La tragedia del 29 ottobre 2026 in Bosnia-Erzegovina, dove quattro militari italiani hanno perso la vita nell'incidente di un elicottero CH-47 Chinook dell'Esercito impegnato nella missione EUFOR Althea, ha riportato al centro dell'attenzione il ruolo del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, una componente ausiliaria delle Forze Armate che da 160 anni assicura supporto sanitario e assistenziale nelle operazioni militari, nelle emergenze e nei teatri di crisi.
Tra le vittime dell'incidente avvenuto nei pressi di Brčko figurano infatti due appartenenti al Corpo Militare Volontario, il Tenente Commissario Franco Adriano Zecchillo e la Sergente Laura Procacci, entrambi impegnati nelle attività di supporto sanitario alla missione internazionale.
Con loro hanno perso la vita i Sergenti dell'Esercito Italiano Simone Ruggia e Claudio Marchesi, appartenenti all'Aviazione dell'Esercito.
Nel messaggio di cordoglio diffuso dopo la tragedia, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, ha voluto sottolineare lo storico legame tra l'Esercito e il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, definendo quest'ultimo «storica e fraterna alleata in tutti i teatri operativi».
Parole che racchiudono una storia di collaborazione, sacrificio e servizio iniziata nel 1866, quando vennero poste le basi dell'organizzazione militare della Croce Rossa Italiana, e che proprio nel 2026 ha raggiunto il traguardo dei 160 anni di attività al fianco delle Forze Armate.
Una storia che non riguarda soltanto il Corpo Militare Volontario, ma anche il Corpo delle Infermiere Volontarie, l'altra componente ausiliaria delle Forze Armate della Croce Rossa Italiana, e che porta con sé la memoria di quanti hanno perso la vita nell'adempimento del proprio dovere.
Tra questi, il Caporale Raffaele Soru, appartenente al Corpo Militare e caduto in Congo nel 1961, e Sorella Maria Cristina Luinetti, del Corpo delle Infermiere Volontarie, uccisa in Somalia nel 1993. Due nomi che, insieme a quelli di Zecchillo e Procacci, testimoniano il sacrificio del personale della Croce Rossa Italiana nelle missioni internazionali.
Dalle battaglie risorgimentali alle missioni internazionali
Le origini della Croce Rossa risalgono alla sanguinosa battaglia di Solferino e San Martino del 24 giugno 1859, quando Henry Dunant, colpito dalle sofferenze dei soldati feriti e dall'insufficienza dei soccorsi, maturò l'idea di un'organizzazione umanitaria capace di assistere le vittime dei conflitti senza distinzioni di nazionalità o appartenenza.
Da quell'esperienza prese forma il Movimento Internazionale della Croce Rossa e, nel 1864, venne costituito a Milano il primo nucleo della Croce Rossa Italiana.
Il passaggio decisivo verso la nascita della sua componente militare avvenne il 1° giugno 1866, quando il Ministro della Guerra dispose l'assoggettamento alla disciplina militare delle prime Squadriglie di Soccorso della Croce Rossa, prevedendo l'adozione dell'uniforme e l'equiparazione gerarchica ai gradi dell'Esercito.
Questa data segna convenzionalmente la nascita dell'attuale Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, istituito per assicurare assistenza sanitaria alle Forze Armate e destinato a diventare, nel corso dei decenni, una presenza costante nelle operazioni militari, nelle emergenze nazionali e nelle missioni internazionali.
Il primo impiego operativo giunse poche settimane dopo, durante la Terza Guerra d'Indipendenza, quando le formazioni sanitarie della Croce Rossa prestarono soccorso ai militari feriti nei combattimenti di Custoza e Lissa.
Da allora, il Corpo ha accompagnato le Forze Armate italiane attraverso i principali conflitti della storia nazionale. Durante la Prima Guerra Mondiale mobilitò circa 12.000 uomini e oltre 200 unità campali, tra ospedali da campo e altre strutture sanitarie, contribuendo all'assistenza e alla cura dei feriti.
Un impegno proseguito durante la Seconda Guerra Mondiale e, successivamente, nelle operazioni umanitarie e nelle missioni internazionali del dopoguerra, attraverso l'impiego di personale sanitario, mezzi e strutture specialistiche.
Pur nell'evoluzione delle esigenze operative e delle tecnologie sanitarie, la missione fondamentale del Corpo Militare Volontario è rimasta immutata: curare, assistere e proteggere, anche quando questo significa operare in territori instabili, in aree di conflitto o a stretto contatto con le unità militari schierate.
Nel giugno 2026, in occasione del 160° anniversario della costituzione del Corpo Militare Volontario, il Presidente nazionale della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro, ha richiamato il valore di questa lunga tradizione di servizio e il contributo assicurato alle Forze Armate nei diversi scenari operativi, sottolineando la continuità di un impegno che unisce la storia dell'istituzione alle sfide umanitarie e operative del presente.
Il Corpo Militare Volontario: una componente ausiliaria delle Forze Armate
La Croce Rossa Italiana, oltre alle numerose attività civili di soccorso, assistenza sanitaria, protezione e sostegno alla popolazione, dispone di due Corpi ausiliari delle Forze Armate: il Corpo Militare Volontario e il Corpo delle Infermiere Volontarie, entrambi caratterizzati da una lunga tradizione di servizio al fianco delle istituzioni militari italiane.
Il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana è una componente ausiliaria disciplinata dall'ordinamento militare, costituita da personale arruolato volontariamente e destinata ad assicurare supporto sanitario, assistenziale e logistico alle Forze Armate, sia in tempo di pace sia durante i conflitti armati, le missioni internazionali e le situazioni di grave emergenza.
La sua organizzazione comprende ufficiali medici, ufficiali commissari, farmacisti, sottufficiali, graduati e personale con diverse specializzazioni professionali, tra cui infermieri, soccorritori, autisti e operatori logistici. Competenze differenti che consentono al Corpo di predisporre e impiegare strutture sanitarie, mezzi e personale specializzato anche in contesti operativi complessi.
Gli appartenenti al Corpo, normalmente in congedo, possono essere richiamati in servizio per esigenze operative, addestrative e istituzionali. Durante i periodi di richiamo sono soggetti alla disciplina militare e assumono lo status previsto dall'ordinamento per il personale del Corpo.
La loro funzione non è quella di partecipare alle operazioni di combattimento, ma di garantire assistenza sanitaria e supporto umanitario, nel rispetto dei principi fondamentali della Croce Rossa e delle Convenzioni di Ginevra.
Tra i principali compiti istituzionali figurano l'assistenza ai feriti e ai malati, le evacuazioni sanitarie, l'allestimento e la gestione di ospedali da campo e strutture mediche, il supporto sanitario ai contingenti militari e il concorso alle operazioni di soccorso in occasione di calamità naturali e grandi emergenze.
Accanto al Corpo Militare Volontario opera il Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, le cui appartenenti, tradizionalmente conosciute come Sorelle della Croce Rossa, costituiscono l'altra storica componente ausiliaria delle Forze Armate. La loro attività è caratterizzata da una consolidata tradizione di assistenza infermieristica, sviluppata nei conflitti mondiali, nelle missioni internazionali e nelle emergenze che hanno interessato il territorio nazionale.
I due Corpi, pur mantenendo organizzazioni e specificità differenti, condividono la medesima vocazione umanitaria e la capacità di operare al fianco delle Forze Armate, integrando competenze sanitarie e organizzazione militare.
È proprio questa particolare natura a rappresentare uno degli elementi distintivi dei Corpi ausiliari della Croce Rossa Italiana: uomini e donne che operano con disciplina e organizzazione militare, ma la cui missione fondamentale rimane la tutela della vita umana, l'assistenza ai feriti e il soccorso a chiunque ne abbia bisogno.
Dalla Corea ai Balcani: il contributo della Croce Rossa alle operazioni militari
Uno dei capitoli più significativi della storia del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana risale alla Guerra di Corea, quando l'Italia, pur non facendo ancora parte delle Nazioni Unite, partecipò allo sforzo umanitario internazionale attraverso l'invio di personale e strutture sanitarie.
Nel 1951 la Croce Rossa Italiana allestì nei pressi di Seul l'Ospedale da Campo n. 68, impiegando personale del Corpo Militare e del Corpo delle Infermiere Volontarie. La struttura garantì assistenza sanitaria ai feriti e ai malati, sia militari sia civili, in un territorio profondamente segnato dal conflitto.
L'intervento, proseguito fino al 1955, rappresentò una delle prime importanti esperienze umanitarie italiane all'estero nel secondo dopoguerra, contribuendo a consolidare la reputazione internazionale della Croce Rossa Italiana e le capacità operative del suo personale sanitario.
Negli anni successivi, il Corpo Militare Volontario ha continuato ad affiancare le Forze Armate italiane nei principali scenari di crisi e nelle missioni internazionali, dal Congo al Libano, dalla Somalia all'Iraq e all'Afghanistan, fino alle operazioni nei Balcani. Un impegno caratterizzato dall'impiego di personale sanitario specializzato, strutture mediche campali e capacità di assistenza e supporto ai contingenti schierati.
Parallelamente, il personale della Croce Rossa Italiana ha contribuito alle operazioni di soccorso durante le grandi emergenze nazionali, dai terremoti alle alluvioni, mettendo a disposizione competenze mediche, risorse logistiche e capacità organizzative, spesso in collaborazione con le Forze Armate e il sistema di Protezione Civile.
La presenza del Corpo Militare Volontario nei teatri operativi costituisce una componente importante del supporto sanitario alle missioni, assicurando professionalità e capacità specialistiche indispensabili per l'assistenza al personale militare, la gestione delle emergenze mediche e, quando previsto, il soccorso alla popolazione civile.
In questa lunga tradizione di servizio si inserisce anche la missione EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina, dove il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana contribuisce al dispositivo sanitario italiano, operando in stretta collaborazione con l'Esercito e, in particolare, con l'Aviazione dell'Esercito per le attività di evacuazione medica.
Una collaborazione che la tragedia del 29 ottobre 2026 ha riportato drammaticamente all'attenzione dell'opinione pubblica, ricordando come anche il personale sanitario, pur non essendo impiegato in compiti combattenti, condivida con i militari schierati le responsabilità e i rischi delle missioni internazionali.
Il ruolo fondamentale delle evacuazioni mediche
L'incidente del 29 ottobre ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica una delle attività più delicate svolte dal personale sanitario militare: la Medical Evacuation, conosciuta come MEDEVAC, ovvero l'evacuazione sanitaria di feriti e malati mediante mezzi appositamente predisposti.
Si tratta di una capacità fondamentale in ogni teatro operativo, perché consente di trasferire rapidamente un paziente dal luogo dell'emergenza a una struttura sanitaria in grado di assicurare cure adeguate.
La Croce Rossa Italiana ha precisato che, nell'ambito della missione EUFOR Althea, il proprio personale opera attraverso due team sanitari che si avvicendano ogni 30 giorni: uno a supporto della struttura sanitaria Role 1 presso la base di Butmir e un altro dedicato alle evacuazioni mediche a sostegno della componente aerea.
Quest'ultimo dispositivo è quello al quale appartenevano Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.
Prima dell'impiego operativo, entrambi avevano completato nel luglio 2026 il 39° Corso MEDEVAC presso il Centro di Formazione dell'Aviazione dell'Esercito di Viterbo, conseguendo la relativa abilitazione.
Il percorso addestrativo comprende attività teoriche e pratiche, procedure di assistenza sanitaria in volo e integrazione operativa con gli equipaggi dell'Aviazione dell'Esercito, anche attraverso esercitazioni notturne.
Questa preparazione evidenzia come il contributo della Croce Rossa nei teatri operativi non si limiti alla disponibilità di personale sanitario, ma richieda competenze specialistiche, addestramento congiunto e capacità di operare all'interno di un dispositivo militare complesso.
A testimonianza di questo impegno, la tragedia in Bosnia ha colpito due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, con percorsi professionali e personali differenti, ma accomunati dalla scelta di mettere le proprie competenze al servizio degli altri.
Il Tenente Commissario Franco Adriano Zecchillo, appartenente al III Centro di Mobilitazione di Milano, era un professionista sanitario con oltre quarant'anni di esperienza.
Arruolato nel Corpo Militare nel 1984, aveva operato come infermiere professionale e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare. Alla lunga esperienza clinica aveva affiancato attività di insegnamento universitario, ricerca e divulgazione scientifica.
La Sergente Laura Procacci, originaria di Andria e appartenente al IX Centro di Mobilitazione di Roma, si era invece arruolata nel maggio 2025.
Laureanda in Medicina e Chirurgia presso l'Università La Sapienza di Roma, aveva sviluppato competenze nella gestione dei pazienti critici e nella traumatologia, conseguendo qualificazioni come soccorritrice TSSA, operatrice Mine Risk Education e operatrice Forward MEDEVAC.
Nel giugno 2026 aveva partecipato alla Festa della Repubblica, sfilando ai Fori Imperiali in rappresentanza del Corpo Militare Volontario.
La loro presenza a bordo del CH-47 era legata a un percorso professionale e addestrativo specifico, finalizzato a garantire la capacità di evacuazione sanitaria nell'ambito della missione internazionale.
Nell'incidente è rimasto ferito anche un terzo componente del team MEDEVAC della Croce Rossa Italiana, il Tenente Colonnello medico Flavio Favari, ricoverato a Tuzla e indicato dalla CRI, nel comunicato del 30 ottobre, come vigile, cosciente e non in pericolo di vita.
I caduti dei Corpi ausiliari della Croce Rossa Italiana nelle missioni internazionali: dal Congo alla Bosnia
La morte del Tenente Franco Adriano Zecchillo e della Sergente Laura Procacci richiama alla memoria altri due appartenenti ai Corpi ausiliari della Croce Rossa Italiana che persero la vita durante missioni internazionali: il Caporale Raffaele Soru, caduto in Congo nel 1961, e Sorella Maria Cristina Luinetti, uccisa in Somalia nel 1993.
Il Caporale infermiere Raffaele Soru, appartenente al Corpo Militare della Croce Rossa Italiana, era impegnato nella Repubblica Democratica del Congo nell'ambito della missione delle Nazioni Unite ONUC. Durante un attacco armato contro l'ospedale nel quale prestava servizio rimase gravemente ferito mentre era impegnato nell'assistenza sanitaria alle forze delle Nazioni Unite. Morì il 25 settembre 1961, dopo giorni di agonia.
La sua morte si inserisce in uno dei capitoli più dolorosi della partecipazione italiana alle operazioni delle Nazioni Unite in Africa, nello stesso anno in cui si consumò l'eccidio di Kindu, nel quale furono assassinati tredici aviatori italiani impegnati in una missione ONU. Il sacrificio di Raffaele Soru testimonia i rischi affrontati dal personale sanitario anche quando la propria missione non è combattere, ma prestare soccorso.
Oltre trent'anni dopo, il 9 dicembre 1993, durante l'operazione Ibis 2, nell'ambito della missione UNOSOM II in Somalia, perse la vita Sorella Maria Cristina Luinetti, 24 anni, appartenente al Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, con grado equiparato a Sottotenente.
Giunta a Mogadiscio il 20 novembre 1993, prestava servizio presso il Poliambulatorio Italia, dove venivano assistiti i militari e la popolazione somala. Fu uccisa mentre cercava di impedire a un uomo armato di entrare nella struttura sanitaria. Secondo la motivazione dell'onorificenza concessale, cercò di distogliere l'attenzione dell'aggressore dalle persone presenti, arrivando a offrirsi volontariamente come ostaggio.
Maria Cristina Luinetti è ricordata come la prima donna italiana caduta in una missione militare di pace all'estero. Alla sua memoria fu conferita l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia. La sua vicenda rimane profondamente legata alla storia della missione italiana in Somalia e al sacrificio dei militari che operarono nel Paese africano tra il 1992 e il 1994.
Raffaele Soru nel 1961, Maria Cristina Luinetti nel 1993, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci nel 2026: quattro appartenenti ai Corpi ausiliari della Croce Rossa Italiana, caduti durante missioni internazionali, in contesti e circostanze differenti, ma accomunati dalla medesima missione umanitaria.
Le loro storie ricordano come l'attività sanitaria e assistenziale svolta al fianco delle Forze Armate non sia esente dai pericoli che caratterizzano i teatri operativi. È anche attraverso il ricordo di questi caduti che assumono un significato ancora più profondo le parole del Generale Carmine Masiello, che ha definito il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana una «storica e fraterna alleata in tutti i teatri operativi».
Un legame che non si misura soltanto attraverso oltre un secolo e mezzo di collaborazione istituzionale, ma anche attraverso il sacrificio di uomini e donne che hanno perso la vita nell'adempimento del proprio dovere, al servizio dell'Italia e dei principi umanitari della Croce Rossa.
Una storia di servizio che continua
La tragedia della Bosnia-Erzegovina ricorda quanto sia articolato il contributo italiano alle missioni internazionali e quanto sia fondamentale il ruolo di quelle componenti che, pur non svolgendo compiti combattenti, assicurano capacità indispensabili alla sicurezza e al sostegno dei contingenti militari.
Accanto ai reparti operativi vi sono infatti professionisti della sanità, specialisti della logistica, tecnici e soccorritori che condividono con i militari schierati le responsabilità, le condizioni operative e i rischi delle missioni all'estero.
Per il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, questo impegno rappresenta una tradizione di servizio che si rinnova da 160 anni, attraverso generazioni di uomini e donne che hanno scelto di mettere le proprie competenze al servizio delle Forze Armate e della tutela della vita umana.
La morte del Tenente Commissario Franco Adriano Zecchillo e della Sergente Laura Procacci, insieme a quella dei Sergenti dell'Esercito Italiano Simone Ruggia e Claudio Marchesi, rappresenta oggi uno dei capitoli più dolorosi di questa collaborazione.
Il loro sacrificio richiama anche la memoria del Caporale Raffaele Soru, caduto in Congo nel 1961, e di Sorella Maria Cristina Luinetti, uccisa in Somalia nel 1993, appartenenti ai due Corpi ausiliari della Croce Rossa Italiana.
Storie appartenenti a epoche e missioni differenti, ma unite dalla medesima vocazione al servizio, nella consapevolezza che anche chi ha il compito di soccorrere, assistere e salvare vite umane può essere chiamato ad affrontare i pericoli dei teatri operativi.
In questo contesto assumono un significato particolarmente profondo le parole del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, che ha definito il Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana «storica e fraterna alleata in tutti i teatri operativi».
Un riconoscimento che testimonia un rapporto costruito attraverso oltre un secolo e mezzo di collaborazione, addestramento, missioni e sacrifici condivisi, nel quale la professionalità sanitaria si affianca alla disciplina militare e ai principi umanitari della Croce Rossa.
Un legame che attraversa la storia d'Italia e che continua a vivere nell'impegno quotidiano di quanti, indossando l'uniforme della Croce Rossa Italiana, scelgono di servire il Paese e di tutelare la vita umana, anche nei contesti più difficili e pericolosi.
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