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Operazione Wiseman: il blitz dei Parà italiani in Kosovo nel 2001 contro soggetti legati ad al-Qaeda

Il 14 dicembre 2001 i Paracadutisti italiani del 186º Reggimento “Folgore” parteciparono in Kosovo all’Operazione "Wiseman" catturando tre uomini nell’ambito di un’azione contro la Global Relief Foundation, organizzazione caritativa islamica accusata dagli USA di legami con reti terroristiche. Un’operazione multinazionale nata nel clima post-11 settembre e rimasta nell’ombra per 25 anni.

Operazione Wiseman: il blitz dei Parà italiani in Kosovo nel 2001 contro soggetti legati ad al-Qaeda
Operazione Wiseman: il blitz dei Parà italiani in Kosovo nel 2001 contro soggetti legati ad al-Qaeda - Immagine generata con AI
Operazione Wiseman: il blitz dei Parà italiani in Kosovo nel 2001 contro soggetti legati ad al-Qaeda
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Operazione Wiseman: il blitz dei Parà italiani in Kosovo nel 2001 contro soggetti legati ad al-Qaeda

Operazione Wiseman: il blitz dei Parà italiani in Kosovo nel 2001 contro soggetti legati ad al-Qaeda - Immagine generata con AI
Condoralex Condoralex 17 settembre 2026 6 min di lettura 61 Scarica PDF
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Il 14 dicembre 2001 i Paracadutisti italiani del 186º Reggimento “Folgore” parteciparono in Kosovo all’Operazione "Wiseman" catturando tre uomini nell’ambito di un’azione contro la Global Relief Foundation, organizzazione caritativa islamica accusata dagli USA di legami con reti terroristiche. Un’operazione multinazionale nata nel clima post-11 settembre e rimasta nell’ombra per 25 anni.

Dicembre 2001. Sono passati appena tre mesi dagli attentati dell’11 settembre e il mondo è già cambiato.

In Afghanistan è iniziata la guerra contro al-Qaeda. Le intelligence occidentali stanno ricostruendo reti, finanziamenti, contatti e organizzazioni sospettate di avere sostenuto, direttamente o indirettamente, il terrorismo internazionale.

Anche il Kosovo, apparentemente lontano dalle immagini delle Torri Gemelle e dalle montagne afghane, entra in quella nuova caccia.

A Djakovica, nel settore occidentale e nell’area di responsabilità della Multinational Brigade West di KFOR, è schierata la Task Force Falco, costituita attorno al 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”. Il cuore operativo è rappresentato dagli uomini del 5° Battaglione Paracadutisti “El Alamein”, agli ordini del Maggiore Aldo Zizzo.

Sono Paracadutisti arrivati nei Balcani per una missione di sicurezza e stabilizzazione.

Ma dopo l’11 settembre il quadro cambia rapidamente.

Le informazioni iniziano a circolare. Nomi, indirizzi, organizzazioni. Alcune strutture apparentemente umanitarie finiscono sotto osservazione dei servizi occidentali.

Una di queste è la Global Relief Foundation, organizzazione caritativa islamica con sede negli Stati Uniti e attiva anche nei Balcani, sulla quale le autorità americane stanno concentrando una crescente attenzione per possibili collegamenti con ambienti e reti dell’estremismo jihadista.

Poi arriva l’ordine.

14 dicembre 2001: scatta l’Operazione Wiseman

È il 14 dicembre 2001.

KFOR mette in moto una vasta operazione multinazionale.

Il nome è Operation Wiseman.

Italiani, britannici e spagnoli intervengono contro sedi e persone considerate di interesse nell’ambito delle indagini sul terrorismo internazionale.

A Djakovica entrano in azione i Paracadutisti italiani del 5° Battaglione “El Alamein”.

Non è una normale attività di pattugliamento.

Gli obiettivi sono già stati individuati. Le sedi devono essere perquisite, la documentazione acquisita e alcune persone fermate.

Uno degli obiettivi principali è la Global Relief Foundation.

L’operazione porta al fermo di tre uomini considerati di particolare interesse investigativo.

Due sono cittadini iracheni impiegati dalla Global Relief Foundation e vengono fermati presso la sede dell’organizzazione a Djakovica. Il terzo è un cittadino svedese, legato alla Kosovo Orphans Family Fund (KOFF), fermato presso la sede locale dell’organizzazione, sempre a Djakovica.

Per i Paracadutisti italiani, però, l’operazione non termina con il fermo.

Prima sotto custodia italiana

I tre vengono condotti nella base italiana di Djakovica, sede della Task Force Falco.

È lì che vengono inizialmente presi in custodia dai militari italiani.

Per diverse ore rimangono all’interno della base del contingente italiano, sotto il controllo degli uomini della Folgore.

Poi arrivano gli americani, che prendono in consegna i tre fermati e li trasferiscono a Camp Bondsteel, la principale base statunitense di KFOR in Kosovo, nell’area di Uroševac/Ferizaj, dove saranno detenuti sotto controllo statunitense per ulteriori accertamenti.

Nello stesso momento, negli Stati Uniti

Quello che i Paracadutisti stanno facendo in Kosovo non è però un episodio isolato.

Mentre a Djakovica scatta Operation Wiseman, negli Stati Uniti le autorità federali intervengono contemporaneamente contro la Global Relief Foundation.

Sempre il 14 dicembre 2001, il Dipartimento del Tesoro statunitense dispone il blocco dei beni e della documentazione dell’organizzazione nell’ambito di un’indagine sul possibile sostegno finanziario a reti terroristiche.

Negli Stati Uniti vengono perquisite sedi e acquisiti documenti.

Nei Balcani, nello stesso momento, KFOR interviene sulle strutture collegate alla stessa organizzazione.

È quindi evidente che Operation Wiseman non nasce come iniziativa locale.

Fa parte di un’azione molto più ampia e coordinata, sviluppata nel pieno della mobilitazione internazionale seguita agli attentati dell’11 settembre.

Il Kosovo diventa uno dei tasselli di un’indagine che attraversa continenti, organizzazioni apparentemente umanitarie, trasferimenti di denaro e contatti internazionali.

La Global Relief Foundation

La Global Relief Foundation, conosciuta anche con l’acronimo GRF, era un’organizzazione umanitaria statunitense attiva in numerosi Paesi.

Dopo l’11 settembre finì però sotto la lente delle autorità americane.

Il 14 dicembre 2001 i suoi beni vennero bloccati mentre erano in corso gli accertamenti.

L’indagine proseguì nei mesi successivi.

Nel 2002 gli Stati Uniti designarono formalmente la Global Relief Foundation come Specially Designated Global Terrorist, sostenendo che l’organizzazione aveva intrattenuto rapporti finanziari e personali con soggetti appartenenti o vicini ad al-Qaeda e ad altre realtà jihadiste.

Questo elemento cambia profondamente la prospettiva con cui leggere l’operazione.

Wiseman fu quindi una vera operazione antiterrorismo contro un’organizzazione che sarebbe stata successivamente designata dagli Stati Uniti come entità terroristica.

Il 5° Battaglione “El Alamein”

Per gli uomini del 5° Battaglione Paracadutisti “El Alamein”, agli ordini del Maggiore Aldo Zizzo, quella giornata rappresenta uno degli episodi meno conosciuti della missione italiana in Kosovo.

Non una battaglia.

Non uno scontro a fuoco destinato a entrare nei libri di storia.

Ma un’operazione condotta nel silenzio, nel momento in cui l’intero sistema di sicurezza occidentale stava cambiando forma.

La guerra globale al terrorismo era appena cominciata.

Le grandi campagne militari che avrebbero segnato i vent’anni successivi erano ancora agli inizi.

Eppure, in quel dicembre del 2001, i Paracadutisti italiani si trovarono già dentro quella nuova realtà.

Una storia rimasta nell’ombra

Operation Wiseman è rimasta per anni quasi sconosciuta.

Nei documenti pubblici appare come una breve operazione di perquisizione e fermo condotta da KFOR contro organizzazioni sospettate di collegamenti con il terrorismo internazionale.

Dietro quelle poche righe, però, c’erano uomini, reparti, ordini e una sequenza precisa di eventi.

I Paracadutisti del 186° Reggimento “Folgore” intervennero a Djakovica.

Fermarono tre uomini.

Li portarono nella base italiana.

Li custodirono presso la Task Force Falco.

Poi gli americani arrivarono e li presero in consegna.

Nello stesso giorno, dall’altra parte dell’Atlantico, le autorità statunitensi intervenivano contro la stessa organizzazione che era al centro dell’operazione in Kosovo.

A quasi venticinque anni di distanza, questo è forse l’aspetto più significativo di Wiseman: dimostra quanto rapidamente, dopo l’11 settembre, anche una missione di stabilizzazione nei Balcani potesse trasformarsi in un tassello della nuova offensiva internazionale contro le reti del terrorismo.

Wiseman fu un’operazione antiterrorismo reale, contro un’organizzazione che sarebbe poi stata designata dagli Stati Uniti come entità terroristica. 

E per ricordare un’operazione della Folgore rimasta, per quasi un quarto di secolo, ai margini delle cronache.

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