Aviotruppe

Napoli, alla Sezione A.N.P.d’I. il brevetto militare di paracadutismo n. 1: apparteneva al Sergente Paracadutista Renato Capponi

La Sezione A.N.P.d’I. di Napoli riceverà dalla figlia del Sergente Paracadutista Renato Capponi il suo basco e documenti militari, tra cui il brevetto di paracadutismo n. 1. Capponi conseguì la qualifica a Tarquinia il 17 ottobre 1941; il tesserino, rilasciato il 1° aprile 1949, apre la serie postbellica numerata. I cimeli saranno custoditi nella sede di Napoli dell’associazione.

Napoli, alla Sezione A.N.P.d’I. il brevetto militare di paracadutismo n. 1: apparteneva al Sergente Paracadutista Renato Capponi
Napoli, alla Sezione A.N.P.d’I. il brevetto militare di paracadutismo n. 1: apparteneva al Sergente Paracadutista Renato Capponi - © Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.
Napoli, alla Sezione A.N.P.d’I. il brevetto militare di paracadutismo n. 1: apparteneva al Sergente Paracadutista Renato Capponi
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Napoli, alla Sezione A.N.P.d’I. il brevetto militare di paracadutismo n. 1: apparteneva al Sergente Paracadutista Renato Capponi
Napoli, alla Sezione A.N.P.d’I. il brevetto militare di paracadutismo n. 1: apparteneva al Sergente Paracadutista Renato Capponi - © Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.
Condoralex Condoralex 29 settembre 2026 7 min di lettura 51 Scarica PDF

La Sezione A.N.P.d’I. di Napoli riceverà dalla figlia del Sergente Paracadutista Renato Capponi il suo basco e documenti militari, tra cui il brevetto di paracadutismo n. 1. Capponi conseguì la qualifica a Tarquinia il 17 ottobre 1941; il tesserino, rilasciato il 1° aprile 1949, apre la serie postbellica numerata. I cimeli saranno custoditi nella sede di Napoli dell’associazione.

Un documento del 1949 riporta il numero progressivo 1 del brevetto militare di paracadutismo intestato al sergente Renato Capponi, che aveva conseguito la qualifica alla Scuola di Paracadutismo di Tarquinia il 17 ottobre 1941. Il ritrovamento è stato reso noto da Vincenzo Palumbo, presidente della Sezione ANPd’I di Napoli.

La storia è cominciata quasi per caso, davanti alla porta della Sezione di Napoli dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia.

A raccontarla su Facebook è il Paracadutista Vincenzo Palumbo, presidente della Sezione ANPd’I di Napoli, coordinatore del gruppo “Reduci – Battaglia del Pastificio e promotore di numerose iniziative legate al mondo delle aviotruppe. Sabato scorso, mentre stava per chiudere la sede, una donna si è presentata con l’intenzione di consegnare all’Associazione un ricordo appartenuto al padre.

«Mio papà era un paracadutista della Folgore e ha combattuto la guerra di El Alamein. Era napoletano e vorrei donare il suo basco alla Sezione di Napoli», ha raccontato la donna, secondo quanto riferito da Palumbo.

Il padre era il Sergente Renato Capponi. E insieme al basco la famiglia conservava diversi documenti della sua vita militare.

Tra questi ce n’è uno che ha immediatamente attirato l’attenzione: il tesserino del Ministero della Difesa – Esercito, Centro di Paracadutismo, sul cui retro compare la dicitura inequivocabile:

“BREVETTO N. 1”.

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Il brevetto militare di paracadutismo n. 1 intestato al Sergente Renato Capponi. Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.

Il brevetto conseguito a Tarquinia nel 1941

Il documento consente di distinguere due date, fondamentali per ricostruire correttamente la vicenda.

Capponi conseguì infatti il brevetto di paracadutista il 17 ottobre 1941, presso la Scuola di Paracadutismo di Tarquinia, uno dei luoghi nei quali nacque e si sviluppò il paracadutismo militare italiano durante la Seconda guerra mondiale.

La data riportata nella parte inferiore del tesserino è invece il 1° aprile 1949. È quella del rilascio del documento numerato nel dopoguerra.

Il tesserino porta inoltre una firma particolarmente significativa: quella del Tenente Colonnello paracadutista Giuseppe Izzo, in qualità di comandante del Centro di Paracadutismo.

Izzo era stato comandante del V Battaglione paracadutisti sul fronte di El Alamein, dove nell'ottobre 1942 rimase gravemente ferito durante i combattimenti nel settore meridionale dello schieramento della Folgore. Nel 1945 avrebbe poi comandato il II Battaglione paracadutisti “Nembo” a Case Grizzano, azione per la quale fu decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

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La qualifica di paracadutista fu conseguita il 17 ottobre 1941 presso la Scuola di Paracadutismo di Tarquinia; il tesserino numerato venne rilasciato il 1° aprile 1949 e reca la firma del Ten. Col. par. Giuseppe Izzo, comandante del Centro di Paracadutismo. Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.

Cosa significa realmente quel numero 1

Proprio il numero impresso sul brevetto richiede però una precisazione storica importante.

Il “N. 1” non significa che Renato Capponi sia stato il primo militare italiano a conseguire la qualifica di paracadutista.

Il paracadutismo militare italiano era già attivo da anni: la prima scuola militare era sorta a Castel Benito, in Libia, nel 1938, mentre la Scuola di Tarquinia era stata costituita nel 1939 e aveva formato migliaia di uomini durante il conflitto.

Durante la guerra la qualifica veniva normalmente registrata attraverso gli atti amministrativi dei reparti, in particolare mediante gli Ordini Permanenti, e quindi trascritta sulla documentazione matricolare. Sono numerosi i casi documentati: ad esempio, per il paracadutista Raffaele Argenziano la qualifica conseguita nel dicembre 1941 risulta registrata con Ordine Permanente n. 860 della Scuola di Tarquinia.

La numerazione progressiva dei brevetti cartacei appartiene invece alla riorganizzazione del paracadutismo militare nel dopoguerra. L'attribuzione dei numeri non ricostruiva retroattivamente l'ordine cronologico con cui i paracadutisti avevano conseguito la qualifica durante la guerra.

In altre parole, il numero 1 identifica il primo brevetto della nuova serie numerata, non il “primo paracadutista italiano”.

È una distinzione essenziale, che non diminuisce il valore storico del documento: al contrario, permette di collocarlo correttamente nella fase in cui l'Esercito stava ricostruendo la Specialità dopo la guerra.

Il Centro di Paracadutismo del dopoguerra

Anche la cronologia del Centro aiuta a comprendere il documento.

Secondo la ricostruzione ufficiale dell’Esercito, il Centro di Paracadutismo fu costituito a Roma il 1° gennaio 1947. Nel 1949 assunse la denominazione di Centro Militare di Paracadutismo, mentre il trasferimento nella sede di Viterbo avvenne soltanto il 13 marzo 1950. Successivamente il Centro sarebbe stato trasferito a Pisa nel 1957.

Il tesserino di Capponi, datato 1° aprile 1949 e ancora intestato semplicemente al “Centro di Paracadutismo”, si colloca quindi proprio in questa fase di transizione.

I documenti di Renato Capponi

Le fotografie messe a disposizione dalla famiglia permettono di ricostruire altri passaggi della vita militare del sergente.

Tra i documenti conservati compare materiale relativo al 4° Reggimento Genio Scuola – Battaglione Scuola Allievi Sottufficiali, anno 1937-38, oltre a un foglio di congedo e alla documentazione successiva del periodo bellico.

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Particolarmente significativo è un certificato intestato al Comando Divisione Paracadutisti, nel quale il sergente Capponi Renato di Giuseppe, appartenente alla Compagnia Collegamenti per D.T., viene autorizzato a fregiarsi del distintivo della guerra in corso con una stelletta. Il documento è datato 27 marzo 1943.

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Documento del Comando Divisione Paracadutisti, datato 27 marzo 1943, con cui il sergente Renato Capponi, della Compagnia Collegamenti, viene autorizzato a fregiarsi del distintivo della guerra in corso e ad applicare una stelletta sul relativo nastrino. Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.

Secondo quanto raccontato dalla figlia a Palumbo, Capponi aveva combattuto con i paracadutisti della Folgore a El Alamein.

La documentazione oggi riemersa offre quindi non soltanto un brevetto con una numerazione particolare, ma una piccola raccolta capace di attraversare una parte importante della storia militare italiana tra gli anni Trenta, la guerra e la ricostruzione della Specialità nel dopoguerra.

Il basco sarà custodito dalla Sezione ANPd’I di Napoli

Tutto è partito dalla volontà della figlia di consegnare alla Sezione il basco amaranto appartenuto al padre, oggi conservato insieme al fregio da paracadutista e a una fotografia di Renato Capponi.

Il basco non è naturalmente quello utilizzato da Capponi durante la guerra: il basco amaranto entrò infatti nella tradizione dei Paracadutisti italiani nel 1967. Resta però un cimelio personale di grande valore, appartenuto a un uomo che aveva conseguito il brevetto a Tarquinia nel 1941 e combattuto con la Folgore durante il secondo conflitto mondiale.

«Davanti ai miei occhi non c’era semplicemente un vecchio documento», ha scritto Palumbo raccontando il momento in cui ha visto il numero 1.

Il presidente della Sezione napoletana ha annunciato che il basco e la memoria del sergente Capponi saranno custoditi nella sede ANPd’I.

Un ritrovamento che assume così un doppio valore: familiare, perché nasce dalla scelta di una figlia di affidare i ricordi del padre ai Paracadutisti di oggi; storico, perché riporta alla luce il brevetto numerato n. 1 della serie postbellica, intestato a un uomo che aveva già conseguito la qualifica a Tarquinia otto anni prima.

Come ha scritto Palumbo:

«La memoria non si conserva soltanto nei libri. A volte arriva alla nostra porta, affidata alle mani di una figlia che ha deciso di consegnarla a noi».

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Il basco appartenuto al Sergente Renato Capponi, con il fregio da paracadutista e una sua fotografia. Il cimelio sarà custodito presso la Sezione ANPd’I di Napoli. Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.

© Foto: Vincenzo Palumbo / archivio famiglia Capponi.

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