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Baltico: la NATO prepara il Piano per la Difesa del Fianco Orientale

Nato ha sviluppato il 'Nato Land Warfighting Concept' per fronteggiare una possibile aggressione russa nel Baltico. Il piano prevede la neutralizzazione di missili, inclusi quelli a Kaliningrad, l'uso di una 'zona autonoma' di droni per il contenimento e attacchi alla logistica russa. L'obiettivo è difendere i confini, non occupare territori, puntando sulla deterrenza e la difesa dell'Alleanza.

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Condoralex Condoralex 17 agosto 2026 638 Scarica PDF
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Nato ha sviluppato il 'Nato Land Warfighting Concept' per fronteggiare una possibile aggressione russa nel Baltico. Il piano prevede la neutralizzazione di missili, inclusi quelli a Kaliningrad, l'uso di una 'zona autonoma' di droni per il contenimento e attacchi alla logistica russa. L'obiettivo è difendere i confini, non occupare territori, puntando sulla deterrenza e la difesa dell'Alleanza.

Berlino – In un contesto di crescente attenzione verso la sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza, la Nato avrebbe elaborato un piano operativo dettagliato per contrastare un’eventuale aggressione russa contro i Paesi baltici. La strategia, denominata “Nato Land Warfighting Concept” e sviluppata sotto la guida del maggiore statunitense Andrew Pingrey, mira a neutralizzare l’avanzata delle forze di Mosca e a limitare drasticamente la loro capacità di condurre operazioni su larga scala.

I tre pilastri del piano di difesa

Secondo quanto riferito dal quotidiano tedesco Bild, il piano prevede una risposta articolata su tre linee d’azione principali, pensate per agire in sinergia e massimizzare l’efficacia difensiva senza l’obiettivo di invadere il territorio russo:

  1. Neutralizzazione dei sistemi missilistici: In caso di avvio delle ostilità, la priorità assoluta dell’Alleanza sarebbe quella di disattivare i sistemi russi di difesa aerea e missilistica. L’operazione verrebbe condotta attraverso un uso coordinato di caccia, missili a lungo raggio e droni, con il mirino puntato anche sulle installazioni strategiche presenti nell’exclave di Kaliningrad, fulcro del dispositivo difensivo (e offensivo) di Mosca nella regione.
  2. Creazione di una “zona autonoma” di contenimento: Lungo il confine con Russia e Bielorussia, la Nato ipotizza l’istituzione di una fascia di territorio protetta da una “barriera tecnologica”. In quest’area opererebbero prevalentemente droni e veicoli terrestri senza equipaggio. L’obiettivo è duplice: rallentare o bloccare le unità avversarie e, allo stesso tempo, minimizzare l’esposizione diretta dei soldati dell’Alleanza durante le fasi più critiche dello scontro.
  3. Operazioni contro la logistica russa:La terza componente prevede attacchi chirurgici contro le infrastrutture critiche sul suolo russo necessarie per sostenere lo sforzo bellico, come aeroporti, impianti di difesa, ponti e linee ferroviarie. Queste missioni verrebbero affidate in larga parte a forze speciali e sistemi robotici, con l’ipotesi (di cui riferisce Bild) del possibile coinvolgimento di dissidenti russi e la creazione di ponti aerei dedicati al rifornimento di droni.

Deterrenza e postura difensiva

Il piano sottolinea che l’obiettivo dell’Alleanza resta esclusivamente quello di respingere le forze d’invasione e ripristinare i confini dei Paesi membri, escludendo qualsiasi velleità di occupazione permanente del territorio russo.

Un elemento centrale della strategia è, infine, la dimensione comunicativa: la Nato punta a rendere pubbliche le proprie capacità di risposta non solo per fini tattici, ma come strumento di deterrenza nei confronti del Cremlino. L’intento è inviare un segnale chiaro a Mosca sulla solidità e sulla preparazione dell’Alleanza, scoraggiando sul nascere l’idea di un eventuale fait accompli nel Baltico.

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