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Dopo i Panzer anche i Samurai sono tornati: il Giappone diventerà il 3° Paese per Spesa Militare

Negli ultimi anni anche la Germania ha riportato la difesa al centro dell’agenda politica, parlando apertamente di “svolta” e accelerando investimenti, programmi industriali e impegni operativi per recuperare prontezza e peso strategico. È una dinamica che riflette un clima internazionale più instabile e la percezione che la deterrenza, dopo decenni di prudenza, sia tornata un requisito politico oltre che militare. Dentro questo trend globale, però, la trasformazione più netta – per rapidità e portata – è quella di Tokyo: il Giappone sta ricalibrando dottrina, bilanci e strumenti, puntando a diventare un attore di primo piano nella spesa e nelle capacità nel teatro indo-pacifico.

Dopo i Panzer anche i Samurai sono tornati: il Giappone diventerà il 3° Paese per Spesa nella Difesa
Dopo i Panzer anche i Samurai sono tornati: il Giappone diventerà il 3° Paese per Spesa nella Difesa

Bilancio record: numeri, obiettivo “terzo al mondo” e sostenibilità

Il Giappone ha imboccato una traiettoria di riarmo che non è più episodica, ma strutturale. Il Consiglio dei ministri ha approvato un piano di bilancio record per la difesa che supera i 9.000 miliardi di yen per il prossimo anno fiscale 2026, che inizierà ad aprile. L’aumento è vicino al 10% rispetto al 2025 e segna il quarto anno del programma quinquennale pensato per portare la spesa al 2% del PIL.

Nella narrazione del governo, la manovra è “il minimo necessario” perché il Paese si troverebbe di fronte al contesto di sicurezza più severo e complesso del dopoguerra. Allo stesso tempo, l’esecutivo insiste su un punto politicamente cruciale: l’aumento degli stanziamenti non cambierebbe l’identità del Giappone come “nazione amante della pace”. È una formula che cerca di tenere insieme la memoria storica, i vincoli costituzionali e un’opinione pubblica che, pur più sensibile alle minacce regionali, resta attenta al rischio di una militarizzazione senza freni.

Dopo i Panzer anche i Samurai sono tornati: il Giappone diventerà il 3° Paese per Spesa nella Difesa
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Il passaggio che fa più notizia è la proiezione internazionale. Se il piano quinquennale verrà confermato e finanziato fino in fondo, Tokyo è sulla buona strada per diventare il terzo Paese al mondo per spesa militare, dietro Stati Uniti e Cina. Non è soltanto una questione di classifica: significa moltiplicare la capacità di sostenere scorte, logistica, manutenzione, addestramento, e quindi una presenza credibile nel tempo.

Resta però un nodo che può rallentare la corsa: la sostenibilità economica. Per finanziare la crescita della spesa militare, il governo punta anche su misure fiscali, come aumenti di imposte su società e tabacco e un piano di incremento dell’imposta sul reddito in prospettiva. Ma in un Paese con pressione demografica e conti pubblici delicati, la continuità politica e la solidità delle coperture saranno decisive.

Missili e “contrattacco”: la dottrina cambia, la distanza conta

Se il bilancio è la fotografia, la strategia è il film. Il cuore del nuovo ciclo di spesa è l’idea di rafforzare la capacità di contrattacco e la difesa costiera, puntando su missili da crociera e sistemi a lungo raggio. In termini politici, è una rottura importante: per decenni, la postura giapponese è stata interpretata come rigidamente limitata alla difesa immediata; l’evoluzione in corso, invece, mira a dare a Tokyo la possibilità di colpire obiettivi nemici a distanza come deterrenza e come opzione in caso di attacco.

Nella strategia di sicurezza adottata nel 2022, la Cina viene indicata come la principale sfida strategica e si prefigura un ruolo più incisivo delle Forze di autodifesa nell’ambito dell’alleanza con gli Stati Uniti. Il nuovo bilancio si inserisce in quella cornice: non solo difendere lo spazio nazionale, ma farlo con strumenti che rendano più costoso – quindi meno probabile – un attacco o una coercizione.

Tra le voci più concrete spicca l’investimento per i missili terra-nave Type-12 aggiornati, sviluppati e potenziati a livello nazionale, con una gittata estesa nell’ordine dei mille chilometri. Conta anche la geografia: il dispiegamento viene accelerato nel Sud-Ovest, area considerata strategica perché più vicina ai punti di frizione nel Mar Cinese Orientale e alle linee di comunicazione marittime. Anticipare scadenze operative significa, per Tokyo, ridurre “finestre di vulnerabilità” percepite come sempre più rischiose.

Questo passaggio, inevitabilmente, alimenta un dibattito interno e internazionale. Da un lato, il governo ribadisce la continuità con la linea pacifista e difensiva; dall’altro, la disponibilità di capacità a lungo raggio cambia la percezione esterna del Paese, perché amplia lo spettro delle opzioni militari e quindi il messaggio di deterrenza.

Dopo i Panzer anche i Samurai sono tornati: il Giappone diventerà il 3° Paese per Spesa nella Difesa
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Droni, industria, alleanze: la deterrenza si costruisce anche con tecnologia e filiera

Il riarmo giapponese non riguarda solo i missili. Una parte significativa della nuova postura passa dai sistemi senza equipaggio: droni aerei, marini e subacquei destinati a sorveglianza, ricognizione e difesa costiera. Qui convergono due logiche: la guerra moderna – sempre più basata su sensori, persistenza e piattaforme distribuite – e un vincolo strutturale giapponese, cioè la difficoltà di mantenere grandi organici in un Paese che invecchia e con una demografia in calo. In quest’ottica, l’unmanned è un moltiplicatore: più presenza e più copertura con meno personale.

Il piano prevede un dispiegamento “massiccio” di droni entro le prossime scadenze programmatiche, dentro un sistema che punta a diventare operativo nella seconda metà del decennio. Per accelerare i tempi, il Giappone valuta anche una fase iniziale con importazioni, mentre lavora per rafforzare la produzione e l’autonomia industriale.

Il contesto geopolitico resta la spinta principale. Le tensioni con la Cina sono cresciute tra esercitazioni navali, attività di portaerei e episodi che Tokyo interpreta come altamente escalationisti. Nel dibattito politico giapponese si affaccia con più frequenza anche lo scenario Taiwan: l’idea che una crisi nello Stretto possa trascinare la regione in una dinamica che coinvolgerebbe direttamente gli interessi di sicurezza del Giappone.

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Infine, c’è l’industria come terza gamba della strategia. Tokyo sta spingendo per rafforzare l’industria della difesa, anche con sviluppi congiunti con Paesi alleati e con un approccio più pragmatico alle esportazioni dopo l’allentamento delle restrizioni negli ultimi anni. Tra i programmi simbolo c’è il progetto con Regno Unito e Italia per un caccia di nuova generazione previsto per il 2035, accompagnato da ricerca su droni con intelligenza artificiale che possano operare in squadra con velivoli pilotati. In sintesi, il Giappone sta costruendo una deterrenza “a strati”: bilanci più alti, capacità di lunga distanza, sistemi senza pilota, cooperazioni industriali e alleanze operative. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare l’accelerazione finanziaria in capacità reali e sostenibili, tenendo insieme consenso interno, vincoli politici e un ambiente regionale che, per Tokyo, appare ogni mese più competitivo e meno prevedibile.

brigatafolgore.net

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.

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