Blog

Insulti al Presidente della Repubblica sui social: la critica è libera, l’offesa è reato. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni

Dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla visita del Presidente Mattarella all'esercitazione di Monte Romano, sui canali social sono comparsi commenti apertamente offensivi rivolti al Capo dello Stato. Criticare in democrazia è legittimo; offenderne l’onore o il prestigio assume invece rilevanza penale. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni. I social non sono una zona franca

Insulti al Presidente della Repubblica sui social: la critica è libera, l’offesa è reato. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni
Insulti al Presidente della Repubblica sui social: la critica è libera, l’offesa è reato. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni
Insulti al Presidente della Repubblica sui social: la critica è libera, l’offesa è reato. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni
Blog

Insulti al Presidente della Repubblica sui social: la critica è libera, l’offesa è reato. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni

Insulti al Presidente della Repubblica sui social: la critica è libera, l’offesa è reato. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni
Condoralex Condoralex 18 settembre 2026 5 min di lettura 31 Scarica PDF
2 reazioni 2 commenti 1 condivisioni Partecipa alla discussione ›

Dopo la pubblicazione del nostro articolo sulla visita del Presidente Mattarella all'esercitazione di Monte Romano, sui canali social sono comparsi commenti apertamente offensivi rivolti al Capo dello Stato. Criticare in democrazia è legittimo; offenderne l’onore o il prestigio assume invece rilevanza penale. Numerose le condanne già pronunciate negli ultimi anni. I social non sono una zona franca

Nelle ultime ore, a seguito della pubblicazione dell’articolo dedicato alla visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’esercitazione “Aegis 26” a Monte Romanosono comparsi sui nostri canali social numerosi commenti. Accanto a opinioni, contestazioni e critiche del tutto legittime, sono state pubblicate anche espressioni apertamente offensive nei confronti del Capo dello Stato.

È quindi opportuno ricordare un principio semplice: criticare il Presidente della Repubblica è un diritto; offenderne l’onore o il prestigio costituisce invece un reato specificamente previsto e punito dal Codice penale.

Il Presidente della Repubblica e le Forze Armate

La Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica una posizione ben precisa anche rispetto allo strumento militare dello Stato.

L’articolo 87 stabilisce infatti che il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato, rappresenta l’unità nazionale e «ha il comando delle Forze armate». Presiede inoltre il Consiglio Supremo di Difesa.

Non si tratta naturalmente del comando operativo quotidiano dei reparti, che segue la propria catena politico-militare, ma di una funzione costituzionale attribuita al Capo dello Stato.

Per una comunità come quella che segue BrigataFolgore.net, composta in larga parte da militari, ex militari, appartenenti alle Forze dell’Ordine e persone vicine al mondo della Difesa, è un aspetto che merita di essere ricordato.

Cosa prevede il Codice penale

La tutela del Presidente della Repubblica non è soltanto una questione di forma istituzionale.

L’articolo 278 del Codice penale, rubricato “Offesa all’onore o al prestigio del Presidente della Repubblica”, stabilisce:

«Chiunque offende l’onore o il prestigio del Presidente della Repubblica è punito con la reclusione da uno a cinque anni.»

La norma è tuttora vigente.

Questo non significa, naturalmente, che ogni opinione negativa, contestazione o critica rivolta al Presidente della Repubblica costituisca automaticamente un reato.

In una democrazia la critica politica e istituzionale è legittima e può essere anche molto dura. Altra cosa è l’offesa personale gratuita, l’espressione ingiuriosa o il disprezzo rivolto alla persona e alla funzione istituzionale.

Scrivere su Facebook non significa trovarsi in una zona franca rispetto alla legge.

Per gli insulti social a Mattarella ci sono già state condanne

Non si tratta soltanto di un rischio teorico. Negli ultimi anni si sono registrati diversi procedimenti giudiziari per insulti e minacce rivolti sui social al Presidente Sergio Mattarella.

Nel settembre 2021, a Palermo, due persone furono condannate per offesa all’onore e al prestigio del Presidente della Repubblica: una a un anno di reclusione, l’altra a un anno e quattro mesi. Il procedimento nasceva dai pesanti attacchi pubblicati online nel 2018.

Nel marzo 2023, sempre a Palermo, arrivarono altre cinque condanne: quattro imputati a 10 mesi e 20 giorni e una quinta persona a un anno, un mese e dieci giorni. Anche questo procedimento riguardava commenti offensivi pubblicati sui social durante la crisi politica del 2018.

Sempre nel marzo 2023, altri due utenti che avevano insultato Mattarella su Facebook patteggiarono una pena di nove mesi, convertita in lavori di pubblica utilità.

Nel dicembre 2024, il Tribunale di Trieste ha inoltre condannato un uomo a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, per alcuni post pubblicati su Facebook contro Mattarella nel 2021.

Alle condanne si aggiungono numerose indagini. Nel 2019 la Procura di Palermo chiuse un’inchiesta nei confronti di nove persone per insulti e minacce pubblicati sui social; l’indagine aveva inizialmente interessato decine di profili Facebook.

Nel marzo 2021, la Procura di Roma indagò dieci persone e dispose perquisizioni personali, domiciliari e informatiche nell’ambito di un’inchiesta su insulti e minacce online contro il Capo dello Stato.

Nel maggio dello stesso anno, i Carabinieri del ROS eseguirono altre undici perquisizioni in diverse città italiane per contenuti offensivi e minacciosi pubblicati sui social tra aprile 2020 e febbraio 2021.

Questi precedenti mostrano chiaramente che un commento pubblicato su Facebook, X o su qualsiasi altra piattaforma può essere oggetto di accertamenti e che gli autori possono essere identificati.

I social non sono una zona franca rispetto alla legge.

Criticare è un diritto, insultare è un’altra cosa

BrigataFolgore.net non intende stabilire quale opinione i propri lettori debbano avere del Presidente della Repubblica, del Governo o di qualsiasi altra istituzione dello Stato.

Il dissenso è legittimo.

La critica è legittima.

Contestare una decisione, una dichiarazione o una posizione istituzionale è legittimo.

L’insulto personale è un’altra cosa.

Esiste inoltre una questione che precede persino quella giuridica: quella del rispetto.

Si può dissentire profondamente da una scelta del Presidente della Repubblica senza ricorrere all’offesa personale. Si può contestare un atto istituzionale senza trasformare il confronto in aggressione verbale.

E questo principio assume un significato ancora più evidente quando ci si rivolge al Capo dello Stato, che rappresenta l’unità nazionale e al quale la Costituzione attribuisce il comando delle Forze Armate.

Un richiamo ai nostri lettori

BrigataFolgore.net continuerà a lasciare spazio alle opinioni differenti, al confronto e anche alla critica più severa, purché espressi nel rispetto delle persone e delle istituzioni.

Non chiediamo ai nostri lettori di condividere le decisioni o le parole del Presidente della Repubblica.

Chiediamo semplicemente di non confondere il diritto di critica con l’insulto.

Prima di pubblicare un commento è utile ricordare che dietro una tastiera valgono le stesse regole che valgono nel mondo reale.

E che una frase scritta impulsivamente sui social può restare online pochi secondi, ma avere conseguenze molto più durature.

Condividi

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo!

Lascia un commento

Non sarà pubblicata.

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.

Newsletter

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di BRIGATAFOLGORE.NET e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

20,1K 11,6K 2,3K 4,8K