Si è conclusa la terza delle quattro “stagioni” annunciate dell’Operazione Vivaldi, la controffensiva condotta dal 3º Corpo d’armata ucraino nel settore settentrionale dell’oblast di Donetsk, lungo la direttrice di Lyman.
La campagna, rimasta a lungo coperta dal silenzio operativo, sta mostrando alcuni degli elementi che caratterizzano l’evoluzione della guerra sul fronte ucraino: operazioni di inganno, guerra elettronica, droni, sistemi terrestri senza equipaggio e manovra delle unità d’assalto.
51 chilometri quadrati riconquistati
Secondo il 3º Corpo d’armata, nella terza fase le forze ucraine hanno riconquistato 51 chilometri quadrati, portando a 176 km² il territorio complessivamente recuperato dall’inizio dell’Operazione Vivaldi.
Il comando ucraino ha annunciato la liberazione di Nove, Ridkodub e Katerynivka e il ristabilimento del pieno controllo su Karpivka e Novomykhailivka, tutti insediamenti situati a nord di Lyman. Anche l’Institute for the Study of War ha registrato i progressi ucraini nel settore e i cinque centri passati sotto controllo di Kiev.
Tra questi, Nove costituiva l’obiettivo principale della terza “stagione”. Il comandante del Corpo, Generale di brigata Andrii Biletskyi, lo ha definito un «nodo chiave» delle forze russe sulla testa di ponte, sottolineando l’importanza delle alture che circondano l’abitato per il controllo dell’iniziativa tattica nell’area.

L’inganno prima dell’attacco
Uno degli aspetti più interessanti dell’operazione riguarda il depistaggio condotto prima dell’attacco principale.
Secondo Biletskyi, il comando russo era stato portato a ritenere che lo sforzo principale ucraino sarebbe stato diretto lungo l’asse Shandryholove–Zelena Dolyna. Le forze russe avrebbero quindi impiegato proprie riserve in una serie di contrattacchi in quel settore, mentre l’azione principale ucraina veniva preparata contro Nove.
«Il nemico era convinto che la direzione principale dell’attacco fosse Shandryholove–Zelena Dolyna», ha spiegato Biletskyi. Secondo il comandante, le forze russe non individuarono in tempo il reale asse dello sforzo ucraino.
L’ISW ritiene che l’operazione abbia effettivamente combinato azioni diversive, preparazione del campo di battaglia e superiorità locale nell’impiego dei droni.
BTR trasformati in mezzi kamikaze senza equipaggio
Per aprire varchi nelle posizioni russe più fortificate, il 3º Corpo ha impiegato una soluzione sviluppata direttamente dalle proprie unità: vecchi BTR-60 di origine sovietica trasformati in mezzi terrestri senza equipaggio carichi di esplosivo.
I veicoli sono stati diretti contro alcune delle fortificazioni russe più robuste, riducendo la necessità di esporre equipaggi durante le fasi iniziali dell’assalto. L’impiego si inserisce nel più ampio ricorso ucraino a piattaforme robotiche terrestri per trasporto, posa e rimozione di mine e missioni d’attacco.
L’ISW osserva inoltre che la possibilità di portare mezzi terrestri fino alle fortificazioni russe indica che le forze ucraine erano riuscite almeno localmente a ridurre l’efficacia della ricognizione e dell’interdizione russa tramite droni.
Il ruolo delle unità d’assalto e della Guardia di Frontiera
Secondo il comando ucraino, un ruolo centrale nella terza fase è stato ricoperto dalla 3ª Brigata d’Assalto.
Il 3º Distaccamento della Guardia di Frontiera intitolato al colonnello Yevhen Pikus ha invece ristabilito il pieno controllo su Ridkodub e organizzato rapidamente le nuove posizioni difensive. Alle operazioni d’assalto ha partecipato anche il 10º Distaccamento mobile della Guardia di Frontiera “DOZOR”.
Kiev rivendica 2.000 perdite russe e oltre 250 prigionieri
Secondo il comando ucraino, durante la terza fase le forze russe avrebbero subito circa 2.000 perdite in personale, mentre oltre 250 militari sarebbero stati catturati. Tra i prigionieri figurerebbero anche ufficiali, specialisti e artiglieri.
Biletskyi sostiene inoltre che, in alcuni casi, intere unità russe si siano arrese insieme ai propri ufficiali.
Nonostante le difficoltà nel verificare in modo indipendente l’esatto numero dei prigionieri, le numerose immagini e i video diffusi dal 3º Corpo ucraino mostrano gruppi consistenti di militari russi catturati durante le operazioni, offrendo un riscontro visivo alle rivendicazioni di Kiev.
Verso la quarta “stagione”
Il nome dell’operazione non è casuale. Quando il 15 settembre il comando ucraino rese pubblica l’esistenza della controffensiva, Biletskyi ricordò che Vivaldi ha quattro stagioni, lasciando intendere che l’operazione sarebbe stata articolata in quattro fasi.
Con la conclusione della terza, resta quindi una quarta “stagione” ancora da svelare.
Sul piano operativo, i risultati annunciati a nord di Lyman hanno consentito alle forze ucraine di ridurre la profondità della penetrazione russa e di recuperare l’iniziativa in diversi settori della testa di ponte. L’ISW ha già definito l’insieme delle operazioni ucraine nell’area significativo per aver ostacolato il tentativo russo di avanzare verso Lyman e contribuire all’aggiramento da nord della cintura difensiva di Sloviansk e Kramatorsk.
L’Operazione Vivaldi mostra soprattutto come sul fronte ucraino la manovra terrestre stia diventando sempre più dipendente dall’integrazione tra inganno operativo, intelligence, droni, guerra elettronica, attacchi in profondità, sistemi robotici e fanteria d’assalto.
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