Aviotruppe

El Alamein e il mito della Folgore: quando il Coraggio superò la Storia

Tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942, la seconda battaglia di El Alamein segnò la svolta della campagna del Nord Africa. La Divisione Paracadutisti "Folgore" compì un’impresa entrata nella leggenda. In netto svantaggio di uomini e mezzi, i Leoni della Folgore difesero la linea senza cedere un metro. Assalirono i carri armati nemici a mani nude, con mine e molotov.

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El Alamein e il mito della Folgore: quando il Coraggio superò la Storia
El Alamein e il mito della Folgore: quando il Coraggio superò la Storia
Redazione Redazione 5 min di lettura 0 Scarica PDF

Tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942, la seconda battaglia di El Alamein segnò la svolta della campagna del Nord Africa. La Divisione Paracadutisti "Folgore" compì un’impresa entrata nella leggenda. In netto svantaggio di uomini e mezzi, i Leoni della Folgore difesero la linea senza cedere un metro. Assalirono i carri armati nemici a mani nude, con mine e molotov.

Tra il 23 ottobre e il 3 novembre 1942, nel deserto egiziano si consumò una delle battaglie decisive della Seconda Guerra Mondiale. La seconda Battaglia di El Alamein segnò il punto di svolta definitivo nella campagna del Nord Africa, bloccando l'avanzata delle forze dell'Asse verso il Canale di Suez. Al km 120 della litoranea Alessandria d'Egitto-Marsa Matruh, in una località desolata caratterizzata dalle sole sorgenti di acqua dolce del tratto occidentale e delimitata a sud dalla depressione di El Qattara, si fronteggiarono due strateghi geniali: il Generale Erwin Rommel, comandante dell'Afrika Korps, e il Generale Bernard Law Montgomery, al comando dell'8ª Armata britannica.

Un contrasto di forze impari e l'inizio dell'inferno

L'evidente sproporzione delle forze in campo vedeva l'Ottava Armata britannica contare 220.000 uomini e 1.350 carri armati contro i 96.000 uomini e i circa 240 carri dell'Asse, una situazione drammaticamente aggravata dai continui affondamenti dei trasporti marittimi di rifornimenti nel Mediterraneo. Errori di strategia nei mesi precedenti, come la mancata invasione di Malta, costarono cari al supporto logistico italo-tedesco.
Alle ore 21:40 del 23 ottobre 1942, in una notte di luna piena, 1.000 cannoni inglesi aprirono simultaneamente il fuoco concentrando un martellante bombardamento sulle postazioni dell'Asse per venti interminabili minuti. Fu l'incipit dell'Operazione Lightfoot: sotto una pioggia di fuoco e bombardamenti aerei, le fanterie del XXX e XIII Corpo d'Armata britannico avanzarono per aprire corridoi nei campi minati, protetti da fitte cortine fumogene.

Lo schieramento della "Folgore" a El Alamein

Come evidenziato dalla mappa dello schieramento al 23 ottobre 1942, la 185ª Divisione Paracadutisti "Folgore", sotto il comando del Generale Enrico Frattini, era schierata nell'estremo settore meridionale del fronte. La sua linea difensiva si estendeva per circa 15 chilometri lungo una serie di capisaldi e cunei difensivi protetti da complessi campi minati ("sacca minata").
Lo schieramento era così strutturato da nord a sud:
  • Settore Nord (187° Reggimento Paracadutisti - Ten. Col. Bechi): Posizionato a ridosso del Deir el Alinda e della cresta di Munassib, comprendeva il IX Battaglione (con la 26ª e 27ª Compagnia) e il VIII Battaglione (con la 22ª e 24ª Compagnia). A nord dell'187° figuravano le posizioni della Divisione Brescia e il Battaglione Paracadutisti Tedesco Hübner.
  • Settore Centrale (Raggruppamento Ruspoli): A difesa della zona centrale, schierava il VII Battaglione (con la 19ª, 20ª e 21ª Compagnia) in collegamento con elementi del 31° Battaglione Guastatori d'Africa.
  • Settore Sud (186° Reggimento Paracadutisti - Ten. Col. Tantillo): A difesa del settore meridionale verso Nagb Rala e le alture di Qaret el Himeimat e Bab el Askar, schierava il VI Battaglione (con la 16ª, 17ª e 18ª Compagnia) e il V Battaglione (con la 13ª, 14ª e 15ª Compagnia). Alle spalle della Folgore si posizionava la Divisione Pavia.
  • Artiglieria e Supporto: A supporto tattico era disposto il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti (Colonnello Boffa), affiancato da batterie antiaeree tedesche (AA 33) e reparti anticarro integrati nei vari capisaldi.
Di fronte alla Folgore era ammassato l'imponente XIII Corpo d'Armata britannico del Generale Horrocks, comprendere la 7ª Divisione Corazzata ("I Topi del Deserto"), la 50ª e la 44ª Divisione di Fanteria britanniche, affiancate da brigate della Francia Libera e greche.

Coraggio contro acciaio: tredici giorni di resistenza

Al grido unanime di "Folgore!", i paracadutisti affrontarono i carri armati britannici con mezzi d' fortuna, utilizzando mine dissotterrate dalla sabbia, bottiglie molotov e cannoni leggeri da 47/32.
  • 24-25 ottobre: Nel settore centrale, la 6ª Compagnia del Capitano Marenco si fece sterminare in un violento scontro corpo a corpo: di 90 uomini ne sopravvissero 20, dopo aver distrutto 30 carri e inflitto pesanti perdite. Nel pomeriggio del 24 cadeva il Tenente Colonnello Marescotti Ruspoli (decorato di Medaglia d'Oro alla Memoria). Il 25 ottobre, la 12ª Compagnia del IV/187° (Capitano Cristofori) respingeva l'attacco della 4ª Brigata corazzata leggera, lasciando sul terreno 22 carri inglesi immobilizzati.
  • 26-27 ottobre: L'attacco della 69ª Brigata britannica e di reparti degaullisti contro Deir el Munassib condusse all'eroico sacrificio della 11ª Compagnia, dove cadde il Capitano Costantino Ruspoli (Medaglia d'Oro alla Memoria). Il Capitano Valletti, quattro volte ferito, ordinò il contrassalto guidato dal Tenente Trotta, riconquistando le posizioni. Il Maggiore d'artiglieria Francesco Vagliasindi cadde assumendo il comando del IV/187°. Nel settore del 186° Reggimento, davanti alle posizioni si contarono 67 mezzi corazzati nemici semidistrutti; il 28 ottobre fu concessa una tregua d'armi di tre ore per seppellire i caduti.
  • Settore Sud (V Battaglione): Respinto brillantemente un attacco avvolgente contro le alture di Munaquir el Daba e Naqb Rala, dove il comandante di battaglione e i suoi uomini lanciarono un contrassalto all'arma bianca travolgendo le fanterie nemiche.

Lo sfondamento e l'epilogo

Mentre a sud la Folgore manteneva saldamente la linea senza cedere un metro, a nord Montgomery lanciò l'Operazione Supercharge (2 novembre), uno spietato colpo d'ariete che spezzò il fronte dell'Asse. Il 4 novembre, con la Divisione Ariete ormai annientata e le forze britanniche che dilagavano, giunse l'ordine di ritirata.
Senza acqua, cibo né munizioni, rimasti in 304 tra ufficiali e truppa rispetto ai 5.000 partiti dall'Italia, i paracadutisti continuarono a combattere e ad assalire i carri con i pugnali. All'invito inglese di arrendersi, salirono sulle carcasse dei carri al grido di "FOLGORE!".

L'onore delle armi e la nascita della leggenda

Al momento della resa, ai superstiti fu concesso l'Onore delle Armi. Emblematico fu l'incontro descritto da Paolo Caccia Dominioni tra il Generale Hugues (comandante della 44ª Divisione britannica) e i vertici della Folgore fatti prigionieri (il Generale Frattini, il vice comandante Bignami e il comandante dell'artiglieria Boffa):
"Nella mia lunga vita militare mai avevo incontrato soldati come quelli della Folgore." — Generale Hugues
Il Primo Ministro britannico Winston Churchill rese omaggio al loro valore alla Camera dei Comuni:
"Dobbiamo davvero inchinarci davanti ai resti di quelli che furono i Leoni della Folgore."
I bilanci finali registrarono circa 9.000 caduti tedeschi, 13.500 inglesi e 17.000 italiani. Oggi, presso il Sacrario Militare Italiano di El Alamein, la celebre epigrafe "Mancò la fortuna, non il valore" immortalò per sempre il sacrificio dei paracadutisti che consegnarono la Folgore alla leggenda.

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