Ci sono appuntamenti che vanno oltre il significato di una cerimonia militare. Occasioni nelle quali la storia smette di essere soltanto un insieme di date, nomi e avvenimenti lontani, per tornare a vivere attraverso le persone, gli incontri, gli abbracci e quel senso di appartenenza che soltanto chi ha indossato il basco amaranto può comprendere fino in fondo.
L'84º anniversario della Battaglia di El-Alamein, celebrato a Pistoia insieme alla Festa della Specialità Paracadutisti e all'Adunata Nazionale dell'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia, è stato tutto questo.
BrigataFolgore.net ha vissuto queste giornate insieme alla Sezione ANPd'I di Napoli e al suo Presidente, il Paracadutista Vincenzo Palumbo, condividendo non soltanto i momenti solenni delle celebrazioni, ma anche quella straordinaria dimensione umana che rende ogni incontro tra paracadutisti qualcosa di speciale.
Un viaggio fatto di storia e tradizioni, di vecchie amicizie ritrovate e nuove conoscenze, di ricordi custoditi per decenni e raccontati come se il tempo non fosse mai passato.
Soprattutto, un viaggio nel significato più profondo di due parole che, per generazioni di paracadutisti italiani, rappresentano molto più di un semplice motto: Folgore e appartenenza.
22 ottobre: la vigilia, gli incontri e la grande famiglia dei paracadutisti
Il nostro racconto comincia giovedì 22 ottobre, alla vigilia della commemorazione.
Pistoia si prepara ad accogliere i paracadutisti provenienti da tutta Italia. Tra le strade della città, gli incontri e i primi saluti raccontano già il carattere di un appuntamento destinato a lasciare il segno.
Ci sono uomini che non si vedono da anni, talvolta da decenni. Ex commilitoni che hanno condiviso il servizio militare, l'addestramento, le esercitazioni e le missioni operative. Persone che hanno proseguito percorsi di vita completamente differenti, ma che conservano intatto un legame nato sotto lo stesso basco.
Basta uno sguardo, un nome, il ricordo di una compagnia o di un comandante perché le distanze del tempo sembrino improvvisamente annullarsi.
Insieme al Presidente della Sezione ANPd'I di Napoli, Vincenzo Palumbo, abbiamo avuto il piacere di vivere questa vigilia dall'interno, incontrando paracadutisti di generazioni differenti, accomunati dallo stesso sentimento di appartenenza alla Specialità.
La serata è proseguita con la cena dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (ANPd’I), un momento conviviale che ha riunito numerosi paracadutisti, con in testa il Generale di Corpo d’Armata (ris.) Marco Bertolini, Presidente nazionale dell’ANPd’I. Tra i rappresentanti del vertice nazionale dell’Associazione erano presenti anche il Generale di Brigata (ris.) Paracadutista Enrico Pollini, Segretario nazionale, il Paracadutista Alberto Benatti, Segretario tecnico nazionale, e il Generale di Corpo d’Armata (ris.) dei Carabinieri, Paracadutista Carmelo Burgio, Presidente del Centro Studi di Storia del Paracadutismo Militare Italiano dell’ANPd’I.
Numerose le sezioni provenienti da tutta Italia con al seguito gli associati.
Particolarmente significativa anche la presenza alla cena del Paracadutista Vincenzo Catenaro e la moglie Maddalena, genitori del Caporal Maggiore Paracadutista Gianluca Catenaro, appartenente al 186º Reggimento Paracadutisti “Folgore”, tragicamente scomparso nel 1994 in Spagna durante un’esercitazione militare e insignito della Croce d’Oro al Merito dell’Esercito. La loro partecipazione ha rappresentato un momento di profondo significato umano, a testimonianza di un legame che unisce la grande famiglia dei paracadutisti anche nel ricordo di chi ha perso la vita nell’adempimento del proprio dovere.
Un'occasione quindi per ritrovarsi, conversare e condividere esperienze, lontano dalla formalità delle cerimonie ufficiali, ma con la stessa intensità emotiva.
È proprio in momenti come questi che si comprende il ruolo dell'Associazione: mantenere vivi i rapporti tra chi ha servito nei reparti paracadutisti, custodirne le tradizioni e trasmetterne il patrimonio morale alle generazioni successive.
Non soltanto ricordi del passato, dunque, ma una comunità che continua a riconoscersi negli stessi valori.
23 ottobre: Pistoia diventa il cuore della Folgore
Venerdì 23 ottobre, la città toscana è stata il centro delle celebrazioni per l'84º anniversario della Battaglia di El-Alamein.
Alle ore 11:00, lo Stadio Comunale “Marcello Melani” ha ospitato la solenne cerimonia commemorativa, alla presenza delle massime autorità militari, dei rappresentanti delle istituzioni, dei reparti in armi, dei paracadutisti in congedo e dei cittadini.
Quest'anno l'evento ha assunto un significato ancora più particolare.
Su espresso desiderio del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, l'Adunata Nazionale dell'ANPd'I si è svolta insieme alla Festa della Specialità Paracadutisti, riunendo in un'unica grande occasione commemorativa il personale in servizio e quello in congedo.
Una scelta dal forte valore simbolico, capace di rendere visibile la continuità tra generazioni diverse, tra chi oggi rappresenta operativamente la Folgore e chi ne ha custodito negli anni la memoria e le tradizioni.
Perché il congedo conclude il servizio attivo, ma non cancella l'identità di un paracadutista.
E ritrovarsi ancora una volta insieme, in una giornata così significativa, ha rappresentato uno dei momenti più emozionanti di questa esperienza.
La solenne cerimonia e gli onori ai caduti di El-Alamein
Lo schieramento militare, guidato dal Generale di Brigata Dario Paduano, Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”, ha visto la partecipazione dei reparti della Folgore, dalla rappresentanza del Comando Forze Speciali dell’Esercito, del 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania” e dalla 46° Brigata Aerea di Pisa, ognuno presente con la propria Bandiera di Guerra.
Alla commemorazione hanno preso parte il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, e l’Onorevole Paola Chiesa, Capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione Difesa della Camera dei Deputati, insieme alle autorità civili e militari. A testimoniare il profondo legame con la Specialità, nella tribuna delle autorità era presente anche il Tenente Colonnello Paracadutista Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare.
La cerimonia ha reso omaggio ai soldati italiani che, nell'ottobre e nel novembre del 1942, combatterono sul fronte nordafricano durante la Seconda Battaglia di El-Alamein.
In condizioni di estrema difficoltà, di fronte a una netta superiorità di mezzi e uomini, quei soldati combatterono fino all'esaurimento delle proprie capacità operative.
La Battaglia di El-Alamein si concluse con la sconfitta delle forze dell'Asse, ma il comportamento dei reparti italiani, e in particolare dei paracadutisti della Folgore nel settore meridionale dello schieramento, rimase una testimonianza di determinazione, sacrificio e coesione.
Oggi, a 84 anni di distanza, ricordare quegli uomini significa anzitutto rendere omaggio a chi non fece ritorno e a chi affrontò la guerra fino alle sue conseguenze più estreme.
Il Generale Bertolini apre gli interventi: il messaggio del Presidente Mattarella e il valore dell'ANPd'I
Ad aprire gli interventi ufficiali sul palco dello Stadio “Marcello Melani” è stato il Generale di Corpo d'Armata (ris.) Marco Bertolini, Presidente nazionale dell'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia, che ha dato lettura del messaggio inviato all'Associazione dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione dell'84º anniversario della Battaglia di El-Alamein e dell'Adunata Nazionale ANPd'I.
Nel suo messaggio, il Capo dello Stato ha rivolto un cordiale saluto ai paracadutisti in servizio e in congedo, alle loro famiglie e ai loro cari, esprimendo apprezzamento per la dedizione e la professionalità delle donne e degli uomini che indossano il basco amaranto. Un richiamo alla storia della Specialità, dalla Guerra di Liberazione alle missioni internazionali, e ai valori di coraggio, sacrificio e senso del dovere che ne hanno accompagnato il percorso. Mattarella ha inoltre rivolto un pensiero commosso ai caduti e ai feriti, ricordando il loro impegno al servizio del Paese e la fedeltà ai principi della Costituzione.
Proseguendo nel proprio intervento, Bertolini ha rivolto un saluto particolare al Sottosegretario di Stato alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, socia dell'ANPd'I, e ha espresso un sentito ringraziamento al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, per aver concesso all'Associazione il raro onore di schierare una propria rappresentanza nei ranghi delle unità militari durante la solenne cerimonia.
Il Presidente nazionale ha inoltre ricordato un altro importante risultato per la vita associativa: l'approvazione della circolare 7044, che ha restituito all'ANPd'I lo strumento normativo per riprendere l'attività aviolancistica con paracadute a calotta emisferica. Un provvedimento fortemente atteso dall'Associazione, che Bertolini ha definito «un atto di giustizia», riconoscendo l'impegno del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito nel rendere nuovamente possibile questa attività, parte fondamentale dell'identità e delle tradizioni dei paracadutisti.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato alla Battaglia di El-Alamein. Bertolini ha invitato a guardare al comportamento dei paracadutisti italiani del 1942 come a un esempio di valore, determinazione e spirito di sacrificio, ricordando tuttavia una verità storica fondamentale: El-Alamein fu una battaglia perduta. Non si è dunque riuniti a Pistoia per celebrare una vittoria, ma per onorare la memoria di uomini che, pur nella sconfitta, seppero dimostrare straordinario coraggio e fedeltà al dovere.
Nel corso del suo intervento, il Generale ha infine richiamato il messaggio inviato all'Associazione dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Luciano Portolano, che ha definito i paracadutisti dell'ANPd'I «Custodi di un'eredità fatta di coraggio, audacia e totale dedizione alla Patria».
Un intervento che ha posto al centro della giornata il legame indissolubile tra la memoria dei caduti di El-Alamein, i paracadutisti oggi in servizio e quanti, pur avendo lasciato la vita militare attiva, continuano a custodire e tramandare le tradizioni della Folgore attraverso l'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia.
Il Generale Paduano: «La Folgore non appartiene soltanto alla sua storia, ma alla responsabilità di chi la serve oggi»
Il secondo intervento della cerimonia è stato quello di “Aquila 1”, il Generale di Brigata Dario Paduano, Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”, che ha pronunciato un discorso intenso, dedicato alla memoria dei caduti, al significato delle Bandiere di Guerra e alle responsabilità che attendono le nuove generazioni di paracadutisti.
«Vi invito a guardare davanti a voi le 14 Bandiere di Guerra. Lo scintillio che vedete su queste Bandiere è quello delle decorazioni che testimoniano coraggio, valore, sofferenza e sacrificio».
Con queste parole, Paduano ha richiamato l'attenzione dei presenti sulle decorazioni che raccontano la storia di migliaia di militari italiani, molti dei quali hanno pagato con la vita il proprio servizio alla Patria. Dietro ogni riconoscimento, ha ricordato, si cela una vicenda umana, una memoria che non appartiene soltanto ai reparti, ma all'intero Paese.
Il Comandante della Folgore ha quindi rivolto un pensiero particolarmente toccante a coloro che non hanno fatto ritorno: figli che non hanno potuto riabbracciare le proprie famiglie, padri che non hanno più rivisto i loro bambini, giovani ai quali è stato negato il futuro. Uomini dei quali, talvolta, si è persino perduto il ricordo del nome, ma il cui sacrificio non deve mai essere dimenticato.
È proprio in questa responsabilità della memoria, ha sottolineato Paduano, che risiede il significato della commemorazione di El-Alamein. Un appuntamento che non deve limitarsi a celebrare il passato, ma deve interrogare ogni generazione sul proprio ruolo e sui propri doveri.
La risposta, secondo il Generale, si trova nei giovani che ancora oggi scelgono di indossare il basco amaranto, preparandosi a difendere il Paese dentro e fuori i confini nazionali.
«La Folgore non arretrò davanti al proprio dovere e non arretrerà davanti alle responsabilità che le saranno affidate».
Guardando al futuro della Brigata, Paduano ha affrontato anche il tema dell'innovazione tecnologica e dell'evoluzione degli scenari operativi. Il progresso, ha spiegato, deve consentire ai reparti di operare meglio e più rapidamente, senza tuttavia perdere di vista il fattore umano, la preparazione individuale e il valore del lavoro di squadra.
«Nessuna tecnologia può compensare la mancanza di preparazione. Nessun reparto può essere forte se non lo sono gli uomini e le donne che lo compongono».
Un richiamo diretto alla centralità del personale, alla disciplina e alla formazione continua, elementi che restano imprescindibili anche di fronte alle trasformazioni della guerra moderna.
Rivolgendosi ai paracadutisti schierati, il Comandante ha quindi lanciato un'esortazione destinata soprattutto alle nuove generazioni: «Rispettate chi vi ha preceduto, ma non accontentatevi di esserne eredi».
Un invito a non vivere soltanto della gloria del passato, ma a dimostrarsi quotidianamente all'altezza di quella storia attraverso lo studio, l'addestramento, il coraggio, la professionalità e la coesione.
A conclusione del suo intervento, Paduano è tornato idealmente alle notti del deserto egiziano, ricordando gli 84 anni che separano i paracadutisti di oggi dai combattenti di El-Alamein. Il passato non può essere cambiato, ma il presente può dare un significato concreto al sacrificio di quegli uomini, trasformandone la memoria in impegno e responsabilità.
«La Folgore non appartiene soltanto alla sua storia, appartiene alla responsabilità di chi la serve oggi e di chi la servirà domani».
Parole che racchiudono il messaggio centrale dell'intervento di “Aquila 1”: onorare i caduti non significa soltanto ricordarne le imprese, ma raccoglierne l'eredità morale e dimostrare, con il proprio operato, di esserne degni continuatori.
Il Generale Masiello: «La Folgore appartiene all'Italia e a tutti i suoi cittadini»
Il terzo intervento della cerimonia è stato quello del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, decano della Specialità Paracadutisti, che ha ripercorso il sacrificio dei combattenti di El-Alamein, richiamando le nuove generazioni alla responsabilità di custodirne la memoria e di onorarne i valori attraverso il servizio quotidiano.
«Ottantaquattro anni fa il fragore delle artiglierie squarciava il silenzio del deserto egiziano». Con questa evocativa immagine, Masiello ha riportato idealmente i presenti alla notte del 23 ottobre 1942, quando ebbe inizio una delle battaglie decisive della Seconda guerra mondiale.
Il Generale ha ricordato i giovani soldati italiani che affrontarono quella prova estrema, ragazzi provenienti da ogni angolo del Paese, appartenenti a differenti estrazioni sociali e uniti sotto un'unica Bandiera. Uomini che, pur nella drammaticità della battaglia, seppero dimostrare una straordinaria coesione, «facendo prevalere il Noi sull'Io», con una determinazione che, nelle parole del Capo di Stato Maggiore, nessun carro armato riuscì a schiacciare.
Un'eredità morale che attraversa le generazioni e che, in un'epoca nuovamente segnata da guerre e tensioni internazionali, conserva intatta la propria forza.
«Paracadutisti! Noi siamo gli eredi di quella storia, una storia scritta con il sangue dei nostri fratelli. Siamo i custodi di quella memoria».
Masiello ha quindi ribadito un principio fondamentale, ricordando che la Folgore, al pari dell'intero Esercito, è patrimonio della Nazione e di tutti i cittadini italiani, nel rispetto dei valori costituzionali che le Forze Armate sono chiamate a difendere.
«La Folgore, come l'intero Esercito, appartiene all'Italia e ai suoi cittadini, uniti nei valori della Costituzione che tutti noi abbiamo deciso di proteggere».
Particolarmente sentito il passaggio rivolto ai giovani paracadutisti schierati. Il Generale, che conosce personalmente il significato e le responsabilità del servizio nella Specialità, si è rivolto direttamente a coloro che oggi ne raccolgono il testimone:
«Giovani paracadutisti, so bene cosa voglia dire avere l'onore di indossare il basco amaranto, e l'onere di sostenerne le responsabilità. E sarà l'eco della vostra scelta a darvi la forza di esserne all'altezza».
Un messaggio che ha posto l'accento sulla consapevolezza della scelta militare, sul senso di appartenenza e sulla responsabilità individuale di essere degni delle tradizioni rappresentate dal basco amaranto.
Nel concludere il proprio intervento, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ha richiamato i valori che devono continuare a guidare l'operato dei paracadutisti: ardimento, disciplina, onore, capacità di adattamento e incrollabile fedeltà all'Italia.
Valori che appartenevano ai combattenti di El-Alamein e che oggi devono tradursi in preparazione, professionalità e disponibilità al sacrificio, in tutti gli scenari nei quali l'Esercito è chiamato a operare per la difesa del Paese e della sicurezza internazionale.
Un discorso nel quale la memoria della Folgore del 1942 si è intrecciata con le responsabilità della Folgore di oggi, ribadendo come il modo più autentico per onorare gli uomini di El-Alamein sia custodirne gli ideali e tradurli quotidianamente in azioni concrete al servizio dell'Italia.
Isabella Rauti: il coraggio di El-Alamein vive nella Folgore di oggi
Anche il Sottosegretario di Stato alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, ha richiamato il legame tra la memoria dei caduti e il servizio degli uomini e delle donne della Brigata Paracadutisti “Folgore”, intrecciando ricordi personali, riconoscenza e riflessioni sul ruolo della Folgore nell'Esercito di oggi.
«Voglio ringraziarvi per l'accoglienza calorosa. Non è scontato, ma è quello che ci si aspetta quando si torna a casa», ha esordito, rivolgendo il proprio saluto alle autorità, ai paracadutisti in servizio e in congedo e a tutti i baschi amaranto presenti e alle loro famiglie.
Rauti ha quindi ricordato come l'orgoglio di appartenere alla Specialità si riconosca nello sguardo di chi ne indossa il basco, uno sguardo fiero e consapevole della propria storia.
Ha espresso una gratitudine che, ha sottolineato, precede di molti anni il suo incarico istituzionale, ricordando anche il legame personale con le tradizioni dei paracadutisti e con gli inni e i canti della Folgore, appresi nel corso degli anni.
In qualità di paracadutista ad honorem, ha richiamato il significato e la responsabilità di tale riconoscimento: essere all'altezza degli uomini e delle donne che indossano quotidianamente il basco amaranto.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, per la spinta innovativa impressa alla Forza Armata, con quello che Rauti ha definito il pragmatismo del paracadutista e la saggezza del Capo di Stato Maggiore.
Ripercorrendo il sacrificio dei combattenti di El-Alamein, il Sottosegretario ha ricordato le condizioni estreme affrontate nel deserto egiziano: il caldo soffocante del giorno, il freddo della notte e la scarsità di acqua, viveri ed equipaggiamenti. Una prova di resistenza, coraggio e determinazione il cui significato continua a vivere nella Folgore contemporanea, attraverso l'impegno quotidiano dei suoi paracadutisti in Italia e all'estero.
Rauti ha quindi richiamato l'attività addestrativa AEGIS 2026, sottolineando l'elevatissimo livello di professionalità raggiunto dai reparti della Brigata. A testimonianza della loro prontezza operativa, ha citato anche il recente impiego di 500 paracadutisti inviati a Milano con un preavviso estremamente ridotto, evidenziando la capacità della Folgore di rispondere tempestivamente alle esigenze della Difesa.
Da qui il messaggio conclusivo del suo intervento: la Brigata Paracadutisti “Folgore” rappresenta una riserva strategica per la Difesa nazionale, una forza pronta a intervenire nelle situazioni più difficili e nelle emergenze, sulla quale le Forze Armate e l'Italia possono sempre contare.
Un intervento che ha unito il ricordo dei caduti di El-Alamein alla realtà operativa di oggi, riaffermando la continuità tra memoria, spirito di corpo, professionalità e servizio alla Nazione.
L'ANPd'I, un ponte tra generazioni
La presenza dell'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia ha conferito alla giornata un ulteriore significato.
Accanto ai paracadutisti in servizio si sono ritrovati uomini appartenenti a generazioni molto diverse, ciascuna con la propria storia e le proprie esperienze.
Dai veterani ai congedati più giovani, il raduno ha rappresentato un'occasione per rinnovare un legame che attraversa il tempo.
L'ANPd'I svolge proprio questa funzione: mantenere viva la cultura del paracadutismo militare, conservare le tradizioni della Specialità e rafforzare i rapporti tra i paracadutisti in servizio e in congedo.
Condividere questa esperienza ha significato osservare da vicino la vitalità dell'Associazione e il valore di persone che, con passione e dedizione, contribuiscono quotidianamente a mantenerne vive le attività.
Un impegno spesso silenzioso, portato avanti attraverso iniziative, incontri, commemorazioni e un costante lavoro associativo.
Ed è anche grazie a questo impegno che la storia della Folgore continua a essere raccontata, conosciuta e trasmessa.
Oltre la cerimonia: ciò che resta di una giornata indimenticabile
Una manifestazione come quella di Pistoia non può essere raccontata soltanto attraverso il programma ufficiale, i discorsi delle autorità o il numero dei reparti schierati.
C'è un'altra dimensione, forse meno formale, ma altrettanto importante.
È quella degli incontri tra vecchi commilitoni. Dei ricordi che riaffiorano. Delle fotografie scattate insieme. Dei racconti di vita militare che tornano a essere condivisi.
È quella di uomini che, anche dopo molti anni, continuano a riconoscersi come appartenenti alla stessa famiglia.
Per chi ha vissuto la Folgore, ritrovarsi in occasioni come questa significa anche ripercorrere una parte della propria vita.
Le compagnie, i comandanti, le caserme, le esercitazioni, i lanci, le missioni. Esperienze differenti, accomunate da un patrimonio di valori e relazioni che non si disperde con il trascorrere degli anni.
È questa la Folgore che abbiamo ritrovato a Pistoia. Non soltanto una Grande Unità dell'Esercito Italiano, ma anche una comunità umana che continua a vivere attraverso i suoi uomini e le sue donne, di ieri e di oggi.
Una realtà nella quale il rispetto per la storia convive con l'orgoglio di appartenere a una Specialità che continua a rappresentare una componente fondamentale delle capacità operative dell'Esercito.
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