L’impianto russo colpito dalle forze ucraine nella notte del 26 settembre sarebbe un nodo importante della catena produttiva di numerosi sistemi missilistici di Mosca, dal Kh-101 all’R-37M, fino al missile balistico Oreshnik.
A indicarlo sono documenti interni ottenuti dalla società privata ucraina di intelligence Dallas Analytics e in parte esaminati da Defense News. Il materiale riguarda l’Azov Optical-Mechanical Plant (AOMZ), situato nella città di Azov, nell’oblast’ di Rostov, e comprende corrispondenza aziendale, contratti statali e programmi di cooperazione industriale.
Secondo Dallas Analytics, i documenti collocano lo stabilimento nelle catene produttive di almeno sette programmi missilistici russi. L’impianto appartiene alla Tactical Missiles Corporation (KTRV), uno dei principali gruppi dell’industria missilistica russa.
L’attacco del 26 settembre
Lo Stato Maggiore ucraino ha confermato l’attacco all’Azov Optical-Mechanical Plant, riferendo di un incendio nella fonderia e di danni alle attrezzature in cinque edifici produttivi.
Secondo il Servizio di sicurezza ucraino (SBU), all’operazione hanno partecipato anche unità della Marina e sono stati impiegati missili da crociera Neptune, insieme a sistemi a reazione senza pilota di produzione ucraina. Kiev ha indicato tra le aree danneggiate la produzione ottica, la fonderia, il reparto di assemblaggio, quello galvanico e la produzione di circuiti stampati.
Il governatore dell’oblast’ di Rostov, Yuri Slyusar, ha riconosciuto un attacco con droni contro Azov e danni a «strutture industriali» e ad alcuni edifici residenziali, senza tuttavia identificare ufficialmente AOMZ come obiettivo.
Le autorità russe non hanno quindi confermato l’entità dei danni allo stabilimento. Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha invece dichiarato che nella regione era stato colpito un impianto che fornisce componenti per missili e artiglieria.
Dai Kh-101 all’Oreshnik
La documentazione analizzata da Dallas Analytics copre principalmente il periodo compreso tra aprile 2023 e marzo 2025. Tra i materiali figura un programma di approvvigionamento con 71 voci e 44 fornitori di componenti elettronici.
Secondo la società di intelligence, AOMZ risulta coinvolto nella produzione di componenti destinati a diversi sistemi d’arma, tra cui:
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il missile da crociera strategico Kh-101;
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il missile aria-aria a lungo raggio R-37M;
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il missile antinave Kh-35U;
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i missili aria-superficie Kh-59 e Kh-69;
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il missile antiradar Kh-31P;
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il missile balistico a raggio intermedio Oreshnik.
Un ulteriore documento consegnato a Defense News riporta inoltre una voce relativa a componenti per un missile aria-aria accompagnata dall’indicazione «export China, 192 pieces», senza che nell’articolo venga identificato con certezza il modello dell’arma.
Per il programma produttivo del 2025, la documentazione attribuisce ai componenti destinati allo stabilimento un valore complessivo di 583,6 milioni di rubli, circa 6,9 milioni di dollari. Di questi, 497,6 milioni di rubli risultavano già anticipati.
Il ruolo dell’impianto nella produzione del Kh-101
Particolarmente rilevante sarebbe il coinvolgimento dell’AOMZ nella produzione del Kh-101, uno dei principali missili da crociera aviolanciati impiegati dalla Russia contro l’Ucraina.
Secondo Dallas Analytics, lo stabilimento produce due apparati destinati al missile: il sistema di navigazione ottica «Otblesk» e un blocco per l’automazione del volo.
L’«Otblesk» viene descritto dalla società come un sistema lidar utilizzato per contribuire alla navigazione del missile anche in condizioni nelle quali il segnale satellitare risulti disturbato dalla guerra elettronica. Il secondo apparato gestirebbe invece funzioni legate all’automazione e al controllo del volo.
Dallas Analytics sostiene che, sulla base della documentazione acquisita, non emergano fornitori alternativi per questi due componenti. Si tratta tuttavia di una valutazione della società di intelligence e non di un dato verificato indipendentemente sull’intera catena industriale russa.
Il Kh-101 è un missile da crociera a lungo raggio utilizzato regolarmente dall’aviazione strategica russa contro obiettivi in Ucraina. Della stessa famiglia esiste il Kh-102, progettato per trasportare una testata nucleare.
Le forniture previste per il 2026
Altri documenti visionati da Defense News sembrano riferirsi al programma produttivo dell’impianto per il 2026 e forniscono indicazioni sulle quantità di alcuni componenti pianificate per l’anno.
Tra queste figurano 36 gruppi di unità elettriche e di alimentazione destinate a quello che Dallas Analytics identifica come il missile aria-aria R-37.
Nel piano compaiono inoltre 41 unità dell’articolo «65СНЛЭ», che secondo la società sarebbero destinate a una versione da esportazione del missile aria-superficie Kh-38. Ulteriori 50 unità risultavano programmate per novembre e dicembre per una versione dell’arma destinata alle forze russe.
Un altro elemento riguarda TRV-Engineering, struttura di approvvigionamento collegata a KTRV. Il nome dell’azienda compare nei documenti come fornitore di microcircuiti destinati al sistema di navigazione del Kh-101.
Precedenti indagini di Dallas Analytics avevano già indicato TRV-Engineering come uno dei canali attraverso i quali componentistica elettronica di origine straniera sarebbe arrivata all’industria missilistica russa nonostante le restrizioni internazionali.
Mosca chiedeva di aumentare la produzione degli R-37M
Un altro documento ritenuto significativo è una lettera della Tactical Missiles Corporation datata 4 marzo 2025 e contrassegnata con la dicitura «URGENTE!!!».
Secondo Dallas Analytics, nella comunicazione KTRV informava AOMZ della richiesta delle Forze aerospaziali russe di aumentare le forniture a partire dal 2026.
La documentazione indica una richiesta annuale di 500 esemplari per ciascuno di diversi blocchi elettronici, insieme a 1.000 involucri per missili R-37M. Alla direzione dello stabilimento sarebbero state concesse appena 72 ore per comunicare se l’impianto fosse in grado di rispettare le nuove quote.
L’R-37M è un missile aria-aria a lunghissimo raggio impiegato principalmente dai velivoli russi contro bersagli aerei ad alta priorità e rappresenta una delle principali minacce per l’aviazione ucraina.
Le sanzioni e il problema della componentistica
L’Azov Optical-Mechanical Plant è sottoposto a sanzioni statunitensi dal 2022. Successivamente restrizioni sono state adottate anche dall’Unione europea, dal Regno Unito, dal Giappone, dall’Ucraina e da altri Paesi.
Dallas Analytics sostiene che la rete industriale collegata allo stabilimento continui tuttavia ad accedere a componentistica straniera attraverso intermediari e società di copertura, consentendo alla produzione russa di aggirare almeno in parte le restrizioni internazionali.
L’effetto dell’attacco del 26 settembre sulla produzione missilistica russa resta al momento difficile da quantificare. Le informazioni diffuse da Kiev indicano danni a più reparti dello stabilimento, ma non esistono ancora elementi indipendenti sufficienti per stabilire se e per quanto tempo le linee produttive siano state interrotte.
La stessa Dallas Analytics osserva che colpire un singolo nodo industriale potrebbe provocare ritardi misurabili in mesi, ma difficilmente determinerebbe da solo una perdita permanente di capacità. L’impatto dipenderà dalla possibilità russa di riparare gli impianti, trasferire lavorazioni e ricostruire le relative catene di fornitura.
Sintesi
Documenti ottenuti da Dallas Analytics collegano l’Azov Optical-Mechanical Plant, colpito dall’Ucraina il 26 settembre, ad almeno sette programmi missilistici russi, tra cui Kh-101, R-37M e Oreshnik. Kiev riferisce danni a cinque edifici produttivi; resta da verificare l’impatto effettivo sulla produzione.
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