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La Difesa appartiene al Popolo Italiano. I Disertori non hanno fatto la Resistenza

Machiavelli, Rousseau e Mazzini sostengono che la difesa della comunità spetta ai cittadini e che l'Esercito di popolo è la Forza della Repubblica. Gli articoli 52 e 11 della Costituzione italiana distinguono tra guerra d'aggressione e difesa della Patria. La diserzione è una rottura della solidarietà civica e il rifiuto della Difesa dell'Italia.

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Redazione Redazione 03 ottobre 2026 4 min di lettura 0 Scarica PDF

Machiavelli, Rousseau e Mazzini sostengono che la difesa della comunità spetta ai cittadini e che l'Esercito di popolo è la Forza della Repubblica. Gli articoli 52 e 11 della Costituzione italiana distinguono tra guerra d'aggressione e difesa della Patria. La diserzione è una rottura della solidarietà civica e il rifiuto della Difesa dell'Italia.

C’è un’idea che attraversa la grande tradizione del pensiero politico europeo e che oggi appare quasi estranea al dibattito pubblico: la difesa della comunità non appartiene soltanto allo Stato inteso come apparato, ai governi o a una casta di militari professionisti, ma appartiene in ultima istanza ai cittadini. L’idea dell’esercito di popolo — composto da uomini e donne che non sono separati dalla società ma ne costituiscono l’espressione diretta — non nasce dal culto della forza, bensì come lo strumento estremo attraverso il quale una comunità libera conserva il diritto di esistere. È una distinzione decisiva tra il militarismo e il principio repubblicano per cui una società deve possedere la capacità materiale di difendersi.

Il primo a intuire con radicale chiarezza la portata politica di questo principio fu Niccolò Machiavelli. La sua implacabile polemica contro le milizie mercenarie poggia su un’evidenza morale prima ancora che militare: chi combatte soltanto per denaro non possiede quella motivazione profonda che lega il cittadino alla sorte della propria patria. Per Machiavelli le «armi proprie» non sono una semplice opzione tattica, ma una componente ineliminabile dell’autonomia politica. Un popolo che affida interamente la propria sicurezza ad altri rinuncia alla propria libertà, delegando ad altri il giudizio sulla propria sopravvivenza.

La Democrazia: la Patria dei Diritti e dei Doveri

Questo filo rosso attraversa i secoli e si rinsalda nel pensiero di Jean-Jacques Rousseau. Nella democrazia repubblicana l’individuo non è soltanto titolare di diritti passivi, ma è parte attiva di un corpo politico che comporta dei doveri. Da qui prende forma la figura del cittadino-soldato: colui che imbraccia le armi non perché ami la violenza, ma perché comprende che l’esistenza della comunità politica è la condizione indispensabile per preservare le sue leggi, i suoi affetti e le sue libertà. È il paradosso fondante delle società libere: bisogna saper combattere proprio perché si desidera profondamente la pace.

La tradizione risorgimentale di Giuseppe Mazzini innesta su questa base una dimensione etica irrinunciabile, legando i diritti ai doveri verso la Patria intesa come comunità di storia, memoria e destino. Questo asse storico-politico trova la sua sintesi più alta nella Costituzione italiana. L'articolo 52 definisce la difesa della Patria come un «sacro dovere del cittadino», saldandosi indissolubilmente con l'articolo 11, che ripudia la guerra di aggressione. L'ordinamento repubblicano traccia così un confine netto: rifiuta l'imperialismo, ma non rinuncia alla legittima difesa, consapevole che ogni violazione della sovranità deve incontrare una comunità capace di resistere.
dal din1

La responsabilità collettiva e il valore morale della resistenza

È dentro questo quadro che muta radicalmente il giudizio sulla diserzione. In una guerra d'aggressione o di conquista, il rifiuto dell'obbedienza può configurarsi come un atto di supremo coraggio morale. Ma quando una comunità viene aggredita e combatte per la propria sopravvivenza, la diserzione cessa di essere una mera infrazione militare e diventa una rottura della solidarietà civica. Chi si sfila dal rischio mentre gli altri rimangono a difendere il territorio non elimina il pericolo, ma lo scarica egoisticamente sugli altri. Se ciascuno rivendicasse il diritto individuale di sottrarsi al dovere estremo, nessuna comunità libera potrebbe reggere all'urto della tirannide.

L'esercito di popolo ci restituisce così una verità severa ma imprescindibile: la libertà non è una rendita garantita per sempre, bensì una responsabilità comune. I diritti scritti sulle carte costituzionali sopravvivono fintanto che esistono generazioni di cittadini disposte, nelle ore più buie, ad assumersene l'onere e il coraggio. Una democrazia deve sempre interrogarsi criticamente sull'uso della forza, ma deve essere altrettanto capace di ricordare che, nelle circostanze estreme, anche la difesa della pace, della libertà e della Patria esige coraggio.

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