Il 2 agosto 1930, nei cieli nei pressi di Voronež, dodici uomini si lanciarono con il paracadute durante un’esercitazione dell’Aeronautica del Distretto militare di Mosca.
Non si trattava semplicemente di una dimostrazione sportiva. Dopo aver raggiunto il terreno, il piccolo reparto avrebbe dovuto riunirsi, recuperare armi ed equipaggiamenti ed eseguire una missione tattica.
Quel lancio viene tradizionalmente considerato l’atto di nascita delle truppe aviotrasportate sovietiche, destinate a diventare le celebri VDV, la “fanteria alata” dell’Unione Sovietica e, successivamente, della Federazione Russa.
Il precedente di Alessandro Tandura e gli esperimenti che anticiparono Voronež
Dodici anni prima dell’esperimento sovietico di Voronež, un militare italiano aveva già dimostrato le possibilità operative del paracadute.
Nella notte tra l’8 e il 9 agosto 1918, il tenente degli Arditi Alessandro Tandura fu lanciato da un velivolo Savoia-Pomilio oltre le linee austro-ungariche, nel territorio occupato del Vittoriese. La missione non prevedeva un assalto aviotrasportato, ma un’attività clandestina di ricognizione, raccolta d’informazioni e collegamento con la popolazione locale. Tandura è per questo ricordato come il primo militare al mondo aviolanciato in una vera azione di guerra.
Negli ultimi mesi del conflitto anche altri Paesi iniziarono a valutare l’impiego offensivo del paracadute. Negli Stati Uniti, il generale Billy Mitchell elaborò un progetto per aviolanciare reparti di fanteria dietro le linee tedesche, ma la fine della guerra impedì di trasformarlo in un’operazione reale. Negli anni Venti proseguirono soprattutto prove individuali e sperimentazioni tecniche, destinate a migliorare materiali e addestramento.
L’esperimento sovietico del 2 agosto 1930 segnò invece un passaggio ulteriore: non più un singolo militare infiltrato oltre il fronte, ma un piccolo reparto armato lanciato dal cielo con un compito tattico comune da svolgere una volta raggiunto il terreno.
La nascita del reparto da combattimento
Le prove di lancio dei sovietici con il paracadute erano iniziati pochi giorni prima. Il 26 luglio 1930, presso l’aeroporto dell’11ª Brigata aerea di Voronež, alcuni aviatori avevano cominciato a eseguire lanci individuali sotto la direzione di Leonid Minov, uno dei pionieri del paracadutismo militare sovietico.
Dopo circa una settimana di addestramento, i comandi decisero di passare dal lancio del singolo uomo all’impiego di un’intera squadra. Il 2 agosto furono quindi aviolanciati dodici militari, divisi in piccoli gruppi, insieme alle dotazioni necessarie per operare una volta raggiunto il terreno.
La vera novità non consisteva soltanto nel far scendere degli uomini da un aeroplano. L’obiettivo era dimostrare che un reparto armato potesse essere trasportato rapidamente oltre un ostacolo o alle spalle di un ipotetico avversario, concentrarsi dopo l’atterraggio e svolgere un compito di combattimento.
Era il principio fondamentale sul quale sarebbero state costruite tutte le future forze aviotrasportate.
L’Unione Sovietica comprende il potenziale dell’aviolancio
L’esperimento di Voronež convinse i vertici dell’Armata Rossa che il paracadute poteva diventare uno strumento operativo e non soltanto un mezzo di salvataggio per gli equipaggi degli aeroplani.
Negli anni successivi l’Unione Sovietica accelerò quindi lo sviluppo di reparti, tecniche ed equipaggiamenti destinati alle operazioni aviotrasportate. Vennero studiati sistemi per lanciare non soltanto soldati, ma anche mitragliatrici, cannoni leggeri, motociclette, munizioni e materiali logistici.
Dal 1933, la componente aviotrasportata cominciò a comparire regolarmente nelle grandi manovre dell’Armata Rossa. Durante le esercitazioni della metà degli anni Trenta, migliaia di uomini furono impiegati in operazioni dietro le linee simulate del nemico.
L’URSS diventò così uno dei primi Paesi a immaginare l’impiego delle truppe aviotrasportate su vasta scala, integrandole nella dottrina della cosiddetta battaglia in profondità.
Il loro compito avrebbe dovuto essere quello di superare il fronte, occupare ponti e aeroporti, interrompere le comunicazioni, colpire i posti comando e ostacolare l’arrivo delle riserve avversarie.
Dalle prime brigate ai grandi corpi aviotrasportati
Il lancio dei dodici uomini diede rapidamente origine a formazioni sempre più grandi.
All’inizio degli anni Trenta furono creati i primi distaccamenti e successivamente le prime brigate aviotrasportate. Alla vigilia dell’invasione tedesca del 1941, l’Armata Rossa disponeva già di diversi corpi aviotrasportati, teoricamente capaci di condurre operazioni con migliaia di uomini.
La Seconda guerra mondiale mise però in evidenza anche i limiti di queste formazioni. La mancanza di superiorità aerea, la scarsità di velivoli da trasporto e le difficoltà nel rifornire i reparti isolati resero estremamente complesse le grandi operazioni con paracadute.
I sovietici continuarono comunque a impiegare unità aviotrasportate, spesso trasformandole in fanteria d’élite e utilizzandole nei settori più difficili del fronte.
La nascita delle VDV moderne
Nel dopoguerra le truppe aviotrasportate sovietiche furono riorganizzate e trasformate in una forza autonoma, altamente mobile e pronta a intervenire rapidamente anche a grande distanza.
Le Vozdušno-desantnye vojska, abbreviate in VDV, divennero uno degli strumenti militari più prestigiosi dell’Unione Sovietica. Ricevettero mezzi corazzati aviolanciabili, artiglieria dedicata e una propria struttura di comando.
La loro immagine venne associata al basco azzurro, alla maglia a righe e al motto “Nessuno tranne noi”.
Nel corso dei decenni le unità aviotrasportate sovietiche furono impiegate in numerose operazioni, tra cui l’intervento in Afghanistan iniziato nel 1979. Dopo la dissoluzione dell’URSS, una parte consistente dei reparti e delle tradizioni delle VDV passò alla Federazione Russa.
Il 2 agosto, giorno delle truppe aviotrasportate
Ancora oggi il 2 agosto viene celebrato come il Giorno delle truppe aviotrasportate.
La ricorrenza non ricorda la costituzione formale di una divisione o di un comando indipendente, avvenuta attraverso un processo più lungo, ma quel primo esperimento tattico del 1930 che dimostrò la possibilità di inserire dal cielo un reparto armato e impiegarlo immediatamente sul terreno.
Dodici uomini furono sufficienti per aprire una nuova epoca.
Da quell’esperimento prese avvio il lungo sviluppo delle truppe aviotrasportate sovietiche, poi divenute le VDV.
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