Berlino – In un contesto di crescente attenzione verso la sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza, la Nato avrebbe elaborato un piano operativo dettagliato per contrastare un’eventuale aggressione russa contro i Paesi baltici. La strategia, denominata “Nato Land Warfighting Concept” e sviluppata sotto la guida del maggiore statunitense Andrew Pingrey, mira a neutralizzare l’avanzata delle forze di Mosca e a limitare drasticamente la loro capacità di condurre operazioni su larga scala.
I tre pilastri del piano di difesa
Secondo quanto riferito dal quotidiano tedesco Bild, il piano prevede una risposta articolata su tre linee d’azione principali, pensate per agire in sinergia e massimizzare l’efficacia difensiva senza l’obiettivo di invadere il territorio russo:
- Neutralizzazione dei sistemi missilistici: In caso di avvio delle ostilità, la priorità assoluta dell’Alleanza sarebbe quella di disattivare i sistemi russi di difesa aerea e missilistica. L’operazione verrebbe condotta attraverso un uso coordinato di caccia, missili a lungo raggio e droni, con il mirino puntato anche sulle installazioni strategiche presenti nell’exclave di Kaliningrad, fulcro del dispositivo difensivo (e offensivo) di Mosca nella regione.
- Creazione di una “zona autonoma” di contenimento: Lungo il confine con Russia e Bielorussia, la Nato ipotizza l’istituzione di una fascia di territorio protetta da una “barriera tecnologica”. In quest’area opererebbero prevalentemente droni e veicoli terrestri senza equipaggio. L’obiettivo è duplice: rallentare o bloccare le unità avversarie e, allo stesso tempo, minimizzare l’esposizione diretta dei soldati dell’Alleanza durante le fasi più critiche dello scontro.
- Operazioni contro la logistica russa:La terza componente prevede attacchi chirurgici contro le infrastrutture critiche sul suolo russo necessarie per sostenere lo sforzo bellico, come aeroporti, impianti di difesa, ponti e linee ferroviarie. Queste missioni verrebbero affidate in larga parte a forze speciali e sistemi robotici, con l’ipotesi (di cui riferisce Bild) del possibile coinvolgimento di dissidenti russi e la creazione di ponti aerei dedicati al rifornimento di droni.
Deterrenza e postura difensiva
Il piano sottolinea che l’obiettivo dell’Alleanza resta esclusivamente quello di respingere le forze d’invasione e ripristinare i confini dei Paesi membri, escludendo qualsiasi velleità di occupazione permanente del territorio russo.
Un elemento centrale della strategia è, infine, la dimensione comunicativa: la Nato punta a rendere pubbliche le proprie capacità di risposta non solo per fini tattici, ma come strumento di deterrenza nei confronti del Cremlino. L’intento è inviare un segnale chiaro a Mosca sulla solidità e sulla preparazione dell’Alleanza, scoraggiando sul nascere l’idea di un eventuale fait accompli nel Baltico.
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