Per anni la guerra nei cieli dell'Ucraina è rimasta quasi bloccata da un equilibrio particolare: la Russia non è riuscita a conquistare la superiorità aerea, mentre Kiev, pur mantenendo operative le proprie difese, non disponeva di una componente da caccia capace di sfidare apertamente quella di Mosca.
Nell'estate 2026 questo equilibrio sta cambiando.
Da una parte la Russia ha riportato i propri caccia e cacciabombardieri sempre più vicino al centro delle operazioni, facendo leva su Su-34, Su-35, bombe plananti e missili stand-off, fino al crescente impiego del modernissimo Su-57. Dall'altra l'Ucraina dispone ormai di una componente occidentale imperniata sugli F-16, affiancati dai Mirage 2000-5, e sta accumulando esperienza operativa nel loro impiego.
Non siamo ancora di fronte a una classica battaglia per la supremazia aerea sul modello dei grandi conflitti del passato. Ma la distanza tra le due aviazioni si sta riducendo e nei cieli ucraini si sta aprendo una nuova fase della guerra.
Russia: Su-34, Su-35 e ora anche Su-57
Il Su-57 è il caccia russo più moderno attualmente in servizio, progettato come piattaforma multiruolo di quinta generazione con caratteristiche di ridotta osservabilità radar.
La sua presenza nel conflitto, però, non è una novità assoluta.
Già nel gennaio 2023 l'intelligence britannica riteneva che Mosca utilizzasse il Su-57 contro l'Ucraina almeno dal giugno 2022, principalmente rimanendo nello spazio aereo russo e lanciando missili a lunga distanza.
Anche il Royal United Services Institute aveva successivamente sottolineato come il velivolo avesse avuto fino a quel momento un ruolo estremamente limitato, sia per il ridotto numero di esemplari disponibili sia per il rischio politico e militare rappresentato dalla possibile perdita di uno dei caccia più prestigiosi dell'arsenale russo.
La novità dell'operazione su Odessa sarebbe quindi soprattutto la maggiore visibilità operativa del Su-57 e l'impiego contemporaneo di più velivoli in una missione di attacco, più che il debutto assoluto dell'aereo nella guerra.
Ed è un dettaglio che potrebbe indicare come l'aumento della flotta disponibile stia permettendo alla Russia di utilizzare con maggiore frequenza un sistema che negli anni precedenti aveva sostanzialmente preservato.
Il Su-34 resta il martello della Russia
A incidere quotidianamente sul fronte non sono tanto i pochi Su-57, quanto soprattutto i Su-34 Fullback.
Il cacciabombardiere rappresenta oggi uno degli strumenti principali dell'aviazione tattica russa.
Ed è proprio intorno al Su-34 che Mosca ha costruito una delle più importanti evoluzioni tattiche dell'intero conflitto: la trasformazione delle vecchie bombe della famiglia FAB in armi plananti.
Attraverso kit di guida e superfici aerodinamiche, ordigni originariamente concepiti come bombe a caduta libera possono essere sganciati a decine di chilometri dal bersaglio.
Il risultato è semplice ma estremamente efficace: il caccia può rimanere lontano dalle batterie antiaeree ucraine pur facendo arrivare sul bersaglio ordigni da centinaia di chilogrammi.
Il RUSI ha evidenziato come proprio la produzione su larga scala di questi kit abbia consentito all'aviazione russa di aumentare drasticamente il proprio peso sul campo di battaglia.
La differenza rispetto ai droni FPV è sostanziale.
Un piccolo drone può colpire con estrema precisione un veicolo, una postazione o un singolo gruppo di uomini. Una bomba da 250, 500 o 1.500 chilogrammi può invece demolire una fortificazione, un edificio o un'intera posizione difensiva.
Secondo un'analisi del RUSI, praticamente qualsiasi posizione di artiglieria situata nelle immediate retrovie del fronte può diventare vulnerabile a questo genere di arma.
Mosca ha cambiato il modo di combattere
Il cambiamento è ancora più interessante se confrontato con quanto accaduto nel febbraio-marzo 2022.
All'inizio dell'invasione la Russia disponeva sulla carta di un'enorme superiorità numerica nell'aviazione.
Eppure non riuscì a conquistare il controllo dei cieli.
La rete di sistemi antiaerei ucraini sopravvisse ai primi attacchi e continuò a rappresentare una minaccia tale da costringere i caccia russi a operare con grande prudenza.
Secondo l'analisi pubblicata nel luglio 2026 dal RUSI, proprio l'incapacità russa di completare una efficace campagna di Suppression and Destruction of Enemy Air Defences – SEAD/DEAD impedì alla maggior parte della componente tattica russa di influenzare significativamente le operazioni terrestri durante la prima fase della guerra.
Mosca ha quindi adattato progressivamente il proprio modello operativo.
Invece di tentare di attraversare la rete antiaerea ucraina, ha cominciato a cercare sistemi per colpire restando fuori dalla sua portata.
Le bombe plananti rappresentano probabilmente l'esempio più evidente di questa trasformazione.
Il limite di Kiev resta la difesa aerea
Parallelamente, la situazione della difesa aerea ucraina è diventata più difficile.
Gran parte delle scorte dei sistemi sovietici disponibili all'inizio della guerra è stata progressivamente consumata e l'Ucraina dipende oggi soprattutto da sistemi occidentali come NASAMS, IRIS-T, SAMP/T e Patriot.
Il problema non è soltanto possedere i lanciatori.
Servono soprattutto i missili.
Secondo il RUSI, nel 2026 proprio la disponibilità di intercettori è diventata il principale limite della copertura antiaerea ucraina, in particolare per quanto riguarda i Patriot PAC-2 e PAC-3.
La questione è diventata ancora più evidente nelle ultime settimane.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ripetutamente denunciato la carenza di missili Patriot, mentre Francia e altri alleati stanno cercando di accelerare nuove forniture di sistemi e munizioni antiaeree.
Ed è proprio questa scarsità a creare un problema operativo.
Un Patriot potrebbe teoricamente essere portato vicino al fronte per tentare di colpire i Su-34 prima del lancio delle bombe plananti.
Ma sarebbe una scelta rischiosa.
Le batterie Patriot sono poche, preziose e necessarie anche per proteggere città, infrastrutture e basi dagli attacchi missilistici.
Avvicinarle alla linea del fronte significa inoltre esporle maggiormente alla ricognizione dei droni russi e agli attacchi successivi.
Il risultato è una sorta di zona di relativa sicurezza dalla quale i velivoli russi possono lanciare le proprie armi stand-off.
Ucraina: F-16 e Mirage cambiano lo scenario
Questo non significa che l'Ucraina abbia rinunciato alla battaglia aerea.
Al contrario.
La componente occidentale dell'aviazione ucraina è ormai diventata centrale e rappresenta la principale novità nel confronto tra le due aeronautiche.
Secondo il RUSI, nell'estate 2026 gli F-16 costituiscono il nucleo principale della forza da combattimento ucraina, affiancati da un numero più limitato di Mirage 2000-5 e dagli ultimi MiG-29 e Su-27 ancora disponibili.
Gli F-16 vengono utilizzati soprattutto per la difesa aerea contro droni e missili da crociera, ma stanno progressivamente assumendo anche altri compiti.
Nel luglio 2026 è arrivato inoltre un episodio particolarmente significativo: secondo il RUSI, un F-16 ucraino ha abbattuto un Su-35 russo, segnale della crescente esperienza raggiunta dagli equipaggi di Kiev e della possibilità, almeno in determinate condizioni, di contestare direttamente la componente da caccia russa.
È probabilmente questo l'elemento più interessante della nuova fase. L'Ucraina continua ad avere meno velivoli e dipende dalle forniture occidentali, ma non combatte più soltanto con caccia sovietici ormai anziani. Dispone adesso di piattaforme occidentali moderne, armamenti compatibili con gli standard NATO e piloti che stanno accumulando rapidamente esperienza.
Russia avanti, ma il cielo resta conteso
È probabilmente questo il punto più importante.
Parlare di dominio russo dei cieli ucraini rischia quindi di fornire un'immagine eccessivamente semplificata.
La Russia conserva un vantaggio quantitativo importante e dispone di velivoli, missili a lungo raggio e una rete di difesa aerea estremamente potente. Ma non dispone ancora della libertà di operare indisturbata sopra l'Ucraina come farebbe una forza che abbia realmente conquistato la superiorità aerea.
I caccia russi continuano generalmente a evitare di penetrare profondamente nello spazio protetto dalle difese ucraine.
Mosca ha però trovato una soluzione alternativa: colpire da lontano.
Ed è una soluzione sempre più efficace.
La combinazione tra Su-34, bombe plananti, missili a lungo raggio, droni e crescente pressione sulle scorte di intercettori occidentali sta progressivamente aumentando lo spazio operativo disponibile per l'aviazione russa.
Allo stesso tempo, anche la Russia deve affrontare un problema simile.
Gli attacchi ucraini con droni a grande distanza hanno costretto Mosca a disperdere parte delle proprie difese antiaeree per proteggere aeroporti, infrastrutture e installazioni militari nell'interno del Paese.
Il RUSI osserva che questa dispersione sta creando a sua volta nuove vulnerabilità e maggiori opportunità per gli attacchi ucraini.
La nuova sfida nei cieli
A quattro anni e mezzo dall'inizio dell'invasione, la guerra nei cieli dell'Ucraina è quindi entrata in una nuova fase.
Nel 2022 la Russia fallì l'obiettivo di eliminare rapidamente l'aviazione e la difesa aerea avversaria.
Nel 2026 Mosca non ha ancora ottenuto una superiorità aerea completa, ma ha imparato progressivamente a combattere intorno alle difese ucraine anziché necessariamente attraversarle.
Allo stesso tempo Kiev è passata dai MiG-29 e Su-27 di origine sovietica a una forza in cui F-16 e Mirage hanno assunto un ruolo sempre più importante nella difesa del Paese e, occasionalmente, anche nelle missioni offensive e nel contrasto alla componente aerea russa.
Da una parte quindi Su-34, Su-35 e Su-57, sostenuti da una produzione industriale russa che continua ad alimentare il conflitto. Dall'altra F-16 e Mirage 2000, che permettono all'Ucraina di alzare progressivamente il livello della propria risposta.
E la battaglia decisiva diventa così anche industriale.
Mosca deve continuare a produrre caccia, bombe plananti, missili e droni.
Kiev deve ricevere abbastanza F-16, missili aria-aria e soprattutto intercettori per Patriot, SAMP/T, IRIS-T e NASAMS.
Il confronto resta sbilanciato a favore di Mosca, ma non è affatto chiuso. E proprio per questo la sfida nei cieli potrebbe diventare uno dei fronti più interessanti della prossima fase della guerra.
Chi riuscirà a sostenere più a lungo questa competizione, mantenendo disponibili aerei, piloti, missili aria-aria e intercettori antiaerei, potrebbe determinare non soltanto il futuro della guerra nei cieli, ma anche quello delle operazioni terrestri.
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