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15 settembre 1993, Mogadiscio: il ricordo dei Paracadutisti Rossano Visioli e Giorgio Righetti

Il 15 settembre 1993 i Paracadutisti Giorgio Righetti e Rossano Visioli persero la vita nel Porto Nuovo di Mogadiscio durante la missione italiana in Somalia. Entrambi ventenni furono colpiti mentre svolgevano attività fisica durante una pausa dal servizio. Le missioni finiscono e le generazioni cambiano: proprio per questo ricordare e raccontare chi non è tornato resta un dovere.

15 settembre 1993, Mogadiscio: il ricordo dei Paracadutisti Rossano Visioli e Giorgio Righetti
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15 settembre 1993, Mogadiscio: il ricordo dei Paracadutisti Rossano Visioli e Giorgio Righetti
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15 settembre 1993, Mogadiscio: il ricordo dei Paracadutisti Rossano Visioli e Giorgio Righetti

15 settembre 1993, Mogadiscio: il ricordo dei Paracadutisti Rossano Visioli e Giorgio Righetti
Condoralex Condoralex 15 settembre 2026 7 min di lettura 38 Scarica PDF

Il 15 settembre 1993 i Paracadutisti Giorgio Righetti e Rossano Visioli persero la vita nel Porto Nuovo di Mogadiscio durante la missione italiana in Somalia. Entrambi ventenni furono colpiti mentre svolgevano attività fisica durante una pausa dal servizio. Le missioni finiscono e le generazioni cambiano: proprio per questo ricordare e raccontare chi non è tornato resta un dovere.

Il 15 settembre 1993, nel Porto Nuovo di Mogadiscio, persero la vita i Caporali paracadutisti Giorgio Righetti e Rossano Visioli, entrambi ventenni, appartenenti al contingente italiano impegnato in Somalia nell’operazione Ibis II, nell’ambito della missione ONU UNOSOM II.

A trentatré anni da quella sera, il loro nome rimane legato a una delle vicende più drammatiche della presenza militare italiana in Somalia.

L’agguato al Porto Nuovo

Sono circa le 19:20 del 15 settembre 1993 quando quattro militari italiani escono per svolgere attività fisica all’interno dell’area del Porto Nuovo di Mogadiscio.

Sono il caporale Giorgio Righetti, il caporale Rossano Visioli, il caporale Nicola Sforza e il paracadutista Christian Baldassin.

Sono liberi dal servizio e corrono lungo la banchina del molo nord indossando l’abbigliamento utilizzato per l’attività ginnica. Il porto è un’area sotto controllo UNOSOM, nella quale operano militari appartenenti a diversi contingenti internazionali.

Mentre i quattro percorrono la zona settentrionale della banchina vengono improvvisamente esplosi dei colpi.

La ricostruzione ufficiale italiana attribuirà l’azione a cecchini somali appostati sulle alture che dominavano il porto, nella zona dell’ex carcere centrale e dell’ospedale Giacomo De Martino. Anche le motivazioni delle Medaglie d’Oro al Valore dell’Esercito conferite successivamente a Righetti e Visioli parlano espressamente di colpi sparati da cecchini somali.

I quattro paracadutisti cercano immediatamente riparo.

Secondo le successive ricostruzioni, dopo avere raggiunto il fondo del molo e costeggiato il muro perimetrale, avrebbero avvertito spari provenire alle loro spalle. Tentano quindi di raggiungere alcuni mezzi militari parcheggiati sulla banchina.

È in quei momenti che Rossano Visioli viene colpito.

Righetti, invece di proseguire verso il riparo, torna verso il commilitone per cercare di soccorrerlo. Viene a sua volta raggiunto dai proiettili e muore sul posto.

Nicola Sforza riesce a trovare protezione tra i veicoli, mentre Christian Baldassin corre verso le posizioni italiane per chiedere aiuto.

I soccorsi e una situazione estremamente complessa

L'allarme raggiunge rapidamente il Reparto Logistico di Contingenza italiano, il RE.LO.CO.

Un primo gruppo di paracadutisti arriva sul posto in assetto da combattimento e cerca di raggiungere i due uomini rimasti sulla banchina. Segue un nuovo scambio di colpi verso le posizioni esterne al porto dalle quali si ritiene provenga il fuoco.

La situazione diventa rapidamente difficile da interpretare.

Nell’area sono presenti reparti di numerose nazionalità e, oltre agli italiani, intervengono anche militari statunitensi. Sul posto vengono fatti affluire inoltre distaccamenti operativi del 9° Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, alcuni dei quali raggiungono l’area per proteggere il recupero dei feriti mentre altri iniziano a muovere verso le possibili posizioni da cui erano partiti i colpi.

Visioli viene soccorso dal personale sanitario italiano. Intorno alle 19:50 arriva l’elicottero destinato a trasportarlo verso l’ospedale, ma il giovane paracadutista muore durante l’evacuazione.

Righetti era già deceduto sulla banchina.

Avevano entrambi vent’anni.

La versione ufficiale e le ipotesi alternative mai confermate

Nelle ore immediatamente successive, i rapporti militari italiani attribuirono l'uccisione dei due paracadutisti a cecchini somali.

La stessa ricostruzione venne sostenuta dal ministro della Difesa dell’epoca Fabio Fabbri, secondo il quale Righetti e Visioli erano stati raggiunti da colpi isolati esplosi da elementi somali.

La dinamica completa di quanto accadde quella sera, tuttavia, è stata successivamente oggetto di discussione.

Testimonianze giornalistiche e documentazione esaminata negli anni seguenti hanno sollevato l'ipotesi che durante gli scontri nell'area del porto possa essersi verificato anche fuoco proveniente da reparti UNOSOM, in una situazione resa particolarmente confusa dalla presenza simultanea di militari italiani, americani, pakistani, emiratini e di altri contingenti.

Negli anni successivi l’attenzione si concentrò soprattutto sulle postazioni del contingente degli Emirati Arabi Uniti, presenti nell’area del porto e collocate in posizione dominante rispetto alla banchina. Proprio la presenza simultanea di più contingenti, insieme agli scambi di fuoco avvenuti nei minuti successivi all’agguato, alimentò l’ipotesi che almeno parte dei colpi potesse essere stata esplosa da forze UNOSOM.

Anche la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin approfondì la vicenda. Nel settembre 2005 acquisì il carteggio della Procura militare di Roma relativo all’uccisione di Righetti e Visioli e, nel corso delle audizioni, tornò più volte sulla dinamica dell’agguato. Furono ascoltati, tra gli altri, il generale Carmine Fiore, comandante del contingente italiano all’epoca dei fatti, e figure provenienti dagli apparati d’intelligence.

Emersero valutazioni anche molto differenti dalla ricostruzione ufficiale. L’ex direttore del SISMI Cesare Pucci arrivò a prospettare l’ipotesi che non si fosse trattato di un semplice incidente, ma di un’azione volontaria riconducibile a militari appartenenti a contingenti ONU.

Le indagini e le successive acquisizioni documentali, tuttavia, non portarono a stabilire giudiziariamente una dinamica alternativa certa né a individuare responsabili diversi dai cecchini somali indicati nella versione ufficiale: Righetti e Visioli risultano caduti a seguito di colpi esplosi da cecchini somali.

Per questo è importante distinguere ciò che è accertato dalle ipotesi formulate successivamente. Quella sera vi fu una situazione di fuoco estremamente complessa, ma non esiste una ricostruzione definitiva che consenta di attribuire con certezza ogni singolo colpo esploso nell'area del Porto Nuovo.

Giorgio Righetti

Giorgio Righetti era nato l’11 luglio 1973 a Viña del Mar, in Cile.

Trasferitosi con la famiglia in Italia, viveva a Marina di Carrara. Aveva praticato nuoto a livello agonistico e nel 1992 era partito per il servizio militare.

Dopo l’addestramento presso la Scuola Militare di Paracadutismo di Pisa aveva scelto di prolungare il proprio servizio, ottenendo il grado di caporale.

Nel giugno 1993 era arrivato in Somalia con il contingente italiano.

La Presidenza della Repubblica ricorda nella motivazione della sua decorazione come durante la missione si fosse più volte offerto volontario per attività di ricerca e confisca di armi e per le scorte ai convogli.

Rossano Visioli

Rossano Visioli era nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, il 10 maggio 1973.

Prima del servizio militare aveva lavorato come tipografo e praticato culturismo.

Anche lui era stato incorporato nel 1992 e aveva prestato servizio presso la Scuola Militare di Paracadutismo e successivamente nel 3° Battaglione paracadutisti “Poggio Rusco”. Dopo essere stato trattenuto alle armi a domanda, aveva partecipato all'operazione Ibis II in Somalia dal giugno 1993.

Righetti e Visioli si ritrovarono quindi entrambi al RE.LO.CO. del Porto Nuovo di Mogadiscio.

Due percorsi personali differenti che si incontrarono nella stessa missione e terminarono tragicamente nella stessa sera.

Le Medaglie d’Oro al Valore dell’Esercito

Il 21 febbraio 1995 Giorgio Righetti e Rossano Visioli furono insigniti, alla memoria, della Medaglia d’Oro al Valore dell’Esercito.

Nelle motivazioni ufficiali viene ricordato il comportamento tenuto durante la missione, la disponibilità a prendere parte alle attività più rischiose e il servizio svolto all'interno del contingente italiano Ibis.

Per entrambi la motivazione si conclude ricordando il 15 settembre 1993, quando durante una pausa dal servizio, mentre svolgevano attività ginnico-sportiva all'interno del Porto Nuovo di Mogadiscio, furono mortalmente raggiunti da colpi d'arma da fuoco.

Due nomi nella memoria della Somalia italiana

Il 1993 fu uno degli anni più difficili per le Forze Armate italiane impegnate all'estero.

Poco più di due mesi prima, il 2 luglio, Mogadiscio era stata teatro della battaglia del Pastificio, con la morte di Pasquale Baccaro, Stefano Paolicchi e Andrea Millevoi.

Il 15 settembre la morte di Righetti e Visioli ricordò ancora una volta quanto la situazione somala fosse ormai distante dall'immagine iniziale di una semplice operazione umanitaria.

Ma a distanza di trentatré anni il significato di una commemorazione non è soltanto ricostruire operazioni, scontri e controversie.

È soprattutto conservare i nomi degli uomini.

Giorgio Righetti e Rossano Visioli avevano vent'anni.

Dietro quei due nomi c'erano famiglie, amici, commilitoni e una vita che avrebbe dovuto essere ancora tutta da vivere.

Le missioni finiscono. I reparti rientrano. Le generazioni cambiano e, inevitabilmente, anche la memoria diretta di quegli avvenimenti si allontana.

È proprio allora che diventa ancora più importante raccontarli.

Il 15 settembre 1993 rimane una data della storia della presenza italiana in Somalia e della comunità dei paracadutisti.

E i nomi di Giorgio Righetti e Rossano Visioli ne fanno parte.

Folgore!

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