Mentre gli Stati Uniti modulano la presenza e riducono la proiezione offensiva per preservare le scorte strategiche — blindando intese separate come confermano i recenti contatti in Oman — e la Turchia persegue una convenienza tattica oscillante, il quadrante meridionale registra una svolta drammatica. Con il controllo della costa e dello stretto di Bab el-Mandeb da parte degli Houthi e il blocco navale imposto all’Arabia Saudita, il collo di bottiglia energetico per eccellenza rischia di rimanere sguarnito.
Per l’Unione Europea, e in particolare per le potenze a vocazione mediterranea come Francia e Italia, questo vuoto di potenza non è una crisi da subire, bensì una finestra d’opportunità storica per affermare una capacità di deterrenza e difesa autonoma.
Il valore strategico e la fragilità di Bab el-Mandeb
Collocato tra le coste occidentali dello Yemen e il Corno d’Africa (Gibuti, Somalia, Eritrea), lo stretto di Bab el-Mandeb collega il Golfo di Aden al Mar Rosso attraverso un corridoio largo appena 16 miglia nautiche, diviso a metà dall’isola di Perim (Mayyun). Nonostante i volumi di idrocarburi inferiori rispetto a Hormuz, la sua chiusura o interruzione obbligherebbe le rotte a circumnavigare l’intero continente africano, facendo impennare esponenzialmente tempi di consegna e costi delle merci. Con oltre sessanta navi commerciali in transito ogni giorno, si tratta del quarto passaggio naturale al mondo per importanza strategica, snodo vitale per il GNL e il greggio diretto in Europa.
Storicamente zona cuscinetto e teatro di basi militari internazionali (dalla presenza francese e americana a Gibuti fino a quelle regionali), l’area vede oggi la pericolosa evoluzione delle tattiche asimmetriche degli Houthi. Sfruttando la conformazione geografica, barchini radiocomandati carichi di esplosivo (IED), mine navali e missili antinave, i ribelli yemeniti hanno stretto una tenaglia economica e militare. Gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite (come le stazioni della East-West Pipeline) e il blocco del mar Rosso colpiscono direttamente la catena logistica globale.
Non solo Berlino: il Mar Rosso è la linfa dell’Italia e del Sud Europa
La geografia economica dell’Unione Europea sconta un’evidente asimmetria di percezione: ciò che il Baltico e il Fianco Est rappresentano per la Germania, il Mediterraneo allargato e il corridoio di Suez-Bab el-Mandeb lo sono per l’Italia.
- Le interruzioni della rotta e i colpi inferti alle infrastrutture energetiche colpiscono direttamente la sicurezza industriale e nazionale.
- Affidare la salvaguardia di questo snodo vitale a reazioni estemporanee o a logiche di terzi significa condannare l’Europa meridionale a una cronica vulnerabilità inflattiva ed energetica.
L’occasione d’oro per l’asse Roma-Parigi
Di fronte al defilamento di Washington e Ankara, l’Europa non può limitarsi a una postura marginale. È il momento di un salto di qualità guidato da chi ha una vocazione marittima naturale: Francia e Italia.
Parigi e Roma possiedono gli strumenti per imporre una svolta:
- Proiezione e deterrenza autonoma: Spostare il baricentro delle operazioni europee (rafforzando e integrando strutture come Aspides) direttamente a ridosso dello stretto di Bab el-Mandeb, proteggendo attivamente i flussi commerciali e le rotte energetiche.
- Diplomazia attiva: Superare la lettura riduttiva del “proxy iraniano” per promuovere un dialogo diretto che affronti le reali cause socio-economiche del conflitto yemenita, stabilizzando la regione alla radice.
Se il Nord dell’Europa guarda a Est, Roma e Parigi hanno il dovere storico di tenere aperto il mare del Sud.
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