Storia dell'esercitazione Mangusta, l'università del Paracadutista: la grande prova della Folgore nata nella Guerra fredda per combattere dietro le linee nemiche
Aviotruppe

Storia dell'esercitazione Mangusta, l'università del Paracadutista: la grande prova della Folgore nata nella Guerra fredda per combattere dietro le linee nemiche

Condoralex Condoralex 02 agosto 2026 8 min di lettura 49 Scarica PDF

L'esercitazione "Mangusta", nata durante la Guerra fredda, rappresenta uno dei principali banchi di prova addestrativi della Folgore, che simula operazioni di interdizione dietro le linee nemiche e controinterdizione. Originariamente concepita per un conflitto NATO-Patto di Varsavia, oggi coinvolge forze multinazionali, adattandosi ai moderni scenari di guerra con nuove tecnologie e strategie.

Per chi ha servito l'Italia in armi nei ranghi della Brigata Paracadutisti Folgore, l'esercitazione Mangusta non ha bisogno di presentazioni.

Viene semplicemente definita "l'università del Paracadutistista".

Oggi proveremo a raccontarne le origini, le finalità e il significato operativo.

La “Mangusta” affonda le proprie radici nella Guerra fredda e nelle attività sviluppate dalla Brigata paracadutisti “Folgore” per addestrare i reparti all’interdizione e alla controinterdizione d’area.

Il riferimento strategico era quello di un possibile conflitto tra la NATO e il Patto di Varsavia. In tale scenario, le unità paracadutiste avrebbero dovuto essere in grado di infiltrarsi oltre le linee avversarie, operare per lunghi periodi in autonomia e colpire i punti più vulnerabili del dispositivo nemico.

La Mangusta nacque per verificare proprio queste capacità, contrapponendo sul terreno reparti incaricati di penetrare nelle retrovie avversarie e unità destinate a individuarli, inseguirli e neutralizzarli.

mangusta2021_01.jpg
Mangusta 2021: «Chi fa interdizione porta lo zaino», uno dei mantra dell’esercitazione fin dalle sue origini - Copyright Esercito Italiano

Una prova fisica, tattica e mentale

Fin dalle sue origini l’esercitazione non era una semplice marcia di resistenza.

Le pattuglie dovevano muoversi per diversi giorni, spesso in inverno, affrontando freddo, pioggia, terreno impervio, scarsità di riposo e pressione continua da parte delle unità avversarie.

Ogni movimento poteva rivelare la posizione del reparto. Anche una traccia lasciata sul terreno, un collegamento radio effettuato nel momento sbagliato o una sosta troppo lunga potevano consentire alla controinterdizione di localizzare la pattuglia.

La Mangusta verificava orientamento, autonomia logistica, mimetizzazione, capacità decisionale e coesione del reparto. I comandanti sono obbligati a modificare continuamente i propri piani in base alla situazione reale generata sul terreno.

 

mangusta-06-1024x576.webp
Avversità ambientali, sforzo fisico e orientamento rappresentano la sfida continua, da sempre, del Paracadutista nella Mangusta - Copyright foto Esercito Italiano

Le origini negli anni Settanta

Le prime esperienze della Folgore nel campo dell’interdizione e della controinterdizione risalgono agli anni Settanta.

Le pattuglie venivano infiltrate a grande distanza, anche mediante aviolancio, e ricevevano il compito di attraversare territori controllati dall’avversario, raccogliere informazioni, condurre imboscate e colpi di mano e raggiungere gli obiettivi assegnati senza essere localizzate.

Già nella metà degli anni '70 i battaglioni della Brigata furono impegnati in un’importante attività a partiti contrapposti: alcune unità operarono come forze d’interdizione, mentre altre svolsero compiti di controinterdizione.

Da quelle esperienze nacque il modello addestrativo destinato a diventare l’esercitazione Mangusta.

Negli anni Ottanta l’attività divenne un appuntamento stabile della Brigata., concentrate prevalentemente nel periodo invernale e ambientate nelle Colline Metallifere della TIscana, sull’Appennino, in Abruzzo e nella Tuscia.

L’interdizione d’area

L’interdizione consiste nell’impiego di reparti infiltrati all’interno di una zona controllata dal nemico, con l’obiettivo di limitarne la libertà di movimento e disarticolarne il dispositivo.

Le pattuglie paracadutiste devono operare lontano dalle proprie linee, con collegamenti e rifornimenti ridotti, sfruttando il terreno e la sorpresa.

Tra i compiti principali rientrano l’osservazione del nemico, la raccolta di informazioni, la distruzione di obiettivi sensibili, l’interruzione delle vie di comunicazione e il disturbo delle attività logistiche.

Una piccola unità, muovendosi con discrezione e colpendo nel momento più favorevole, può costringere l’avversario a impiegare numerose forze per proteggere ponti, aeroporti, depositi, comandi e assi stradali.

mangusta-2024_00006.webp
Mangusta 2024: Paracadutista si accinge ad aviolanciarsi di notte in zona di interdizione - Copyright Esercito Italiano

La controinterdizione

Alla forza infiltrata si contrappongono i reparti incaricati della controinterdizione.

Il loro compito è proteggere l’area di responsabilità, individuare le pattuglie avversarie, ricostruirne gli spostamenti e impedirne l’azione.

La controinterdizione richiede controllo del territorio, posti di osservazione, pattugliamenti, raccolta informativa e capacità di intervenire rapidamente. Il confronto non si svolge lungo una linea del fronte definita, ma su un territorio molto esteso nel quale gli interdittori cercano di confondersi con l’ambiente e sfuggire alla caccia.

La Mangusta mette quindi alla prova entrambi i partiti: chi deve infiltrarsi e colpire e chi deve impedire che ciò avvenga.

unnamed-4-950x633.jpg
Mangusta 2023: artiglieri nella zona di controinterdizione, con veicoli VTLM Lince sullo sfondo. Copyright Esercito Italiano

Il confronto con il Patto di Varsavia

La Mangusta fu sviluppata nel quadro operativo della Guerra fredda, quando la pianificazione militare italiana era inserita nel sistema difensivo della NATO.

L’avversario di riferimento non era genericamente la Russia, ma l’intero Patto di Varsavia guidato dall’Unione Sovietica.

In caso di guerra, le forze NATO avrebbero dovuto fronteggiare grandi formazioni corazzate e meccanizzate, sostenute da reparti aviotrasportati, ricognitivi e speciali capaci di infiltrarsi nelle retrovie occidentali.

Aeroporti, ponti, centri di comunicazione, depositi di munizioni e posti comando sarebbero diventati obiettivi prioritari.

La Folgore doveva quindi saper svolgere entrambi i ruoli: penetrare nelle retrovie del Patto di Varsavia per ostacolarne le operazioni e proteggere il territorio alleato dalle infiltrazioni delle unità avversarie.

La Mangusta rappresentava quindi la traduzione sul terreno di questa esigenza operativa ed è durante gli anni Ottanta che divenne una delle principali esercitazioni della Folgore.

Negli anni Ottanta, in alcune occasioni, si svolsero persino due edizioni nello stesso anno. Elicotteri, aviolanci e infiltrazioni terrestri consentivano di inserire le unità in profondità, mentre gli altri reparti della Brigata organizzavano il controllo del territorio e la ricerca degli elementi avversari.

La Brigata Paracadutisti disponeva così di un addestramento completo, capace di coinvolgere fanteria, artiglieria, genio, trasmissioni, Aviazione dell’Esercito e reparti specialistici.

La Mangusta dopo la Guerra fredda

La fine della contrapposizione tra NATO e Patto di Varsavia non ha cancellato l’importanza dell’interdizione e della controinterdizione.

Le guerre nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq e il ritorno dei conflitti ad alta intensità hanno dimostrato che il controllo delle retrovie, delle vie logistiche e delle infrastrutture rimane decisivo.

La Mangusta è stata quindi aggiornata introducendo nuove tecnologie, guerra elettronica, droni, sistemi di sorveglianza, capacità avioportate e cooperazione con unità straniere.

Nelle edizioni moderne, che si svolgono generalmente tra novembre e dicembre, i reparti continuano a operare a partiti contrapposti. Una componente deve infiltrarsi, acquisire informazioni e colpire gli obiettivi assegnati; l’altra ha il compito di controllare il territorio, individuare le unità avversarie e disarticolarne il dispositivo.

mangusta_2014.jpg
Passano gli anni, ma la Mangusta non perde la propria anima: nella foto, paracadutisti impegnati nell’edizione del 2014 pattugliano un tratto di foce a bordo di un battello pneumatico - Copyright Esercito Italiano

Da esercitazione della Folgore a evento multinazionale

Oggi la Mangusta è il principale evento addestrativo annuale della Brigata paracadutisti “Folgore”.

L’Esercito Italiano la utilizza per verificare la capacità delle unità di pianificare e condurre operazioni avioportate, interdizione, controinterdizione, controllo di aree estese e disarticolazione del dispositivo nemico.

Gli eventi non sono completamente prestabiliti, ma nascono dalle decisioni e dalle azioni dei partiti contrapposti. Ciò obbliga i comandanti ad assumersi responsabilità, reagire agli imprevisti e mantenere l’iniziativa.

L’edizione 2025 ha coinvolto oltre 1.800 militari appartenenti a sette nazioni, confermando la trasformazione della Mangusta in un banco di prova multinazionale e interforze.

mangusta-07.webp
Mangusta 2025: l’operazione ha schierato un ampio spettro di assetti aerei da trasporto e da combattimento di varie nazioni - Copyright Esercito Italiano

Dalla minaccia sovietica al campo di battaglia moderno

La Mangusta nacque durante la Guerra fredda per preparare la Folgore alle operazioni di interdizione e controinterdizione previste in un eventuale conflitto tra la NATO e il Patto di Varsavia.

Non era una semplice simulazione, ma una verifica concreta della capacità dei paracadutisti di infiltrarsi oltre le linee nemiche, combattere in isolamento, sopravvivere nelle retrovie avversarie, colpire obiettivi sensibili e sottrarsi alla reazione nemica.

Allo stesso tempo, addestrava a controllare il territorio, proteggere le infrastrutture strategiche e individuare le unità infiltrate prima che potessero portare a termine la propria missione.

Da allora sono cambiati gli avversari, le tecnologie e gli scenari operativi, ma il principio è rimasto immutato: sorprendere il nemico, disarticolarne le retrovie e impedirgli di fare altrettanto.

È questa l’essenza della Mangusta e la ragione per cui, a distanza di decenni, continua a rappresentare una delle esperienze addestrative più complete, dure e formative della Brigata Paracadutisti “Folgore”.

L’“università del paracadutista”, appunto.

mangusta-2024_00008 (2).webp
Un momento del briefing pre missione durante la Mangusta 2024 - Copyright Esercito Italiano

Condividi

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo!

Lascia un commento

Non sarà pubblicata.

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.

Newsletter

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di BRIGATAFOLGORE.NET e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

16,7K 6,4K 1,6K 3,9K