Quando il 24 febbraio 2022 le colonne corazzate russe attraversarono il confine ucraino, Mosca pensava di conoscere il nemico che aveva davanti. Conosceva l’Esercito ucraino, ne aveva studiato le capacità e aveva preparato per mesi una gigantesca operazione militare destinata, nelle intenzioni del Cremlino, a piegare rapidamente Kyiv.
Ma sulle mappe mancava qualcosa. Dietro l’Ucraina era già stata costruita una macchina occidentale: non divisioni NATO schierate apertamente sul campo, ma intelligence, satelliti, intercettazioni, addestramento, pianificazione e consulenza militare. Una rete cresciuta nell’ombra per anni e destinata a pesare molto più di quanto apparisse pubblicamente nei primi mesi della guerra.
Al centro di questa storia ci sono soprattutto due protagonisti: gli Stati Uniti, con la CIA e il proprio apparato militare e d’intelligence, e il Regno Unito, con una presenza militare molto più profonda di quanto fosse inizialmente apparso pubblicamente.
E sullo sfondo compaiono inevitabilmente anche loro: le UK Special Forces, il mondo coperto dal segreto nel quale rientrano SAS e SBS.
Questa non è la storia di una NATO che combatte al posto dell’Ucraina. È la storia, molto più complessa, di come l’Occidente abbia contribuito a trasformare l’Ucraina in un avversario enormemente più difficile da distruggere.
Tutto comincia molto prima del 2022
Per capire quello che accadde nelle prime settimane dell’invasione bisogna tornare al 2014, quando la Russia occupa e annette la Crimea e nel Donbass esplode il conflitto con i separatisti sostenuti da Mosca. Da quel momento, per Kyiv, il confronto con la Russia smette di essere soltanto politico e diventa una guerra destinata a durare. È proprio allora che prende forma una collaborazione con gli Stati Uniti che negli anni successivi assumerà un peso enorme.
Una dettagliata ricostruzione pubblicata da ABC News nel gennaio 2025, basata sulle testimonianze di numerosi ex funzionari americani e ucraini, colloca nel 2014 l'origine della partnership tra CIA e intelligence ucraina.
Gli Stati Uniti iniziarono a contribuire alla ricostruzione e alla professionalizzazione di apparati ucraini che portavano ancora sulle spalle l'eredità sovietica e che erano stati pesantemente penetrati dall'intelligence russa.
L'obiettivo non era semplicemente fornire informazioni, ma costruire capacità: addestrare personale, creare strutture, migliorare la raccolta e l'analisi dell'intelligence e rendere Kyiv progressivamente più capace di leggere le mosse di Mosca. Anno dopo anno, quella rete sarebbe diventata sempre più sofisticata.
Quando nel febbraio 2022 Putin ordinò l'invasione generale, la CIA non stava cominciando a conoscere gli ucraini: lavorava con loro da anni.
L'Occidente aveva previsto l'invasione
Uno degli aspetti più impressionanti della guerra riguarda ciò che accadde prima ancora che venisse sparato il primo colpo. Gli Stati Uniti avevano compreso che la Russia stava preparando qualcosa di enorme.
William Burns, direttore della CIA, ha successivamente spiegato pubblicamente come la comunità d'intelligence americana fosse riuscita durante il 2021 a costruire un quadro sempre più chiaro dei preparativi russi per una grande invasione dell'Ucraina, come emerge anche dalle audizioni ufficiali della comunità d'intelligence statunitense.
Washington fece qualcosa di insolito: cominciò a rendere pubbliche informazioni d'intelligence riservate, anticipando mosse e intenzioni russe. L'obiettivo era privare Mosca di uno dei suoi strumenti tradizionalmente più efficaci, la sorpresa strategica, e limitarne la capacità di costruire una narrativa alternativa sugli eventi. Putin attaccò comunque, ma non trovò davanti a sé un'Ucraina completamente cieca.
Poi cominciò la guerra vera
Dalle prime ore del 24 febbraio il problema diventò brutalmente semplice: trovare il nemico, seguirne i movimenti, individuarne i comandi, comprenderne le intenzioni e trasformare tutto questo in bersagli prima che fosse la Russia a fare lo stesso.
È qui che il contributo occidentale assume una dimensione completamente diversa.
Negli anni successivi sono emersi progressivamente dettagli sulla profondità della cooperazione tra Stati Uniti e Ucraina.
Una delle ricostruzioni più importanti è quella pubblicata nel marzo 2025 dal New York Times, basata su centinaia di interviste, che ha descritto l'architettura della collaborazione militare tra Washington e Kyiv.
Uno dei centri nevralgici divenne Wiesbaden, in Germania, sede dello U.S. Army Europe and Africa.
Da lì americani e ucraini costruirono un sistema attraverso il quale informazioni provenienti dall'immenso apparato di intelligence occidentale potevano essere trasformate in elementi utili alla pianificazione militare.
La ricostruzione del Times britannico conferma il ruolo centrale assunto da Wiesbaden, definita dall'ex comandante ucraino Valerii Zaluzhnyi una sorta di “arma segreta” per coordinare pianificazione operativa e necessità del fronte.
Questa è probabilmente la chiave per comprendere l'effetto dell'assistenza occidentale. Un satellite individua, un sensore intercetta, un servizio d'intelligence analizza, un comando identifica una vulnerabilità e l'informazione viene trasformata in una possibilità operativa. Il soldato che preme il grilletto rimane ucraino, ma dietro quel grilletto può esistere una catena informativa gigantesca.
La “kill chain” che Mosca doveva affrontare
Ed è qui che il rapporto fra Ucraina e Stati Uniti diventa militarmente decisivo.
La guerra moderna non viene vinta soltanto da chi possiede più carri armati, cannoni o missili. Conta anche la velocità con cui si riesce a chiudere il ciclo individuare, identificare, decidere, colpire e verificare.
In termini militari, significa comprimere la kill chain.
Ed è esattamente il settore nel quale l'enorme superiorità occidentale nell'intelligence poteva compensare almeno in parte la superiorità quantitativa russa.
L'Ucraina possedeva combattenti estremamente motivati, comandanti che avevano accumulato esperienza dal 2014 e una crescente capacità autonoma.
Gli Stati Uniti potevano aggiungere qualcosa che Kyiv da sola non avrebbe potuto replicare rapidamente: una rete globale di satelliti, SIGINT, ricognizione, analisi e comando.
La combinazione poteva produrre effetti devastanti, senza però trasformare l'Occidente in un osservatore onnisciente. La Russia continuò ad avanzare, conquistare territori e infliggere perdite enormi. Ma una cosa era cambiata: l'Esercito russo non stava combattendo contro lo stesso avversario che avrebbe affrontato dieci anni prima.
E poi ci sono i britannici
Se l'intervento americano fu caratterizzato soprattutto dalla gigantesca capacità tecnologica e informativa degli Stati Uniti, quello britannico appare per alcuni aspetti ancora più aggressivo e diretto.
Il Regno Unito lavorava con le forze ucraine molto prima dell'invasione.
Attraverso Operation Orbital, Londra aveva avviato dal 2015 una missione di addestramento che precedette di anni il conflitto su vasta scala. L'assistenza britannica continuò poi a evolversi e, alla vigilia dell'invasione, militari britannici addestrarono gli ucraini anche all'impiego dei missili anticarro NLAW.
Nel gennaio 2022 Londra aveva iniziato a trasferire migliaia di NLAW all'Ucraina.
Poche settimane dopo, quei sistemi sarebbero stati utilizzati contro le colonne russe. Non furono certo gli NLAW, da soli, a “salvare Kyiv”: la sconfitta dell'offensiva russa sulla capitale fu il prodotto di problemi logistici, terreno, resistenza ucraina, errori di pianificazione e intelligence. Ma il punto rimane: quando arrivarono i carri russi, gli ucraini avevano già le armi e sapevano già usarle. Non fu un caso, ma il risultato di una preparazione iniziata prima dell'invasione.
Gli inglesi dentro la pianificazione
Negli anni successivi è emerso quanto Londra fosse profondamente coinvolta anche ai livelli superiori.
Un'inchiesta del Times dell'aprile 2025 ha descritto il ruolo svolto dai vertici militari britannici, in particolare dall'allora Chief of the Defence Staff ammiraglio Sir Tony Radakin, insieme ad altri alti ufficiali britannici.
Il rapporto con Kyiv non riguardava semplicemente la consegna di materiale.
I britannici partecipavano alla valutazione dei piani, ai war game, all'analisi delle necessità operative e al collegamento tra leadership ucraina e americana.
Secondo la ricostruzione del Times, gli ufficiali britannici partecipavano a quel lavoro tipico di uno stato maggiore che precede ogni offensiva: verificare se il piano fosse realistico, se uomini e munizioni fossero sufficienti, dove il nemico avrebbe potuto reagire e quali capacità mancassero per rendere l'operazione sostenibile.
A Wiesbaden, britannici, americani e ucraini finirono così per costruire un rapporto operativo che andava enormemente oltre la semplice formula dell'“assistenza militare”.
Le forze speciali britanniche sul terreno
Poi c'è il capitolo più opaco e delicato di tutta la presenza britannica: quello delle UK Special Forces, il comparto nel quale operano reparti come SAS e SBS.
Qui non servono supposizioni. Bastano i documenti.
Nell'aprile 2023 una serie di documenti militari statunitensi classificati finiti online, ricostruiti dal Guardian, indicava la presenza in Ucraina di 97 appartenenti alle forze speciali occidentali tra febbraio e marzo.
Di questi, 50 erano britannici, più della metà dell'intera presenza indicata nei documenti e il contingente occidentale più numeroso.
È un dato che cambia completamente la percezione del coinvolgimento britannico. Londra non si limitava a fornire armi, addestramento e consulenza dall'esterno: personale delle forze speciali britanniche era presente fisicamente sul terreno ucraino.
I documenti non attribuivano pubblicamente quei 50 uomini a uno specifico reparto, ma il dato sostanziale resta: il Regno Unito aveva schierato in Ucraina una presenza UKSF numericamente rilevante, inserita nel cuore di una guerra nella quale Londra stava già svolgendo un ruolo decisivo nell'addestramento, nell'intelligence e nella pianificazione.
E in un conflitto moderno, una presenza di questo tipo non si misura soltanto in uomini.
Si misura soprattutto in capacità trasferite, pianificazione, esperienza operativa e integrazione con l'intelligence.
Cinquanta uomini possono cambiare una guerra?
Preso isolatamente, cinquanta operatori sembrano irrilevanti in una guerra combattuta da centinaia di migliaia di soldati. Ma è una lettura sbagliata delle forze speciali. Un operatore SAS non viene impiegato per sostituire un fante in trincea: una piccola squadra può addestrare decine o centinaia di uomini, assistere nella pianificazione, sviluppare procedure, trasferire esperienza operativa e integrare meglio intelligence e azione sul campo. È questo l'effetto moltiplicatore.
Non conta quanti uomini occidentali siano sul campo. Conta quante capacità riescano a trasferire a chi combatte.
Ed è esattamente per questo che la presenza delle forze speciali britanniche, se inserita nel quadro complessivo della cooperazione, assume un significato completamente diverso.
L'SBS e le accuse russe
Mosca, naturalmente, è andata molto oltre.
Nell'aprile 2024 l'FSB accusò direttamente lo Special Boat Service britannico di aver partecipato alla preparazione di operazioni ucraine nel Mar Nero.
Secondo l'intelligence russa, personale SBS avrebbe assistito le forze speciali navali ucraine.
Reuters riportò l'accusa sottolineando però un elemento fondamentale: il governo britannico non confermò quelle affermazioni.
La distinzione è essenziale. La presenza di personale UK Special Forces è supportata da documenti occidentali trapelati; le specifiche accuse sulle operazioni dell'SBS provengono invece dall'FSB russo e non possono essere trattate come fatti accertati. È una differenza sostanziale sul piano giornalistico.
Eppure Londra era sul terreno
Altri elementi emersi negli anni mostrano comunque che la presenza britannica in Ucraina non era puramente diplomatica.
Nel 2024 una conversazione riservata tra alti ufficiali tedeschi, intercettata e resa pubblica dalla Russia, conteneva riferimenti al ruolo britannico nell'assistenza all'Ucraina nell'impiego di sistemi d'arma a lungo raggio.
Il governo britannico mantenne la consueta riservatezza sui dettagli operativi, mentre il Guardian ricordò che Londra aveva già riconosciuto la presenza di proprio personale in Ucraina per supportare la sede diplomatica e attività di addestramento.
Ancora una volta, il quadro che emerge non è quello di un esercito britannico impegnato apertamente contro Mosca, ma di una presenza fatta di tecnici, addestratori, consiglieri, intelligence, forze speciali e pianificazione. Una struttura deliberatamente mantenuta sotto la soglia che avrebbe trasformato formalmente la guerra russo-ucraina in uno scontro diretto tra Russia e NATO.
La Russia ha quindi combattuto contro la NATO?
No, ed è importante dirlo con chiarezza. La Russia ha combattuto e combatte contro le Forze Armate ucraine. Sono gli ucraini ad aver subito le perdite, ad aver difeso Hostomel, Kyiv, Kharkiv, Mykolaiv e il Donbass, a essere rimasti nelle trincee e a combattere nei mezzi corazzati.
Attribuire agli occidentali la resistenza ucraina significherebbe cancellare il fattore principale della guerra: la decisione dell'Ucraina di combattere.
Ma sarebbe altrettanto ingenuo raccontare l'altra metà della storia come se non fosse mai esistita.
L'Ucraina non ha combattuto da sola dal punto di vista tecnologico, informativo e logistico.
Dietro di lei si trovava la più potente infrastruttura militare e d'intelligence del mondo occidentale.
La vera arma occidentale non era un missile
HIMARS, Storm Shadow, Patriot, NLAW e ATACMS sono i nomi che hanno occupato le prime pagine. Sono armi visibili, fotografabili, quantificabili.
Ma probabilmente una delle più importanti armi fornite all'Ucraina non aveva una testata esplosiva.
Era l'informazione: sapere dove si trova il nemico, capirne gli spostamenti, individuare i quartier generali, ricostruirne le comunicazioni, valutarne le vulnerabilità e capire quando sta preparando un'offensiva. Poi collegare tutto questo a uomini e sistemi capaci di trasformare l'informazione in azione.
Una batteria HIMARS senza bersagli è soltanto un lanciatore.
Un missile Storm Shadow senza intelligence è soltanto un missile.
Un reparto speciale senza informazioni combatte quasi alla cieca.
L'intelligence trasforma l'arma in capacità.
Putin aveva previsto una guerra. Non questa guerra
La Russia aveva preparato l'invasione dell'Ucraina concentrando eserciti, missili, aviazione, forze aviotrasportate e unità speciali. Per mesi aveva costruito l'apparato necessario all'attacco.
Ma quando attraversò il confine si trovò davanti qualcosa di molto più complesso di quanto una semplice comparazione numerica degli eserciti potesse mostrare.
Davanti c'erano gli ucraini. Dietro, anni di addestramento occidentale, satelliti, analisti, Wiesbaden e le strutture di coordinamento, la CIA e i britannici. E, nella zona grigia che circonda una delle guerre più sorvegliate della storia moderna, c'erano anche uomini delle forze speciali britanniche.
Quanti fossero SAS, quanti SBS e cosa abbiano realmente fatto rimarrà probabilmente classificato ancora per molti anni.
Ma il quadro generale ormai è difficile da ignorare.
La guerra dentro la guerra
È forse questa una delle lezioni più importanti dell'Ucraina.
Le guerre moderne non vengono combattute soltanto lungo il fronte. Dietro quella visibile ne esiste una seconda, fatta di sensori, satelliti, server, intercettazioni, centri operativi, forze speciali, servizi segreti, analisti e pianificatori.
Una guerra nella quale la distanza tra chi raccoglie un'informazione e chi distrugge un bersaglio può attraversare migliaia di chilometri e diversi paesi.
Ed è proprio qui che CIA, apparato militare americano e forze britanniche hanno inciso maggiormente.
Non hanno combattuto la guerra al posto dell'Ucraina. Hanno fatto qualcosa di militarmente più sofisticato: hanno aiutato l'Ucraina a vedere prima, capire prima e, quando possibile, colpire prima.
Contro un avversario enormemente superiore per massa, mezzi e potenza di fuoco, questa differenza può significare sopravvivere.
E nel febbraio 2022, mentre a Mosca qualcuno immaginava probabilmente una campagna rapida contro Kyiv, la Russia scoprì che dietro il soldato ucraino non c'era soltanto l'Ucraina.
C'era una macchina costruita nell'ombra per quasi un decennio.
E quella macchina era già accesa.
Fonti principali
- CIA / U.S. Intelligence Community – audizioni e interventi pubblici sulla previsione dell'invasione russa e sull'intelligence raccolta nel 2021-2022.
- ABC News, 17 gennaio 2025 – ricostruzione della partnership tra CIA e intelligence ucraina iniziata dopo il 2014.
- The Times, 11 aprile 2025 – ricostruzione del ruolo dei vertici militari britannici, di Tony Radakin, dell'intelligence e della pianificazione con Kyiv e Washington.
- The Guardian, 11 aprile 2023 – documenti Pentagon leak indicanti fino a 50 appartenenti alle UK Special Forces presenti in Ucraina.
- Reuters, 11 aprile 2024 – accuse dell'FSB sul coinvolgimento dello Special Boat Service britannico, non confermate da Londra.
- House of Commons Library / UK Government – cronologia dell'assistenza e dell'addestramento britannico alle Forze Armate ucraine.
Immagine generata con AI
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