Forze Speciali

Spetsnaz russi sacrificati al fronte: perché usare le Forze Speciali come fanteria è un errore

La guerra in Ucraina ha mostrato i rischi di impiegare le Forze Speciali come fanteria d’élite. Gli Spetsnaz russi avrebbero subito perdite pesantissime dopo essere stati usati in combattimenti frontali. Il messaggio è chiaro: capacità costruite in anni non dovrebbero essere consumate per compensare le carenze delle forze convenzionali. Una lezione che va ben oltre il conflitto russo-ucraino.

Operatori delle Forze Speciali russe (Spetsnaz) durante un’attività operativa.
Operatori delle Forze Speciali russe (Spetsnaz) durante un’attività operativa. - © SpetsnazAlpha / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.
Operatori delle Forze Speciali russe (Spetsnaz) durante un’attività operativa.
Forze Speciali

Spetsnaz russi sacrificati al fronte: perché usare le Forze Speciali come fanteria è un errore

Operatori delle Forze Speciali russe (Spetsnaz) durante un’attività operativa. - © SpetsnazAlpha / Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 3.0.
Condoralex Condoralex 24 agosto 2026 9 min di lettura 91 Scarica PDF

La guerra in Ucraina ha mostrato i rischi di impiegare le Forze Speciali come fanteria d’élite. Gli Spetsnaz russi avrebbero subito perdite pesantissime dopo essere stati usati in combattimenti frontali. Il messaggio è chiaro: capacità costruite in anni non dovrebbero essere consumate per compensare le carenze delle forze convenzionali. Una lezione che va ben oltre il conflitto russo-ucraino.

La guerra in Ucraina ha mostrato con particolare evidenza uno dei rischi più grandi nell’impiego delle unità d’élite: utilizzare uomini altamente specializzati per compensare le carenze della fanteria convenzionale.

È quanto sarebbe accaduto, soprattutto nelle prime fasi dell’invasione russa, con alcune unità Spetsnaz del GRU, impiegate in combattimenti frontali e missioni più vicine a quelle della fanteria leggera che ai compiti per i quali erano state selezionate e addestrate.

Il risultato, secondo diverse analisi occidentali e documenti d’intelligence emersi negli anni successivi, sarebbe stato un livello di perdite estremamente elevato e, soprattutto, la dispersione di capacità militari che richiedono anni per essere costruite.

Una lezione che va ben oltre il conflitto russo-ucraino.

Le Forze Speciali non sono semplicemente “soldati migliori”

Alla base del problema c’è un equivoco abbastanza comune: considerare le Forze Speciali come una sorta di fanteria particolarmente addestrata, da utilizzare ogni volta che un reparto convenzionale non riesce a raggiungere un obiettivo.

In realtà il valore di un operatore delle Forze Speciali non risiede soltanto nella capacità di combattere meglio.

Dietro ogni uomo vi sono selezione, addestramento, specializzazioni, esperienza operativa e capacità tecniche che possono richiedere anni per essere sviluppate.

Ricognizione speciale, acquisizione degli obiettivi, sabotaggio, azione diretta, supporto a forze partner, infiltrazione clandestina e raccolta informativa sono attività nelle quali pochi uomini possono produrre effetti operativi o strategici molto superiori alla loro consistenza numerica.

Utilizzarli semplicemente per conquistare o mantenere una trincea significa quindi impiegare una capacità estremamente costosa per svolgere un compito che, in linea di principio, dovrebbe essere affidato alla fanteria.

Cosa è accaduto agli Spetsnaz russi

Uno dei documenti più significativi emersi durante la guerra è contenuto nel materiale classificato statunitense trapelato nel 2023 attraverso i cosiddetti Discord Leaks.

Secondo le valutazioni dell’intelligence americana riportate dal Washington Post, il comando russo avrebbe fatto un uso eccessivo delle proprie brigate Spetsnaz, impiegandole insieme alle formazioni di fanteria in prima linea.

Le conseguenze sarebbero state pesantissime.

Le valutazioni statunitensi indicavano che quattro delle cinque brigate Spetsnaz rientrate dalle operazioni nell’estate del 2022 avevano subito perdite significative. Per alcune unità venivano ipotizzati tassi di attrito compresi addirittura tra il 90 e il 95 per cento.

Una delle brigate analizzate sarebbe passata da circa 900 uomini schierati a soli 125 effettivi ancora operativi.

Sono dati provenienti da valutazioni d’intelligence e devono quindi essere considerati come stime, non come numeri ufficialmente confermati dalla Russia. Ma la dinamica descritta è stata riscontrata anche da diversi analisti indipendenti.

Da ricognitori e sabotatori a fanteria leggera

La funzione originaria delle unità Spetsnaz del GRU è particolarmente importante per comprendere il problema.

Un rapporto dell’Institute for the Study of War descrive queste unità come forze direttamente subordinate all’intelligence militare russa, destinate principalmente a ricognizione e sabotaggio.

Lo stesso rapporto osserva però che, durante la guerra in Ucraina, reparti Spetsnaz sono stati utilizzati anche come fanteria leggera in combattimenti particolarmente duri.

Il problema non è che un operatore delle Forze Speciali non sia in grado di combattere come un fante.

Ovviamente può farlo.

Il problema è il rapporto tra costo, tempo di formazione e valore operativo della risorsa impiegata.

Perdere un fante significa dover sostituire un soldato.

Perdere un operatore con anni di esperienza nella ricognizione speciale, nelle comunicazioni, nell’acquisizione obiettivi o nelle operazioni clandestine significa perdere contemporaneamente un soldato e una capacità specialistica.

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Kharkiv, Mariupol e Donbass

Secondo l’analista militare Rob Lee, citato nell’inchiesta del Washington Post, una delle ragioni del massiccio impiego delle unità d’élite sarebbe stata proprio la difficoltà mostrata inizialmente da alcune formazioni russe di fanteria motorizzata.

I comandi avrebbero quindi utilizzato Spetsnaz, VDV e fanteria di marina per compensare quelle carenze.

A Kharkiv, nei primi giorni dell’invasione, piccoli gruppi Spetsnaz sarebbero stati inviati in città senza un adeguato supporto delle forze convenzionali. Diversi uomini sarebbero stati uccisi o catturati.

Situazioni analoghe si sarebbero verificate successivamente a Mariupol, nel Donbass e nell’area di Vuhledar, dove reparti specializzati sono stati progressivamente assorbiti dalla battaglia terrestre.

È il classico meccanismo attraverso il quale una forza scelta diventa una sorta di “pompiere del fronte”: viene inviata dove la situazione è più difficile proprio perché è considerata più affidabile.

Nel breve periodo può funzionare.

Nel lungo periodo consuma precisamente le unità che sarebbe più difficile ricostituire.

Anche i VDV hanno pagato lo stesso prezzo

Il fenomeno non riguarda soltanto le Forze Speciali.

Un discorso analogo può essere fatto per i VDV, le Vozdushno-desantnye voyska, le truppe aviotrasportate russe.

È importante precisarlo: i VDV non sono Forze Speciali, ma costituiscono tradizionalmente una componente altamente selezionata e rapidamente proiettabile delle Forze Armate russe.

Proprio per questo sono stati utilizzati ripetutamente nei punti più importanti del fronte.

L’esempio simbolicamente più conosciuto rimane Hostomel, nelle prime ore dell’invasione del febbraio 2022.

L’operazione prevedeva l’occupazione dell’aeroporto Antonov attraverso un assalto elitrasportato che avrebbe dovuto consentire il rapido afflusso di altre forze verso Kiev.

Secondo una recente analisi del Royal United Services Institute, circa 200-300 militari VDV e Spetsnaz furono inseriti nell’area utilizzando una formazione di 34 elicotteri. L’operazione riuscì inizialmente a portare le truppe sull’obiettivo, ma la forza russa non riuscì a trasformare il successo tattico iniziale nel risultato operativo previsto. 

Negli anni successivi i VDV hanno continuato a essere utilizzati sempre più frequentemente come fanteria d’assalto.

L’Institute for the Study of War osservava già nel 2024 che alcune unità aviotrasportate russe stavano ormai conducendo gli stessi assalti frontali basati sulla fanteria delle normali unità motorizzate, con la conseguente erosione delle differenze che tradizionalmente distinguevano le formazioni considerate d’élite.

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Quando l’élite diventa la riserva del comandante

Il problema russo evidenzia una tentazione che può esistere in qualsiasi esercito.

Quando una formazione convenzionale non riesce ad avanzare, il comandante tende naturalmente a impiegare il reparto che considera più affidabile.

Prima vengono utilizzate le unità migliori.

Se la situazione continua a deteriorarsi, vengono richiamate nuovamente.

Poi ancora.

Alla fine una forza nata per compiti specifici viene trasformata in riserva operativa per tappare le falle del dispositivo convenzionale.

È esattamente il contrario del principio che dovrebbe guidare l’impiego delle Forze Speciali: utilizzarle quando le loro capacità peculiari producono un effetto che una forza convenzionale non potrebbe ottenere con la stessa efficacia.

Perdere uomini significa perdere anni

Le Forze Speciali costituiscono inoltre una risorsa particolarmente difficile da rigenerare.

Secondo i documenti d’intelligence statunitensi trapelati nel 2023, per ricostruire alcune delle capacità Spetsnaz perdute dalla Russia sarebbero stati necessari anni, potenzialmente fino a un decennio.

Il problema non è soltanto reclutare nuovi uomini.

Un reparto speciale vive infatti della propria esperienza collettiva: comandanti, specialisti delle comunicazioni, tiratori scelti, operatori sanitari, artificieri, specialisti dell’intelligence e personale capace di lavorare in piccoli nuclei autonomi.

Quando queste professionalità vengono disperse contemporaneamente, non è sufficiente sostituire numericamente i caduti.

Bisogna ricostruire la cultura operativa del reparto.

La guerra d’attrito tende a consumare anche le élite

L’evoluzione del conflitto ha inoltre modificato profondamente il modo in cui la Russia combatte.

Il RUSI, acronimo del Royal United Services Institute for Defence and Security Studies, uno dei più autorevoli think tank britannici specializzati in difesa, sicurezza e studi militari, ha descritto già nel 2023 una crescente differenziazione della fanteria russa tra elementi destinati a mantenere il terreno, unità d’assalto, forze specializzate e personale utilizzato per localizzare le posizioni ucraine attraverso continui combattimenti di contatto. 

Nel gennaio 2026 il Center for Strategic and International Studies ha evidenziato come la strategia russa continui a privilegiare piccoli gruppi di fanteria, droni FPV, artiglieria e bombe plananti per ottenere avanzamenti molto limitati attraverso una continua pressione sul fronte.

In una guerra di questo tipo anche le unità migliori rischiano inevitabilmente di essere assorbite dalla logica dell’attrito.

E ancora nel 2026 la Russia continua a spostare unità considerate d’élite, come elementi della 76ª Divisione VDV, da un settore all’altro del fronte per rispondere alle esigenze operative più urgenti.

La vera lezione: non trasformare una capacità speciale in fanteria costosa

La lezione che arriva dall’esperienza russa non è quindi che le Forze Speciali non debbano mai combattere in prima linea.

L’azione diretta è precisamente uno dei loro compiti e alcune missioni possono richiedere combattimenti estremamente violenti.

La distinzione è un’altra.

Una cosa è utilizzare una Forza Speciale perché la missione richiede capacità speciali.

Un’altra è utilizzarla perché la fanteria convenzionale disponibile non è in grado di svolgere il proprio compito.

Nel primo caso si sfrutta una capacità. Nel secondo la si consuma.

Ed è probabilmente questa una delle lezioni più importanti lasciate finora dal fronte ucraino: un operatore delle Forze Speciali può certamente essere impiegato come un eccellente fante, ma farlo sistematicamente significa spendere una delle risorse più difficili da creare di un esercito per ottenere un risultato che dovrebbe essere garantito dalle forze convenzionali.

La fanteria d’élite può essere ricostituita molto velocemente.

Una capacità speciale, quando viene dispersa, richiede molto più tempo.

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