Le Forze Armate italiane confermano un ruolo di primissimo piano nella proiezione di sicurezza euro-atlantica, operando contemporaneamente su due fronti critici ad altissimo rischio. Se sul fianco orientale della Nato l’Italia risponde con tempestività e concretezza alla minaccia russa — come dimostrato dal recente scramble dei caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air Baltic Thunder III decollati da Šiauliai, in Lituania, per intercettare jet di Mosca nello spazio aereo baltico — sul quadranete meridionale la situazione assume i contorni di una crisi sistemica e strutturale che richiede un cambio di passo radicale da parte di tutta l’Unione Europea.
Il fronte Sud e la minaccia Houthi: il silente abbandono del Mar Rosso
La gravità del quadrante meridionale è acuita dall’offensiva delle milizie yemenite Houthi. L’occupazione delle isole Hanish (Grande e Piccola) e dell’isola di Zuqar, unita alla conquista del porto di Mokha, ha consegnato ai ribelli (sostenuti dall’asse di Teheran) un controllo tattico devastante sullo Stretto di Bab el-Mandeb.
Come denunciato con fermezza dal ministro della Difesa Guido Crosetto, l’avanzata delle milizie yemenite e i continui attacchi — culminati nell’episodio che ha visto colpito un velivolo F-2000 italiano in un’area decentrata della base di Ta’if in Arabia Saudita (dove opera personale impegnato in Inherent Resolve, senza registrare vittime tra i nostri militari) — dimostrano come la crisi non sia più confinata a una dinamica locale.
La saldatura tra il controllo costiero e gli avamposti insulari delle Hanish mette direttamente a rischio:
- Le rotte commerciali globali e i flussi energetici che collegano il Golfo al Mediterraneo e al Canale di Suez.
- La competitività e l’economia dei porti italiani ed europei, strangolate da un’interdizione marittima che costringe i mercantili a circumnavigare l’Africa o a rischiare il transito sotto minaccia di missili balistici e droni-kamikaze con raggio d’azione fino a 2.000 chilometri.
- La stabilità regionale allargata, con il rischio di una reazione a catena che potrebbe vedere l’attivazione di patti di difesa congiunti tra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita.
L’ora delle responsabilità: l’auspicio di un impegno attivo del Nord Europa
Di fronte a questo scenario, la risposta strategica italiana evidenzia una dolorosa asimmetria nell’architettura di sicurezza continentale. Mentre l’Italia e pochi altri partner mediterranei sobbarcano l’onere operativo e diplomatico — guidando in mare con la fregata Bergamini e il capitano di fregata Sarah Arrighi la missione Eunavfor Aspides, e pianificando interventi tempestivi per garantire il transito mercantile senza attendere le lungaggini della burocrazia europea — le nazioni del Nord Europa continuano a mostrare una colpevole inerzia.
La sicurezza dei flussi marittimi che alimentano i mercati dell’intero continente non può gravare unicamente sui Paesi del Mediterraneo. L’auspicio strategico che emerge con forza è che l’Europa del Nord riconosca finalmente che il Mar Rosso e il Mediterraneo sono la frontiera economica vitale dell’intera Unione, superando le divisioni geografiche e assumendosi un impegno militare e politico paritetico a quello profuso con convinzione sul fianco orientale.
Verso una postura autonoma e responsabile
Il governo italiano, attraverso la linea pragmatica tracciata da Crosetto, ha ribadito che la Difesa non rimarrà bloccata dalle indecisioni comunitarie. Si valutano piani operativi autonomi e il richiamo di capacità nazionali per la protezione del naviglio mercantile, bilanciando con fermezza:
- Il supporto indifferibile alla Nato a est, a garanzia della deterrenza collettiva.
- La tutela inflessibile della proiezione marittima a sud, esigendo al contempo che i partner continentali escano dalla logica della delega e condividano pienamente il peso strategico della sicurezza euro-mediterranea.
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