La rivoluzione dei robot militari terrestri non appartiene più al futuro. È già cominciata.
Non vediamo ancora plotoni di androidi armati avanzare tra le rovine delle città, ma sui campi di battaglia stanno comparendo in numero crescente macchine senza equipaggio capaci di svolgere compiti che fino a pochi anni fa avrebbero richiesto necessariamente la presenza di un soldato.
Trasportano munizioni fino alle postazioni più esposte, evacuano feriti, effettuano ricognizioni, aprono varchi, posano mine, trasportano esplosivi e, in alcuni casi, impiegano mitragliatrici, lanciagranate e altri sistemi d'arma.
Il cambiamento più evidente si osserva in Ucraina. Nel marzo 2026 le Forze di Difesa ucraine hanno registrato oltre 9.000 missioni operative e logistiche condotte con Unmanned Ground Vehicles (UGV). Nei primi tre mesi dell'anno erano già quasi 24.500. A marzo erano 167 le unità ucraine che impiegavano sistemi robotici terrestri, contro appena 67 nel novembre 2025.
Ad agosto il numero delle sole missioni logistiche e di evacuazione condotte con UGV ha raggiunto quota 25.143, secondo i dati del sistema DELTA diffusi dal Ministero della Difesa ucraino.
Numeri che indicano il passaggio dalla sperimentazione alla robotizzazione sistematica di alcune funzioni del campo di battaglia. E Kyiv punta già oltre: con il progetto “Army of Robots”, presentato a fine settembre da Mykhailo Fedorov, l’obiettivo dichiarato è ottenere primi risultati di combattimento entro sei mesi e arrivare, entro un anno, a impiegare robot nelle fasi più pericolose di un assalto senza fanteria direttamente esposta nell’azione iniziale.
Si tratta ancora di obiettivi, non di capacità già disponibili, ma indicano chiaramente la direzione intrapresa.
Tuttavia quando si parla di “soldati robot” l'immaginario porta inevitabilmente all'umanoide: due gambe, due braccia, un'arma individuale e un'intelligenza artificiale capace di sostituire il fante.
La realtà del 2026 è molto diversa.
Le piattaforme che stanno dimostrando maggiore utilità sono generalmente mezzi relativamente bassi, semplici e robusti, su ruote o cingoli. È una scelta determinata dalle esigenze del campo di battaglia: stabilità, capacità di carico, autonomia, costo contenuto e facilità di produzione sono oggi molto più importanti della possibilità di imitare la locomozione umana.
Il punto non è costruire un robot che assomigli a un soldato. È costruire una macchina che possa andare dove sarebbe troppo pericoloso mandare un soldato.
Questa filosofia sta producendo una nuova categoria di mezzi che si colloca tra il drone, il veicolo terrestre e il sistema d'arma remoto.
L'Ucraina è diventata il principale laboratorio
La guerra russo-ucraina ha accelerato l'evoluzione degli UGV così come aveva precedentemente trasformato l'impiego dei droni aerei FPV.
La causa è legata proprio alla proliferazione degli UAV. In numerosi settori del fronte, droni da ricognizione e FPV rendono estremamente pericoloso qualsiasi movimento di uomini e veicoli per diversi chilometri alle spalle della prima linea.
Portare casse di munizioni a una posizione, recuperare un ferito o effettuare una rotazione della fanteria può significare esporre uomini e mezzi alla sorveglianza e all'attacco quasi immediato dei droni.
Kyiv ha quindi iniziato a sostituire progressivamente il personale nelle missioni più rischiose con piattaforme robotiche.
Il Ministero della Difesa ucraino ha dichiarato come obiettivo la possibilità di trasferire fino al 100% della logistica dell'ultimo tratto del fronte a sistemi robotizzati. Nella prima metà del 2026 era prevista la contrattualizzazione di 25.000 UGV, più del doppio dell'intero anno precedente.
E il numero di modelli cresce rapidamente: nel giugno 2026 le autorità ucraine indicavano 50 nuove piattaforme terrestri nazionali autorizzate dall'inizio dell'anno, contro circa 60 durante tutto il 2025.
Non sono soltanto muletti robotici.
Lo Zmiy Droid 12.7, autorizzato all'impiego nel gennaio 2026, utilizza una stazione d'arma Wolly controllata a distanza con mitragliatrice pesante da 12,7 mm ed è destinato a compiti di ricognizione e combattimento in ambienti ad alta intensità.
Altri sistemi trasportano cariche esplosive direttamente contro le posizioni nemiche. Reuters ha documentato nel settembre 2026 l'attività di unità del 3º Corpo d'Armata ucraino che impiegano UGV esplosivi, piattaforme armate e robot logistici nell'ambito di un modello di combattimento sempre più integrato con i droni aerei.
Alla fine di settembre l'Ucraina ha inoltre annunciato un nuovo programma per accelerare drasticamente lo sviluppo della robotica militare, con l'obiettivo dichiarato di realizzare una vera “Army of Robots”. I robot umanoidi mostrati nelle presentazioni restano in gran parte prospettici, mentre gli UGV convenzionali sono già una realtà quotidiana del fronte.
Anche la Russia sta robotizzando il campo di battaglia
La trasformazione non riguarda soltanto l'Ucraina.
Le forze russe utilizzano una crescente varietà di sistemi terrestri per logistica, evacuazione, ricognizione, posa e rimozione delle mine e supporto di fuoco.
Uno dei sistemi più visibili è il Kuryer, o Courier, piattaforma cingolata apparsa in numerose configurazioni. Nel 2025 e nel 2026 è stata mostrata con mitragliatrici pesanti, lanciagranate, munizioni termobariche, sistemi per la posa delle mine e apparati di sminamento.
Nel marzo 2026 il Ministero della Difesa russo ne ha mostrato l'impiego logistico in Ucraina, mentre successivamente sono emerse configurazioni sperimentali con mortaio automatico da 82 mm e lanciarazzi.
A settembre è comparso anche il Courier 2.0, testato con un modulo stabilizzato comprendente mitragliatrici NSVT da 12,7 mm e PKT da 7,62 mm.
Anche in questo caso, però, è importante distinguere tra dimostrazioni, prototipi e capacità effettivamente disponibili in quantità significative. Le informazioni pubbliche indicano che molte piattaforme russe rimangono controllate a distanza e incontrano gli stessi problemi osservati sul fronte ucraino: comunicazioni, affidabilità meccanica, batterie, mobilità e resistenza alla guerra elettronica.
Israele: robot armati già prima della guerra in Ucraina
Israele lavora sui veicoli terrestri senza equipaggio da molti anni.
Il Jaguar, sviluppato dall'Israel Defense Forces insieme a Israel Aerospace Industries, è stato introdotto per la sorveglianza della frontiera di Gaza come sistema semi-autonomo dotato di sensori, capacità di navigazione automatizzata e armamento.
IAI ha successivamente sviluppato il più grande REX MK II, piattaforma ibrida capace di trasportare fino a 1,3 tonnellate e configurabile per logistica, evacuazione sanitaria, intelligence o combattimento.
Può integrare sistemi d'arma controllati a distanza con mitragliatrici da 7,62 mm o calibro .50.
Quello israeliano rappresenta un approccio differente rispetto alla produzione rapida e relativamente economica osservata in Ucraina: piattaforme tecnologicamente sofisticate inserite all'interno di sistemi di comando, sorveglianza e protezione delle forze.
Stati Uniti: verso i reparti uomo-macchina
Gli Stati Uniti stanno seguendo una strada ancora diversa.
L'obiettivo dell'US Army non è semplicemente introdurre singoli robot, ma realizzare Human-Machine Integrated Formations, formazioni nelle quali soldati, veicoli con equipaggio, robotic combat vehicles, droni e sistemi autonomi operano all'interno della stessa struttura tattica.
L'idea è sintetizzata nel principio utilizzato dall'Esercito americano: “no blood for first contact”. Quando possibile, il primo contatto con il nemico dovrebbe essere sostenuto dalle macchine e non dai soldati.
Nel febbraio 2026 Fort Benning ha avviato anche il primo Robotic Autonomous Systems Leader Tactics Course, destinato a preparare ufficiali e sottufficiali al comando di formazioni dotate contemporaneamente di sistemi robotici terrestri e aerei.
Un rapporto dell'Army Research Laboratory pubblicato il 30 settembre 2026 descrive inoltre una sperimentazione nella quale 13 soldati hanno gestito una formazione composta da un veicolo comando, due robotic combat vehicles, una piattaforma Future Vertical Lift e sistemi aerei.
Il risultato più interessante riguarda il carico cognitivo: durante l'esperimento la complessità delle missioni è aumentata senza produrre un incremento insostenibile del carico sugli operatori.
È probabilmente questa la vera rivoluzione.
Non un operatore per ogni robot, ma pochi uomini capaci di comandare numerose macchine.
Corea del Sud e Australia preparano sistemi da combattimento
Anche altri Paesi stanno passando dalla sperimentazione all'acquisizione.
Nel luglio 2026 la Corea del Sud ha selezionato l'Arion-SMET di Hanwha Aerospace per il programma di veicolo terrestre senza equipaggio dell'Esercito. Il sistema a sei ruote può svolgere missioni di trasporto, sorveglianza, ricognizione e supporto al combattimento. L'entrata in servizio è prevista tra 2027 e 2028.
In Australia BAE Systems sta invece sviluppando ATLAS CCV, un UGV 8x8 da combattimento di circa dieci tonnellate.
Non è più un piccolo robot logistico ma un vero veicolo da combattimento senza equipaggio, dotato nella configurazione presentata di una torretta VANTAGE con cannone M242 Bushmaster da 25 mm.
Nel febbraio 2026 ATLAS ha completato nuove prove passando dalla teleoperazione alla navigazione per waypoint fino alla modalità autonoma “sense and avoid”. L'impiego dell'arma rimane tuttavia basato su un sistema human-in-the-loop, quindi con decisione umana sull'ingaggio.
Europa: il THeMIS indica la strada
In Europa uno dei programmi più maturi è il THeMIS dell'estone Milrem Robotics.
La piattaforma modulare cingolata può essere configurata per trasporto, CASEVAC, intelligence, combattimento, guerra elettronica e contrasto ai droni. È stata acquisita da numerosi Paesi ed è già stata impiegata in Ucraina.
Nel 2025 è stata sperimentata in Ucraina una configurazione con stazione d'arma BURIA e lanciagranate automatico da 40 mm, mentre nel 2026 Milrem ha mostrato configurazioni C-UAS e il più pesante HAVOC Robotic Combat Vehicle, 8x8 ibrido predisposto per cannone da 30×113 mm, missili SHORAD e sistemi di guerra elettronica.
La produzione europea sta inoltre aumentando: una linea aperta nei Paesi Bassi è destinata alla realizzazione di oltre 100 THeMIS finanziati dal governo olandese per l'Ucraina.
E l'Esercito Italiano?
Anche l'Italia sta costruendo progressivamente una propria capacità nel settore della robotica terrestre, attraverso acquisizioni mirate, sperimentazioni e attività di validazione operativa.
Nel 2025 l'Esercito ha acquisito quattro Quadrupedal Unmanned Ground Vehicle “CESARE”, destinati all'impiego in ambienti sotterranei e compartimentati.
Nel febbraio 2026 il 187º Reggimento Paracadutisti “Folgore” ha avviato la valutazione operativa di un tactical hauler robotico elettrico, destinato alla movimentazione di materiali su terreni difficili e configurabile anche per l'evacuazione di feriti.
A maggio il Comando Valutazione e Innovazione dell'Esercito ha inoltre completato a Monte Romano una nuova fase della campagna pluriennale sui Robotics and Autonomous Systems, iniziata nel 2022 e orientata all'impiego dei sistemi robotici in scenari di combattimento simmetrico ad alta intensità.
L'Esercito Italiano si trova quindi in una fase di sviluppo progressivo e consolidamento delle capacità robotiche terrestri, con particolare attenzione alla mobilità, al supporto logistico, all'esplorazione e alla riduzione dell'esposizione del personale. Il passo successivo sarà comprendere in quale misura queste esperienze potranno evolvere verso sistemi sempre più integrati nelle unità operative e, in prospettiva, verso piattaforme destinate anche al supporto diretto al combattimento.
E i robot umanoidi?
È probabilmente l'aspetto più spettacolare, ma anche quello sul quale occorre maggiore prudenza.
La Cina sta investendo fortemente nell'industria dei robot umanoidi e il People's Liberation Army ne studia possibili applicazioni militari.
Reuters ha ricostruito nel settembre 2026 numerosi programmi cinesi relativi all'impiego di umanoidi in ricognizione, logistica, ambienti pericolosi e perfino squadre d'assalto urbano integrate con altri sistemi robotici.
Uno dei progetti della National University of Defense Technology considera una possibile finestra di impiego nell'ordine dei cinque-dieci anni.
Ma siamo ancora lontani dal fante artificiale.
Autonomia energetica, equilibrio, affidabilità, capacità di manipolare oggetti, resistenza ai danni e soprattutto capacità di comprendere ambienti complessi rappresentano ostacoli enormi. Persino nell'industria civile cinese gli umanoidi del 2026 rimangono spesso dipendenti da sequenze programmate e faticano ad adattarsi agli imprevisti.
Sul campo di battaglia questi problemi vengono moltiplicati.
Il vero ostacolo è l'autonomia, non l'arma
Installare una mitragliatrice, un lanciagranate o persino un missile su un robot terrestre è ormai relativamente semplice.
Molto più difficile è far sì che la macchina possa muoversi autonomamente attraverso macerie, trincee, boschi e crateri mentre GPS e comunicazioni vengono disturbati dalla guerra elettronica.
Un essere umano comprende immediatamente che una buca è troppo profonda, che un ponte non reggerà, che un ramo impedisce il passaggio o che una strada apparentemente libera costituisce un'imboscata.
Per un'intelligenza artificiale inserita in una macchina terrestre queste valutazioni rimangono molto più complesse.
È per questo che oggi l'autonomia di navigazione è generalmente più avanzata dell'autonomia decisionale nell'impiego della forza.
Nei principali programmi occidentali pubblicamente documentati, il modello rimane quello dell'uomo che supervisiona la macchina e mantiene un ruolo nella decisione di ingaggio.
La direttiva statunitense DoD 3000.09 stabilisce, per esempio, che i sistemi autonomi e semi-autonomi debbano consentire a comandanti e operatori di esercitare appropriati livelli di giudizio umano nell'uso della forza.
Nel frattempo il tema è diventato anche internazionale. Nell'agosto 2026 il Segretario generale delle Nazioni Unite e il presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa hanno rinnovato la richiesta di nuove regole sui sistemi d'arma autonomi, indicando come una delle principali preoccupazioni proprio la possibilità che macchine possano selezionare autonomamente esseri umani da colpire.
Il 2030 potrebbe vedere il primo vero campo di battaglia uomo-macchina
La trasformazione più probabile dei prossimi anni non sarà quindi l'arrivo del Terminator.
Sarà molto meno spettacolare, ma militarmente assai più importante.
Una squadra o un plotone potrà disporre contemporaneamente di piccoli UAV da ricognizione, droni FPV, UGV logistici, robot CASEVAC, piattaforme armate, sistemi da guerra elettronica e veicoli robotici più pesanti.
Il soldato continuerà a prendere decisioni, ma sempre più spesso sarà la macchina a esporsi fisicamente al rischio.
Il drone aereo individuerà la minaccia. Il sistema di comando distribuirà le informazioni. Un UGV potrà avanzare per verificare il terreno o aprire il fuoco. Un secondo robot porterà munizioni. Un terzo sarà pronto a recuperare un ferito.
Solo successivamente la fanteria occuperà fisicamente il terreno.
È questo il punto al quale la guerra terrestre sembra dirigersi.
Il futuro “soldato robot” potrebbe quindi non avere un volto, due braccia o due gambe.
Potrebbe essere una piccola piattaforma cingolata da poche centinaia di chilogrammi, prodotta in migliaia di esemplari, collegata a droni e sensori e sufficientemente economica da poter essere perduta al posto di un uomo.
Ed è proprio questa, più dell'umanoide armato, la rivoluzione che nel 2026 è già iniziata.
Fonti
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Ministero della Difesa ucraino, dati sull'impiego degli UGV nel 2026. Over 9,000 frontline missions in March
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Reuters, evoluzione dei robot terrestri da combattimento in Ucraina. Behind the killer robots of Ukraine's new warfare revolution
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U.S. Army Research Laboratory, Human-Machine Integrated Formations. Air-Ground Teaming for the Battlespace
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Esercito Italiano, sperimentazione dei Robotics and Autonomous Systems. Campagna RAS a Monte Romano
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BAE Systems Australia, ATLAS Collaborative Combat Variant. ATLAS CCV
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Milrem Robotics, famiglia THeMIS. THeMIS UGV
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Israel Aerospace Industries, REX MK II. REX MK II unmanned land vehicle
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U.S. Department of Defense, direttiva sui sistemi d'arma autonomi. DoD Directive 3000.09 – Autonomy in Weapon Systems
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Comitato Internazionale della Croce Rossa, sistemi d'arma autonomi e diritto internazionale umanitario. Autonomous Weapon Systems and International Humanitarian Law
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