Il 29 luglio 1917 è considerato la data ufficiale di nascita degli Arditi, i reparti d’assalto creati dal Regio Esercito italiano durante la Prima guerra mondiale per superare l’immobilismo e la devastante logica della guerra di trincea.
La loro culla fu il campo di addestramento della Sdricca di Manzano, sulle colline della provincia di Udine, dove erano stati concentrati e preparati i primi volontari destinati alle nuove unità. Il campo venne organizzato sotto la guida del Maggiore Giuseppe Alberto Bassi, uno dei principali artefici della formazione e dello sviluppo della nuova specialità.
Una storia tutta italiana che rivoluzionò il modo di combattere, introducendo tecniche non convenzionali e nuove forme di guerra asimmetrica, creando, di fatto, il modello da cui sarebbero nate le moderne Forze Speciali.
Una risposta alla guerra di trincea
Dopo oltre due anni di combattimenti sul fronte italiano, appariva evidente quanto fosse difficile sfondare le linee avversarie attraverso i tradizionali assalti frontali della fanteria.
Reticolati, mitragliatrici, artiglieria e trincee fortificate rendevano ogni avanzata estremamente costosa. Occorrevano quindi uomini appositamente selezionati e addestrati per penetrare rapidamente nelle difese nemiche, conquistare i punti più importanti e aprire un varco al grosso delle forze.
Gli Arditi non dovevano sostituire la fanteria, ma precederla. Il loro compito era intervenire nel momento decisivo dell’attacco, sfruttando la sorpresa, la velocità e la violenza dell’azione.
Il battesimo della Sdricca
Il 29 luglio 1917, presso il campo della Sdricca, si svolse una dimostrazione delle nuove tecniche d’assalto alla presenza di Vittorio Emanuele III, del comandante supremo generale Luigi Cadorna e di altre autorità militari.
Quella giornata viene tradizionalmente ricordata come il battesimo ufficiale dei reparti d’assalto italiani. L’Esercito Italiano indica infatti il 29 luglio 1917 come la data di costituzione degli Arditi comandati dal tenente colonnello Bassi.
Il primo reparto era formato da volontari provenienti soprattutto dalla fanteria. La selezione privilegiava uomini dotati di coraggio, resistenza fisica, iniziativa personale e capacità di mantenere il controllo durante il combattimento ravvicinato.
Dopo aver assistito a un’esercitazione condotta dal Maggiore Bassi, il Generale Luigi Cadorna comprese il potenziale delle nuove tattiche e diede il via libera alla creazione degli Arditi, emanando una circolare con linee guida precise per la costituzione di reparti speciali. Il 29 luglio 1917, il Re Vittorio Emanuele III ufficializzò la nascita dei Reparti d’Assalto, sancendo l’ingresso dell’Italia nell’era moderna delle forze speciali.
Addestramento duro e realistico
Alla Sdricca gli uomini venivano sottoposti a una preparazione particolarmente intensa. L’addestramento comprendeva il superamento dei reticolati, il lancio delle bombe a mano, l’impiego delle armi automatiche, il combattimento corpo a corpo e l’assalto alle trincee.
Le esercitazioni venivano svolte su terreni organizzati per riprodurre le difese austro-ungariche. L’obiettivo era abituare i soldati ad avanzare immediatamente dopo il tiro dell’artiglieria, approfittando dei pochi istanti nei quali il nemico risultava ancora disorientato.
Gli Arditi operavano con un equipaggiamento alleggerito rispetto alla fanteria ordinaria. Tra le loro armi caratteristiche figuravano bombe a mano, pugnali, pistole, moschetti, lanciafiamme e pistole mitragliatrici Villar Perosa.
Il pugnale divenne uno dei simboli più riconoscibili della specialità, legato al combattimento ravvicinato nelle trincee e nei camminamenti.
Fiamme nere e spirito di corpo
Gli appartenenti ai reparti d’assalto si distinsero anche per una propria uniforme e per un fortissimo spirito di corpo. Sulle mostrine portavano le fiamme, il cui colore variava in relazione all’arma di provenienza. Le più celebri furono le Fiamme Nere, associate agli Arditi provenienti dalla fanteria.
La disciplina dei reparti si accompagnava alla valorizzazione dell’iniziativa individuale e dell’aggressività in combattimento. Era una concezione nuova rispetto alla rigida uniformità che aveva caratterizzato molti degli assalti dei primi anni di guerra.
Gli Arditi dovevano agire in piccoli nuclei, muoversi rapidamente, individuare i punti deboli della difesa e neutralizzare mitragliatrici, posti di comando e centri di resistenza.
Dall’Isonzo al Piave: la conquista del Col Moschin
I reparti d’assalto furono impiegati in numerose operazioni sul fronte italiano, distinguendosi sull’Isonzo, sul massiccio del Grappa e lungo il Piave. Dopo la ritirata di Caporetto vennero riorganizzati e progressivamente potenziati, fino alla costituzione, nel 1918, di due Divisioni d’assalto successivamente riunite in un Corpo d’armata d’assalto.
Una delle loro imprese più celebri avvenne durante la battaglia del Solstizio. Il 15 giugno 1918 le forze austro-ungariche conquistarono diverse posizioni sul Grappa, tra cui il Col Moschin, aprendo una pericolosa breccia nelle difese italiane. La reazione fu affidata al IX Reparto d’Assalto, che riprese prima il Col Fagheron e il Col Fenilon e, all’alba del 16 giugno, riconquistò il Col Moschin con un attacco fulmineo durato appena dieci minuti. Gli Arditi catturarono circa 300 prigionieri, tra cui 17 ufficiali, e 25 mitragliatrici, neutralizzando in meno di ventiquattro ore l’offensiva nemica. Da quell’impresa il IX Reparto d’Assalto trasse il nome destinato a entrare nella storia: “Col Moschin”.
Gli Arditi furono nuovamente protagonisti durante l’offensiva finale di Vittorio Veneto, contribuendo allo sfondamento delle linee austro-ungariche. Alla fine del conflitto il Regio Esercito disponeva di numerosi reparti d’assalto, inquadrati sia nelle grandi unità specializzate sia alle dipendenze dirette di armate e corpi d’armata.
L’eredità degli Arditi
La specialità venne sciolta nel primo dopoguerra, ma l’esperienza maturata tra il 1917 e il 1918 lasciò un segno profondo nella storia militare italiana.
Gli Arditi introdussero una nuova concezione dell’assalto, basata sulla selezione del personale, sulla preparazione specialistica, sull’autonomia dei piccoli reparti e sulla concentrazione della forza contro obiettivi decisivi.
La loro tradizione militare è oggi custodita dal 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”, che riconosce negli Arditi della Grande Guerra le proprie radici storiche.
A Sdricca di Manzano, una lapide posta sull’antica sede del reparto ricorda ancora il luogo nel quale, il 29 luglio 1917, furono creati i primi reparti degli Arditi d’Italia.
Una pagina nata nelle trincee della Grande Guerra, destinata a diventare parte della storia e della tradizione delle unità d’assalto italiane.
Commenti
Nessun commento ancora. Sii il primo!