: gli standard devono proteggere la sicurezza e l’interoperabilità, non impedire l’adattamento. Il caso HANX mostra che si può costruire un sistema economico e rapido, conforme a vincoli di sicurezza, senza rinunciare alla capacità dei soldati di inventare, iterare, migliorare.

Per l’Italia, la scelta è tra un modello in cui l’innovazione “arriva” (tardi, chiusa, costosa) e uno in cui l’innovazione “nasce” anche nei reparti — e poi viene resa affidabile, scalabile, sicura. Standard sì. Ma standard che lasciano respirare l’intelligenza operativa di chi, sul campo, vede per primo cosa non funziona e come aggiustarlo.

brigatafolgore.net

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di BRIGATAFOLGORE.NET e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di BRIGATAFOLGORE.NET e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.