Prosegue in Alto Adige il programma di razionalizzazione e riqualificazione delle infrastrutture militari della Difesa. Il 21 settembre è stato sottoscritto a Bolzano il 7° Atto di Permuta, mentre alla Caserma “Lugramani” di Brunico sono state inaugurate due nuove palazzine polifunzionali destinate al personale dell’Esercito.
Un progetto avviato nel 2007
Il programma nasce dal Protocollo d’Intesa sottoscritto nel 2007 tra il Ministero della Difesa e la Provincia Autonoma di Bolzano e si sviluppa attraverso sei fasi operative disciplinate da specifici Accordi di Programma.
Il meccanismo prevede che la Provincia realizzi opere edilizie e infrastrutturali destinate alla Difesa, ricevendo in cambio, dopo il collaudo delle nuove strutture, beni demaniali e comprensori militari non più necessari alle esigenze operative del Dicastero.
Il progetto è seguito dal Segretariato Generale della Difesa, attraverso la Direzione Generale dei Lavori GENIODIFE, in collaborazione con la Provincia Autonoma di Bolzano e l’Agenzia del Demanio.
La Caserma “Rossi” di Merano
Nella sede della Provincia Autonoma di Bolzano, il presidente Arno Kompatscher e la direttrice dell’Agenzia del Demanio Alessandra dal Verme hanno sottoscritto il settimo Atto di Permuta.
Alla firma erano presenti anche il Segretario Generale della Difesa Fabio Mattei e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello.
L’atto sancisce il trasferimento formale alla Provincia Autonoma di Bolzano della seconda porzione della Caserma “Rossi” di Merano, nell’ambito del più ampio programma di razionalizzazione del patrimonio immobiliare militare.
Due nuove palazzine alla Caserma “Lugramani”
La delegazione si è quindi trasferita a Brunico, presso la Caserma “Lugramani”, dove sono stati inaugurati i nuovi interventi infrastrutturali realizzati sotto la supervisione di GENIODIFE.
I lavori hanno portato alla costruzione di due nuove palazzine polifunzionali, progettate per migliorare sia l’operatività dei reparti sia gli standard alloggiativi del personale dell’Esercito.
Le strutture sono state realizzate secondo le attuali normative in materia di sostenibilità, contenimento dell’impatto ambientale, risparmio energetico e utilizzo del suolo.
Una palazzina intitolata al Generale Ivan Resce
Nel corso della giornata è stato inoltre commemorato il Generale di Corpo d’Armata Ivan Resce, ricordato dalla Difesa come una delle figure che diedero impulso al Protocollo d’Intesa alla base dell’intero programma.
A Resce è stata intitolata una delle nuove palazzine della Caserma “Lugramani”.
Masiello: investire nelle infrastrutture significa investire nel personale
Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, ha sottolineato come l’ammodernamento delle infrastrutture rappresenti un investimento diretto sul personale e, di conseguenza, sulla capacità operativa della Forza Armata.
Una linea che emerge anche da altri recenti interventi promossi dall’Esercito. Solo pochi giorni fa, il 19 settembre, Masiello ha infatti dato il via ai lavori per il nuovo Centro Ricreativo dell’Esercito di Tor di Quinto, a Roma: oltre 4.000 metri quadrati destinati a militari e famiglie, con palestra, area wellness, ristorante, caffetteria e due piscine.
Anche in quella occasione il Capo di SME aveva posto al centro il Soldato, evidenziando come il benessere del personale e delle famiglie non sia separato dall’efficienza dello strumento militare, ma contribuisca alla prontezza operativa dell’Esercito.
Gli interventi di Brunico si inseriscono quindi in una più ampia politica di rinnovamento infrastrutturale della Forza Armata, che punta a coniugare esigenze operative, sostenibilità e miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro degli uomini e delle donne dell’Esercito.
Difesa e territorio
Il programma altoatesino costituisce un esempio di cooperazione tra Difesa, amministrazioni locali e Agenzia del Demanio.
La progressiva concentrazione delle attività militari in infrastrutture più moderne consente infatti alla Difesa di migliorare gli standard delle proprie strutture, mentre le aree non più necessarie possono essere restituite al territorio e destinate a nuovi progetti di sviluppo urbano.
Un processo che punta quindi a combinare esigenze operative, qualità della vita del personale, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio pubblico.
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