Aviotruppe

10 settembre 1943, moriva Alberto Bechi Luserna: 83 anni fa il sacrificio di una delle figure simbolo della Folgore

Il 10 settembre 1943 moriva in Sardegna il Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna, veterano di El Alamein e Capo di Stato Maggiore della Divisione Paracadutisti Nembo. Il suo nome è profondamente legato alla storia della Folgore, anche nella scelta del nome: Bechi Luserna riprese infatti la formula “Ex Alto Fulgor”, con cui Don Augusto Moglioli aveva concluso una lettera a lui indirizzata.

10 settembre 1943, moriva Alberto Bechi Luserna: 83 anni fa il sacrificio di una delle figure simbolo della Folgore
10 settembre 1943, moriva Alberto Bechi Luserna: 83 anni fa il sacrificio di una delle figure simbolo della Folgore
10 settembre 1943, moriva Alberto Bechi Luserna: 83 anni fa il sacrificio di una delle figure simbolo della Folgore
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10 settembre 1943, moriva Alberto Bechi Luserna: 83 anni fa il sacrificio di una delle figure simbolo della Folgore

10 settembre 1943, moriva Alberto Bechi Luserna: 83 anni fa il sacrificio di una delle figure simbolo della Folgore
Condoralex Condoralex 10 settembre 2026 8 min di lettura 47 Scarica PDF

Il 10 settembre 1943 moriva in Sardegna il Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna, veterano di El Alamein e Capo di Stato Maggiore della Divisione Paracadutisti Nembo. Il suo nome è profondamente legato alla storia della Folgore, anche nella scelta del nome: Bechi Luserna riprese infatti la formula “Ex Alto Fulgor”, con cui Don Augusto Moglioli aveva concluso una lettera a lui indirizzata.

Ottantatré anni fa, il 10 settembre 1943, nelle drammatiche ore seguite all’armistizio, cadeva a 39 anni in Sardegna il Tenente Colonnello Alberto Bechi Luserna.

La sua non è soltanto la storia di un ufficiale decorato al Valor Militare. Bechi Luserna è una delle figure che maggiormente contribuirono alla costruzione dell’identità dei paracadutisti italiani: comandante in Africa Settentrionale, protagonista della battaglia di El Alamein, scrittore e uomo di cultura, Capo di Stato Maggiore della “Nembo” e figura direttamente collegata persino alla nascita del nome “Folgore”.

Bechi Luserna e la nascita della “Folgore”

Nel luglio del 1942 la Divisione paracadutisti venne trasferita in Africa Settentrionale sotto il nome di copertura di 185ª Divisione “Cacciatori d’Africa”, così da non rivelare immediatamente al nemico la reale natura della formazione.

Al comando vi era il Generale Enrico Frattini.

Il 27 luglio 1942 la formazione assunse ufficialmente la denominazione di 185ª Divisione paracadutisti “Folgore”.

Ed è proprio qui che emerge il ruolo di Alberto Bechi Luserna.

Il nome “Folgore” viene ricondotto al motto latino “Ex Alto Fulgor”, adottato originariamente dal 1° Reggimento Paracadutisti, che con il successivo riordinamento assunse la denominazione di 187° Reggimento Paracadutisti.

Secondo la tradizione storica della specialità, fu l’allora Maggiore Alberto Bechi Luserna a scegliere quella formula, prendendo spunto dalle parole con cui il cappellano dei paracadutisti Don Augusto Moglioni aveva concluso una lettera a lui indirizzata.

Da quell’“Ex Alto Fulgor” sarebbe poi derivato il nome “Folgore” assunto dalla Divisione. E il legame con quelle origini è rimasto intatto: ancora oggi “Ex Alto Fulgor” è il motto del 187° Reggimento Paracadutisti “Folgore”.

Il IV Battaglione e la guerra nel deserto

Bechi Luserna aveva chiesto personalmente di passare alla nuova specialità dei paracadutisti.

Con il grado di Maggiore costituì e addestrò il IV Battaglione paracadutisti, reparto nel quale servirono anche ufficiali destinati a diventare figure leggendarie della Folgore, come Guido Visconti di Modrone e Costantino Ruspoli di Poggio Suasa.

Il 15 luglio 1942 raggiunse con la Divisione l’Africa Settentrionale.

Nell’ottobre dello stesso anno, durante la Seconda battaglia di El Alamein, Bechi Luserna assunse anche il comando del 187º Reggimento paracadutisti “Folgore”, dirigendo la difesa del settore settentrionale della Divisione, tra la cosiddetta “Sacca minata” e le alture di Deir el Munassib.

La Folgore combatté in condizioni estremamente difficili contro forze largamente superiori per uomini, mezzi corazzati, artiglieria e disponibilità logistiche.

Fu in quelle giornate che il nome dei paracadutisti italiani entrò definitivamente nella storia militare.

Per il comportamento tenuto a El Alamein, Bechi Luserna ricevette un’ulteriore Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

“I ragazzi della Folgore” e l’epigrafe di El Alamein

Bechi Luserna non fu soltanto un comandante, ma anche uno scrittore e un uomo di cultura.

A lui è legato uno dei testi più celebri della memoria della Folgore a El Alamein. L’epigrafe posta all’ingresso del Sacrario Militare Italiano di El Alamein riprende infatti un suo scritto, I ragazzi della Folgore, dedicato ai paracadutisti caduti nella battaglia:

Fra le sabbie non più deserte
son qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore
fior fiore di un popolo e di un Esercito in armi.
Caduti per un’idea, senza rimpianto, onorati nel ricordo dello stesso nemico,
essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna,
il cammino dell’onore e della gloria.
Viandante, arrestati e riverisci.
Dio degli Eserciti,
accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo di cielo
che riserbi ai martiri ed agli Eroi.

Parole che hanno attraversato oltre ottant’anni di storia e che ancora oggi accolgono chi entra nel Sacrario, legando indissolubilmente il nome di Alberto Bechi Luserna alla memoria dei paracadutisti della Folgore caduti nel deserto egiziano.

Nel dopoguerra i suoi scritti e il suo diario furono raccolti nel volume “I ragazzi della Folgore”, curato da Paolo Caccia Dominioni, contribuendo in maniera decisiva a tramandare dall’interno l’esperienza della Divisione e la memoria della battaglia di El Alamein.

Dalla Folgore alla “Nembo”

Dopo la battaglia di El Alamein, Bechi Luserna venne promosso Tenente Colonnello.

Il 4 novembre 1942, dopo la ritirata della Folgore, fu richiamato in Italia e nominato Capo di Stato Maggiore della 184ª Divisione paracadutisti “Nembo”.

Il legame tra le due grandi unità era strettissimo.

La Nembo rappresentava infatti la prosecuzione dell’esperienza maturata con la Folgore e raccoglieva uomini, tradizioni e reparti formatisi nel grande sviluppo delle truppe paracadutiste italiane.

Quando arrivò l’8 settembre 1943, la Nembo era schierata in Sardegna, principalmente nell’area del Campidano.

L’annuncio dell’armistizio precipitò le Forze Armate italiane in una delle situazioni più difficili della loro storia.

Ordini incerti, reparti isolati, tedeschi fino al giorno precedente alleati e ora potenzialmente nemici.

Anche all’interno della “Nembo” si aprì una crisi drammatica.

Il XII Battaglione decide di seguire i tedeschi

Il XII Battaglione, comandato dal Maggiore Mario Rizzatti, insieme a una Batteria di Artiglieria, decise di lasciare la Divisione e unirsi alle forze tedesche della 90ª Panzergrenadier, che stavano ripiegando attraverso la Sardegna verso la Corsica.

Il Comandante della Nembo, Generale Ercole Ronco, tentò di riportare i reparti sotto la disciplina italiana.

Bechi Luserna decise però di fare qualcosa di più.

Si recò personalmente incontro agli uomini che avevano abbandonato la Divisione.

Una scelta estremamente rischiosa, compiuta nelle ore in cui nessuno poteva realmente sapere quale direzione avrebbe preso il Paese e in cui gli schieramenti si stavano formando nel caos seguito all’armistizio.

Ad accompagnarlo vi era una ridotta scorta di Carabinieri.

L’ultimo viaggio verso Macomer

Il 10 settembre Bechi Luserna si diresse verso Macomer nel tentativo di raggiungere il reparto e convincere i paracadutisti a rientrare nei ranghi.

La sua intenzione era chiara: richiamare gli uomini al giuramento prestato e impedire che proseguissero insieme alle forze tedesche dirette verso la Corsica.

Nei pressi di Borore, la vettura sulla quale viaggiava venne fermata a un posto di blocco.

Seguì un duro confronto.

Durante l’alterco Bechi Luserna venne raggiunto mortalmente da una raffica di mitragliatrice. Nell’episodio morì anche uno dei Carabinieri della sua scorta.

Terminava così, a soli 39 anni, la vita di uno degli ufficiali più rappresentativi del paracadutismo militare italiano.

Il corpo gettato nelle Bocche di Bonifacio

La vicenda non terminò con la sua morte.

Il corpo dell’ufficiale venne trasportato verso il nord della Sardegna e successivamente gettato in mare nelle Bocche di Bonifacio, al largo di Santa Teresa Gallura.

In quella zona, nel luogo oggi ricordato come Punta Bechi, venne successivamente eretta una croce di granito alla sua memoria.

Un luogo che ancora oggi lega fisicamente la Sardegna alla storia dell’ufficiale della Folgore.

La Medaglia d’Oro al Valor Militare

Alla memoria di Alberto Bechi Luserna venne concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

La motivazione ufficiale ricorda un ufficiale di elevate qualità morali e intellettuali, più volte decorato al valore, che di fronte alla defezione di uno dei propri reparti decise di raggiungerlo personalmente con una scorta ridotta.

Neanche quando venne affrontato con le armi Bechi rinunciò al tentativo di ricondurre gli uomini al dovere:

Ufficiale di elevate qualità morali ed intellettuali, più volte decorato al valore, capo di S.M. di una divisione paracadutisti, all’atto dell’armistizio, fedele al giuramento prestato ed animato solo da inestinguibile fede e da completa dedizione alla Patria, assumeva senza esitazione e contro le insidie e le prepotenze tedesche, il nuovo posto di combattimento.

Venuto a conoscenza che uno dei reparti dipendenti, sobillato da alcuni facinorosi, si era affiancato ai tedeschi, si recava, con esigua scorta e attraverso una zona insidiata da mezzi blindati nemici, presso il reparto stesso per richiamano al dovere.

Affrontato con le armi in pugno dai più accesi istigatori del movimento sedizioso, non desisteva dal suo nobile intento, finché, colpito, cadeva in mezzo a coloro che egli aveva tentato di ricondurre sulla via del dovere e dell’onore. Coronava così, col cosciente sacrificio della vita, la propria esistenza di valoroso soldato, continuatore di una gloriosa tradizione familiare di eroismo.

— Sardegna, 10 settembre 1943.

83 anni dopo

Oggi, 10 settembre 2026, sono trascorsi esattamente 83 anni dalla morte di Alberto Bechi Luserna.

Ma il suo nome continua a vivere nella storia dei paracadutisti italiani.

È legato alla nascita della Folgore, al motto “Ex Alto Fulgor”, al IV Battaglione, al 187º Reggimento, alla battaglia di El Alamein, alla Divisione “Nembo” e alla tragedia dell’8 settembre.

È legato anche alle parole con cui volle raccontare i suoi uomini, quei “ragazzi della Folgore” che aveva comandato nel deserto.

Soldato, comandante e scrittore, Alberto Bechi Luserna rappresenta così uno dei fili che uniscono la nascita della specialità paracadutisti, la leggenda di El Alamein e le drammatiche scelte che l’Italia dovette affrontare nel settembre del 1943.

Ottantatré anni dopo, il suo nome resta parte della storia della Folgore.

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