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La portaerei Garibaldi lascia l’Italia: dopo oltre 40 anni passerà alla Marina indonesiana

Dopo 41 anni di storia, la portaerei Giuseppe Garibaldi lascia l'Italia per trasferirsi alla Marina indonesiana. L'ammainabandiera a Taranto è l’atto conclusivo di una storia iniziata oltre quarant’anni fa: la nave, entrata in servizio nel 1985, fu protagonista di operazioni internazionali cruciali e simbolo dell'aviazione navale italiana. Per l'Indonesia sarà la prima portaerei della storia.

La portaerei Garibaldi lascia l’Italia: dopo oltre 40 anni passerà alla Marina indonesiana
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La portaerei Garibaldi lascia l’Italia: dopo oltre 40 anni passerà alla Marina indonesiana

La portaerei Garibaldi lascia l’Italia: dopo oltre 40 anni passerà alla Marina indonesiana
Condoralex Condoralex 24 agosto 2026 5 min di lettura 78 Scarica PDF

Dopo 41 anni di storia, la portaerei Giuseppe Garibaldi lascia l'Italia per trasferirsi alla Marina indonesiana. L'ammainabandiera a Taranto è l’atto conclusivo di una storia iniziata oltre quarant’anni fa: la nave, entrata in servizio nel 1985, fu protagonista di operazioni internazionali cruciali e simbolo dell'aviazione navale italiana. Per l'Indonesia sarà la prima portaerei della storia.

Si chiude definitivamente un capitolo importante della storia della Marina Militare italiana. Oggi, 24 agosto 2026, Nave Giuseppe Garibaldi (C-551) lascia Taranto e l’Italia per iniziare il trasferimento verso l’Indonesia, dove entrerà a far parte della Marina militare del Paese asiatico.

L’ultimo ammainabandiera è previsto oggi nel Mar Grande di Taranto, alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina. A salutare l’unità sarà anche il suo ultimo comandante, il Capitano di Vascello Marco Guerriero.

È l’atto conclusivo di una storia iniziata oltre quarant’anni fa e che ha profondamente segnato l’evoluzione della componente aeronavale italiana.

Dal 1985 protagonista della rinascita dell’aviazione navale italiana

Varata nel 1983 ed entrata in servizio nel 1985, la Giuseppe Garibaldi fu la prima grande unità italiana del dopoguerra progettata per impiegare una consistente componente aerea imbarcata.

La stessa Marina Militare la considera l’unità che diede il via alla moderna capacità aeronavale nazionale. Fu infatti sul Garibaldi che prese forma il percorso che avrebbe portato all'impiego degli AV-8B Harrier II, gli aerei a decollo corto e atterraggio verticale che per decenni hanno rappresentato la componente ad ala fissa imbarcata italiana.

Per 27 anni fu inoltre l’ammiraglia della Marina Militare.

Nel corso della sua carriera ha partecipato ad alcune delle principali operazioni internazionali che hanno visto impegnate le Forze Armate italiane, dalla Somalia ai Balcani, dall’Afghanistan alla Libia.

Tra queste figurano Restore Hope, Allied Force, Enduring Freedom e Unified Protector.

Il passaggio di testimone a Nave Trieste

Il progressivo ritiro del Garibaldi si inserisce nel profondo rinnovamento della componente navale italiana.

La Marina Militare aveva già indicato nel 2025 il passaggio di testimone tra la storica unità e Nave Trieste, la nuova Landing Helicopter Dock multiruolo destinata, tra gli altri compiti, alla proiezione anfibia e al supporto di operazioni aeronavali.

«Nave Garibaldi passa il testimone. Nave Trieste prende il largo», aveva sintetizzato la Marina nel marzo 2025.

Il Garibaldi, dunque, non viene sostituito da una piattaforma identica: le sue capacità sono oggi inserite in una struttura aeronavale più ampia che comprende anche la portaerei Cavour, con la componente F-35B, e Nave Trieste.

Perché l’Italia ha deciso di cederla

Una volta conclusa l’attività operativa era stata anche ipotizzata la possibilità di preservare la nave come museo galleggiante.

La soluzione non ha però trovato seguito.

Secondo quanto riportato dal Corriere del Mezzogiorno, il mantenimento della nave ormai fuori servizio avrebbe comportato nel solo 2025 circa 5 milioni di euro di costi tra energia elettrica, vigilanza, sicurezza e attività indispensabili per conservarne integrità e vivibilità.

In assenza della cessione, sarebbe inoltre stato necessario procedere all’alienazione e successivamente alla demolizione dell’unità, con un procedimento stimato in almeno 24 mesi e un costo indicato in circa 19 milioni di euro.

La scelta è quindi ricaduta sul trasferimento all’Indonesia nell’ambito della crescente cooperazione militare e industriale tra Roma e Jakarta.

Per l’Indonesia sarà la prima portaerei

Per la Marina indonesiana, la TNI AL, l’arrivo del Garibaldi rappresenta invece l’inizio di una nuova fase.

L’unità diventerà infatti la prima portaerei nella storia della Marina indonesiana.

Jakarta sta preparando da mesi personale, infrastrutture e strutture logistiche necessarie a gestirla. Nel luglio scorso la Marina indonesiana ha confermato l'invio in Italia di 100 militari destinati all'addestramento, mentre l'equipaggio completo potrebbe superare in futuro le 500 persone.

La formula ufficialmente indicata dalle autorità indonesiane è quella di una cessione a titolo di donazione, alla quale si accompagnano però i costi necessari per il ripristino, l'adeguamento e il trasferimento dell'unità.

È previsto inoltre un periodo di affiancamento tra personale italiano e indonesiano: secondo la Marina di Jakarta, marinai dei due Paesi formeranno un equipaggio congiunto durante il viaggio di trasferimento, permettendo agli indonesiani di familiarizzare direttamente con la nave sotto la supervisione del personale italiano.

Arrivo previsto il 20 settembre

Secondo quanto comunicato dal Ministero della Difesa indonesiano al Parlamento di Jakarta, l’arrivo del Giuseppe Garibaldi in Indonesia è programmato per il 20 settembre 2026.

Per l'Italia sarà quindi un addio definitivo a una nave che ha accompagnato più di quarant'anni di trasformazioni della Marina Militare.

Per l'Indonesia sarà, al contrario, l'inizio di una capacità completamente nuova.

Cambierà bandiera e cambierà equipaggio, ma il Garibaldi continuerà a navigare: una conclusione certamente particolare per quella che per quasi tre decenni è stata il simbolo e l'ammiraglia della flotta italiana.

Fonti

 

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