Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha respinto con fermezza qualsiasi tentativo di associare la Brigata Paracadutisti “Folgore”, o un’altra unità dell’Esercito, a una specifica area politica.
L’intervento è avvenuto presso la caserma “Emidio Clementi” di Ascoli Piceno, durante la cerimonia di giuramento dei Volontari in Ferma Iniziale del primo blocco 2026.
Senza nominarlo direttamente, Masiello ha risposto alle dichiarazioni dell’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, che durante una trasmissione televisiva aveva definito la Folgore la «quintessenza della destra italiana».
«Siamo la quintessenza della Patria»
Riprendendo proprio il termine utilizzato da Alemanno, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito ha chiarito che nessun reparto militare può essere considerato espressione di una parte politica.
Noi siamo la quintessenza della Patria, siamo la quintessenza dei valori della Costituzione
Il riferimento, pur senza citare esplicitamente la Folgore, è apparso inequivocabile. Il generale ha ribadito che l’Esercito appartiene all’intera comunità nazionale e serve la Repubblica nel rispetto della Costituzione, al di sopra delle divisioni partitiche e ideologiche.
La storia, le tradizioni e i simboli dei reparti, secondo il messaggio del generale, non possono quindi essere utilizzati come strumenti di appartenenza o propaganda politica.
La Patria non è un concetto partitico
Nel corso del suo intervento Masiello ha sottolineato che il concetto di Patria non deve essere confuso con un’ideologia o con una determinata posizione politica.
Servire la Patria significa difendere una comunità, le sue istituzioni e uno stile di vita costruito attraverso il sacrificio delle generazioni precedenti.
Un’appartenenza che non può fondarsi sulle divisioni, sulle convenienze personali o sulle polemiche, ma sulla consapevolezza di essere parte di una collettività nazionale.
Il giuramento come scelta di vita
Rivolgendosi direttamente ai Volontari in Ferma Iniziale, il Capo di Stato Maggiore ha ricordato la portata dell’impegno assunto con il giuramento.
La scelta militare comporta infatti la disponibilità a mettere il bene della collettività davanti all’interesse personale, indipendentemente dal grado ricoperto.
Masiello ha definito questo principio come il «sigillo del noi sull’io»: generali, ufficiali, marescialli, graduati e soldati sono accomunati dagli stessi valori rappresentati dall’uniforme e dalle stellette.
«Non serviamo l’Italia part-time»
Il generale ha poi richiamato i giovani militari alla realtà e alle responsabilità della professione scelta.
La vita nell’Esercito, ha spiegato, non coincide con un normale orario lavorativo e non offre scorciatoie o facili comodità. Il militare deve essere disponibile e preparato in ogni momento, perché l’Esercito è chiamato a servire il Paese ventiquattro ore al giorno.
Chi indossa l’uniforme deve quindi essere consapevole delle rinunce personali richieste e della necessità di prepararsi agli scenari più difficili.
Il messaggio rivolto ai volontari è stato netto: chi non si riconosce pienamente in questi valori è ancora in tempo per scegliere una strada diversa. Chi invece accetterà fino in fondo il significato del giuramento entrerà in una comunità nella quale non sarà mai lasciato solo.
«La pace non è più scontata»
L’intervento si è concluso con un riferimento alla situazione internazionale e al progressivo deterioramento del quadro di sicurezza.
Secondo Masiello, la pace non può più essere considerata una condizione automatica e permanente. Per preservarla sono necessarie Forze armate credibili, addestrate e pronte, inserite però in una più ampia cultura nazionale della sicurezza.
Una responsabilità che non riguarda esclusivamente i militari, ma l’intero sistema Paese: istituzioni, cittadini, industria e società civile.
Il discorso pronunciato ad Ascoli Piceno assume così un duplice significato. Da una parte, la difesa dell’imparzialità e dell’unità dell’Esercito; dall’altra, il richiamo alla preparazione militare in una fase storica nella quale conflitti, crisi internazionali e minacce ibride rendono la sicurezza nazionale sempre più complessa.
La Folgore, come ogni reparto delle Forze armate, custodisce una storia, delle tradizioni e un’identità militare.
Ma non appartiene a una parte politica: appartiene all’Italia.
Fonti
La7 – Vannacci, Alemanno: “La Folgore quintessenza della destra”, 10 luglio 2026.
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