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Milano: Crosetto a Difesa dell'incolumità e dignità dei suoi Paracadutisti

A Milano 500 paracadutisti della Folgore sono stati schierati presso stazioni e punti sensibili. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto strumenti operativi per i militari, citando taser, spray urticante e fascette. Ha ribadito che l'ordine pubblico dovrebbe essere affidato alle forze di polizia e ha proposto di sostituire i 6.800 militari di Strade Sicure con carabinieri ausiliari.

Milano: Crosetto a Difesa dell'incolumità e dignità dei suoi Paracadutisti
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Milano: Crosetto a Difesa dell'incolumità e dignità dei suoi Paracadutisti
Milano: Crosetto a Difesa dell'incolumità e dignità dei suoi Paracadutisti
Redazione Redazione 5 min di lettura 3 Scarica PDF

A Milano 500 paracadutisti della Folgore sono stati schierati presso stazioni e punti sensibili. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiesto strumenti operativi per i militari, citando taser, spray urticante e fascette. Ha ribadito che l'ordine pubblico dovrebbe essere affidato alle forze di polizia e ha proposto di sostituire i 6.800 militari di Strade Sicure con carabinieri ausiliari.

Milano blindata, i 500 paracadutisti della Folgore schierati a presidiare le stazioni e i punti sensibili, lo spettro di nuove tensioni di piazza. È lo scenario ad alto voltaggio che fa da sfondo alle polemiche politiche degli ultimi giorni. Ma al di là della cronaca nera e del teatrino mediatico, a emergere con forza dirompente è la figura del Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
Nella presa di posizione che ha infiammato il dibattito pubblico, Crosetto non ha difeso un capriccio istituzionale, ma l'incolumità e la dignità dei propri uomini:
«Avrei voluto che i reparti che andavano a Milano avessero la possibilità di disporre degli strumenti necessari per affrontare la situazione e la possibilità di usarli», ha spiegato il Ministro, ricordando come i militari «non possono nemmeno usare uno spray urticante né il taser, possono usare le fascette in velcro per immobilizzare una persona fermata perché dopo due anni di richieste ci è stata da poco concessa la possibilità. Ma solo attorno alle stazioni. Quindi non nelle vie di Milano».
Parole che denunciano un'anomalia tutta italiana: mandare i nostri soldati a gestire contesti critici senza taser né spray, legati mani e piedi da burocrazie che li vedono esposti senza adeguate tutele operative. Di fronte a questa situazione, Crosetto ha affidato ai social una riflessione amara:

«Ho "osato" chiedere che tutto ciò fosse possibile, solo in questa circostanza particolare. Di fronte a questa ennesima disponibilità delle forze armate ho assistito ad attacchi di chi le vede come "concorrenza" e di chi ha gridato al golpe. Vorrei tranquillizzare tutti perché le forze armate non vedono l'ora di restituire ogni spazio di ordine pubblico a chi deve occuparsene e non vogliono alcun super potere».
Chi ha gridato al "golpe" o ha visto nei reparti dell’Esercito una "concorrenza" alla sicurezza urbana ha dimostrato di non comprendere la natura profonda delle Forze Armate. Crosetto, con la schiettezza e il coraggio che lo contraddistinguono, ha ribadito una verità cristallina. Il Leader Politico, da Comandante di Uomini, ha respinto gli attacchi a schiena dritta pur di proteggere i Ragazzi della Folgore.

La sintonia con il Generale Ceravolo: la fine della retorica degli "spot"

Questa lucida analisi si specchia perfettamente nella visione strategica portata avanti dal Generale Francesco M. Ceravolo, Segretario Generale Dirigenti di USMIA (Unione Sindacale Militare Interforze Associazioni), il cui pensiero – espresso nell'articolo "Strade sicure, oltre gli spot: restituire i militari alla Difesa" pubblicato su Difesa News – fotografa con precisione chirurgica le distorsioni del modello attuale.
Il Generale Ceravolo, voce autorevole e vicina al personale, ha più volte smontato la logica emergenziale e propagandistica dei grandi "spot" legati al progetto Strade Sicure. Per anni si è pensato di tamponare le carenze strutturali dell'ordine pubblico di polizia caricando i reparti dell'Esercito di compiti di sorveglianza fissa, snaturandone la funzione primaria e logorando uomini e mezzi in una logica di supplenza permanente.
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Il parallelismo tra il pensiero di Crosetto e le rivendicazioni del Gen. Ceravolo è totale. Entrambi convergono su un principio fondamentale, sintetizzato chiaramente dalle parole dello stesso Ministro:

«Da anni dico che i militari dovrebbero fare i militari e le forze di polizia le forze di polizia. Ho detto anche più volte che sarebbe stato utile sostituire, gradualmente, i 6.800 militari di strade sicure con diecimila carabinieri ausiliari, preparati e formati per la sicurezza e in possesso anche dei poteri di pg, utili a reprimere reati in flagranza».
Crosetto ha poi ricordato come, proprio per questa posizione di buonsenso condivisa con le rappresentanze militari, sia stato oggetto di critiche pretestuose:

«Su questo sono stato anche attaccato perché sembrava non fossi abbastanza interessato alla sicurezza mentre era esattamente il contrario, la volevo efficiente, efficace e diffusa».
L'addestramento di un reparto d'élite della Difesa è focalizzato sulla difesa della Patria, sulla deterrenza strategica e sulla gestione delle crisi internazionali. Usare i paracadutisti come "vigilanza passiva" urbana rappresenta uno spreco di capitale umano e professionale di inestimabile valore. La proposta di sostituire gradualmente il personale dell'Esercito con forze specializzate sposa in pieno la direzione auspicata da USMIA: ridare efficienza alla sicurezza pubblica e, al contempo, "restituire i militari alla Difesa".

Verso un nuovo paradigma: la Difesa al centro

Il confronto istituzionale accesosi attorno agli eventi di Milano non deve essere derubricato a scontro di palazzo. È, al contrario, il banco di prova di una maturazione politica e militare che l'Italia non può più rimandare.

Da un lato abbiamo un Ministro, Guido Crosetto, che incarna la figura del Leader Politico capace di ragionare con la mentalità del Comandante sul Campo: colui che protegge i propri soldati, che non si nasconde dietro formule di circostanza e che ha il coraggio di dire basta agli "spot" sulla pelle degli uomini in mimetica. Dall'altro, una rappresentanza sindacale e militare – interpretata con lucidità dal Gen. Francesco M. Ceravolo – che chiede a gran voce il rispetto della specificità e del ruolo strategico dei militari.

Se vogliamo una nazione sicura, efficiente e credibile, dobbiamo smettere di chiedere all'Esercito di fare le veci di ciò che non è. I soldati italiani continueranno a fare la loro parte con l'onore e la disciplina di sempre, ma la politica ha il dovere morale di restituire loro la dignità del proprio ruolo: salvaguardare la sovranità e la sicurezza strategica della Repubblica, fuori dai compromessi delle passerelle mediatiche.

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