Nella notte del 17 settembre 2026 il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, SBU, ha condotto una nuova operazione in profondità contro infrastrutture militari russe, colpendo l’aeroporto militare Rostov-Central, a Rostov sul Don.
L'azione è stata condotta dall'SBU con droni a lungo raggio del Centro Operazioni Speciali “Alfa”, una delle principali componenti speciali del servizio di sicurezza ucraino.
Tre aerei e tre elicotteri tra gli obiettivi
L’SBU sostiene che i droni abbiano colpito un aereo da trasporto militare An-12, due An-26 e tre elicotteri presenti nell’area di parcheggio dell’aeroporto.
Sempre secondo la versione ucraina, dopo l’attacco si sarebbe sviluppato un vasto incendio accompagnato da detonazioni secondarie.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha successivamente affermato che l’esito dell’operazione sui sei aeromobili sarebbe stato confermato.
Il ruolo del Centro Operazioni Speciali “Alfa”
L’elemento più interessante dell’operazione riguarda il reparto che l’ha condotta. Il Centro Operazioni Speciali “Alfa” dell’SBU è la componente incaricata delle attività speciali del servizio di sicurezza ucraino e dall’inizio della guerra ha progressivamente ampliato il proprio impiego, affiancando alle tradizionali attività antiterrorismo operazioni di ricognizione, sabotaggio e attacco in profondità.
L’impiego di droni a lunga gittata contro un aeroporto militare rappresenta bene l’evoluzione di queste unità: le operazioni speciali non richiedono più necessariamente l’infiltrazione fisica di piccoli nuclei oltre le linee, ma possono essere condotte anche attraverso sistemi unmanned capaci di raggiungere obiettivi centinaia di chilometri all’interno del territorio avversario.
Colpita anche la raffineria di Yaroslavl
Nella stessa notte l’SBU, insieme ad altre componenti delle Forze di Difesa ucraine, ha attaccato anche la raffineria di Yaroslavl, uno dei principali impianti petroliferi russi.
All’operazione avrebbero partecipato anche le Forze dei Sistemi Senza Pilota, l’intelligence militare ucraina DIU e altre unità. Dopo l’attacco sarebbe stato registrato un incendio nell’area della raffineria.
Il doppio attacco conferma la strategia ucraina di colpire contemporaneamente infrastrutture militari, logistiche ed energetiche in profondità nel territorio russo, cercando di ridurre sia la capacità operativa delle Forze Armate sia quella di sostenere logisticamente il conflitto.
La guerra dei droni si sposta sempre più in profondità
L’attacco a Rostov-Central si inserisce in una fase nella quale entrambe le parti stanno aumentando l’impiego di sistemi senza pilota a lunga gittata.
Per le unità speciali ucraine il drone è ormai diventato non soltanto uno strumento tattico sul campo di battaglia, ma una vera capacità di deep strike, capace di portare l’azione contro basi aeree, depositi, infrastrutture energetiche e nodi logistici molto lontani dalla linea del fronte.
La reale entità dei danni provocati a Rostov dovrà essere confermata da ulteriori riscontri, ma l’operazione dimostra ancora una volta come il confine tra Forze Speciali, intelligence e guerra unmanned sia diventato sempre più sottile.
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