Tre miliardi all’Ucraina (finora). Perchè non farsi aiutare da Kiew contro la minaccia droni.
ROMA, 28 dicembre 2025 — L’Italia ha già sostenuto l’Ucraina con armi, mezzi ed equipaggiamenti militari per un valore complessivo “di oltre 3 miliardi di euro”, autorizzati da 11 decreti interministeriali. Lo afferma il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore della Difesa, in un’intervista al Sole 24 Ore ripresa oggi da Repubblica.
Portolano lega quel dato a una lettura più ampia della sicurezza: “i confini dei conflitti sono sfumati” e gli attacchi possono colpire infrastrutture critiche, reti di comunicazione e sistemi cibernetici anche in tempo di pace. La “funzione difesa”, dice, non riguarda più soltanto i teatri operativi: coinvolge i cittadini, chiamati a sentirsi parte della sicurezza collettiva. Da qui la sintesi: essere pronti a reagire e sostenere gli alleati richiede “impegno costante e preparazione”.
Multidominio, tecnologie e cyber: il baricentro della modernizzazione
L’orientamento della Difesa, prosegue Portolano, è “multidominio” e punta a colmare asimmetrie tecnologiche con investimenti mirati. La voce “più rilevante” indicata dal capo di SMD è 5,44 miliardi per il mantenimento delle condizioni operative delle Forze armate — “architrave” della sostenibilità dello strumento militare — con l’obiettivo di riequilibrare le dotazioni organiche “in particolare… nella cyber sicurezza”. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, conclude, mostrano la necessità di sostenibilità della risposta convenzionale, disponibilità di armamenti, prontezza ed evoluzione tecnologica.

Aiuti non a senso unico: perché l’Italia potrebbe “farsi aiutare” dall’Ucraina sui droni
Dentro questa cornice, c’è un punto che ribalta la prospettiva: non solo ciò che l’Italia invia a Kiev, ma ciò che l’Europa — e Roma — può importare dall’esperienza ucraina. Negli ultimi mesi, Volodymyr Zelensky ha insistito sull’idea che il know-how maturato dall’Ucraina nella difesa contro UAV e missili sia oggi il più avanzato in Europa e debba essere messo a fattor comune.
Un passaggio ha colpito particolarmente l’opinione pubblica italiana: in un post su X, Zelensky ha avvertito che, dopo presunte incursioni e minacce legate ai droni, “l’Italia potrebbe essere la prossima”, sostenendo che trattenere i sistemi di difesa aerea “in patria” non basta se la minaccia è transnazionale.
Pochi giorni dopo, in un intervento al Warsaw Security Forum, Zelensky ha proposto un “scudo aereo” comune con gli alleati: l’Ucraina, ha detto, può contrastare droni e missili russi e, agendo insieme nella regione, si può arrivare ad avere capacità sufficienti anche grazie a produzione e cooperazione. Reuters ricostruisce inoltre che Kiev abbia già parlato di addestramento e cooperazione anti-drone con partner dell’area.
Il concetto è diventato persino operativo: secondo Associated Press, Zelensky ha annunciato l’avvio di una missione in Danimarca per “diffondere l’esperienza ucraina” nella difesa dai droni, legandola al progetto europeo di una sorta di “drone wall” (rete di individuazione, tracciamento e intercettazione) lungo i confini più esposti. Euronews, raccontando lo stesso filone, sottolinea come Kiev proponga ai partner di costruire uno scudo comune “attingendo all’esperienza sul campo” e descrive la cooperazione come un modello estendibile ad altri Paesi europei.
Tradotto in chiave italiana: se la guerra in Ucraina ha accelerato la corsa tecnologica sui droni (attacco, ricognizione, guerra elettronica e anti-drone), allora la partnership può diventare bidirezionale. L’Italia sostiene Kiev con mezzi e materiali; Kiev può contribuire con tattiche, procedure, addestramento e “lezioni apprese” su ciò che funziona davvero quando lo spazio aereo è conteso e saturato da UAV.

Il contesto politico: il decreto per prorogare gli invii nel 2026
Sul piano interno, le parole di Portolano si collocano alla vigilia del Consiglio dei ministri chiamato a varare il nuovo provvedimento di proroga dell’autorizzazione alla cessione di materiali a Kiev. Repubblica riferisce di un accordo maturato nella maggioranza dopo una mediazione con la Lega, con l’indicazione della priorità agli aiuti per la difesa.
Nei giorni scorsi, l’ANSA ha descritto il pressing leghista perché il testo mettesse l’accento anche su sostegni civili, sanitari ed energetici, oltre che su un’impostazione più “difensiva”. E secondo una ricostruzione del Fatto Quotidiano, nel decreto comparirebbe una formulazione che dà priorità anche a supporti “logistici, sanitari, ad uso civile” e alla protezione da attacchi “aerei, missilistici, con droni e cibernetici”, nel quadro della proroga fino al 31 dicembre 2026.
Il punto di fondo
Il messaggio di Portolano (“multidominio”, prontezza, cyber, sostenibilità) e quello di Zelensky (anti-drone, scudi comuni, addestramento) si incastrano nello stesso scenario: la minaccia contemporanea è mobile, ibrida e spesso “a bassa firma”, e richiede capacità tecniche che evolvono più in fretta delle dottrine. In questo senso, aiutare l’Ucraina e imparare dall’Ucraina non sono due linee in contraddizione: possono diventare due facce della stessa strategia di sicurezza europea.
Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione.














