Quarantaquattro anni dopo la guerra delle Falkland-Malvinas, l’Argentina torna ad alzare il tono sulla sovranità dell’arcipelago. Il presidente Javier Milei ha rilanciato apertamente la rivendicazione di Buenos Aires sulle isole amministrate dal Regno Unito, annunciando contemporaneamente il rafforzamento della presenza strategica argentina nell’Atlantico meridionale e nuove iniziative contro le società impegnate nello sfruttamento delle risorse petrolifere dell’area.
Una mossa che riporta inevitabilmente alla memoria il conflitto del 1982, quando Argentina e Regno Unito si affrontarono militarmente per il controllo dell’arcipelago. La guerra iniziò il 2 aprile con l’occupazione argentina delle isole e terminò il 14 giugno con la resa delle forze di Buenos Aires dopo la controffensiva britannica.
Da allora la disputa non si è mai realmente chiusa. Londra continua ad amministrare le Falkland e sostiene il diritto all’autodeterminazione degli abitanti, mentre l’Argentina considera le Malvinas, la Georgia del Sud e le Sandwich Australi parte integrante del proprio territorio nazionale.
Cadena Nacional del Presidente Javier Milei sobre la Causa Malvinas. pic.twitter.com/tqghawtYq5
— Oficina del Presidente (@OPRArgentina) September 4, 2026
Milei: «Le Malvinas sono argentine»
Nel suo nuovo intervento, Milei ha assunto una posizione particolarmente netta:
«Le Malvinas sono argentine, per storia e per diritto. Su questo non c’è discussione».
Il governo argentino considera il recupero della piena sovranità sull’arcipelago un obiettivo permanente previsto anche dalla Costituzione nazionale e accusa il Regno Unito di mantenere dal 1833 una situazione coloniale.
La risposta britannica non si è fatta attendere. Londra ha ribadito che gli abitanti delle Falkland hanno scelto di rimanere britannici e che l’impegno del Regno Unito nella difesa delle isole resta «assoluto e incrollabile».
Più risorse alla base navale di Ushuaia
Uno dei passaggi più significativi dell’annuncio riguarda la Base Navale Integrata di Ushuaia, nell’estremo sud dell’Argentina.
Milei ha disposto un aumento delle risorse destinate a far avanzare la costruzione dell’infrastruttura, alla quale Buenos Aires assegna un ruolo strategico nel controllo e nel supporto logistico delle attività nell’Atlantico meridionale.
Non si tratta quindi della creazione ex novo di una base militare: il progetto era già in corso. L’attuale governo intende però accelerarne lo sviluppo e aumentarne la rilevanza.
Secondo Milei, la struttura dovrà trasformare Ushuaia nel principale polo logistico dell’Atlantico meridionale e rappresentare un elemento fondamentale per la proiezione geopolitica dell’Argentina.
La posizione della città è particolarmente importante. Ushuaia sorge nella Terra del Fuoco, sul Canale di Beagle, in una delle aree più meridionali del continente americano e lungo le direttrici strategiche verso l’Antartide.
Il potenziamento della presenza navale assume quindi una valenza che supera la sola disputa sulle Malvinas, inserendosi nel più ampio interesse argentino per l’Atlantico meridionale e per le rotte verso il continente antartico.
Il petrolio riaccende lo scontro
Ma il vero elemento che sta riportando la questione Malvinas al centro dell’attenzione internazionale è il petrolio.
Buenos Aires si oppone alle attività di esplorazione e sfruttamento degli idrocarburi autorizzate dalle autorità delle Falkland nelle acque circostanti l’arcipelago.
Particolare attenzione è rivolta al progetto Sea Lion, situato a nord delle isole e considerato uno dei più importanti progetti energetici della zona. Il giacimento viene sviluppato da Navitas Petroleum e Rockhopper Exploration e, secondo le stime riportate da Reuters, potrebbe contenere circa 1,7 miliardi di barili di petrolio.
Per l’Argentina queste attività vengono effettuate senza autorizzazione e quindi in violazione della propria sovranità.
Milei ha annunciato l’intenzione di rafforzare gli strumenti sanzionatori e di impedire alle società coinvolte direttamente o indirettamente nei progetti delle Falkland di operare anche sul territorio argentino.
Procedimenti contro 45 soggetti
Il governo argentino è già passato dalle dichiarazioni ai primi provvedimenti.
Il 4 settembre la Presidenza argentina ha comunicato l’avvio di procedimenti sanzionatori nei confronti di 45 soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, sospettati di partecipare ad attività collegate all’esplorazione e allo sfruttamento degli idrocarburi nelle Malvinas.
Nel mirino non ci sono soltanto le compagnie petrolifere direttamente impegnate nell’estrazione, ma anche azionisti, società fornitrici e soggetti che contribuiscono alle attività operative.
Il messaggio politico di Milei è chiaro: chi partecipa allo sfruttamento delle risorse dell’arcipelago senza l’autorizzazione di Buenos Aires potrebbe trovarsi escluso dal mercato argentino.
44 anni dopo la guerra
Il confronto resta per il momento sul piano politico, economico e diplomatico e non esistono indicazioni di un’imminente opzione militare argentina.
Ma il richiamo storico è inevitabile.
Nel 1982 la giunta militare argentina decise di occupare le isole, provocando la reazione del governo britannico guidato da Margaret Thatcher. Londra inviò nell’Atlantico meridionale una poderosa task force aeronavale e anfibia che, dopo settimane di combattimenti, riconquistò l’arcipelago.
La guerra durò poco più di due mesi e provocò la morte di 649 militari argentini, 255 britannici e tre civili delle Falkland.
Oggi lo scenario è completamente diverso. Tuttavia, il rafforzamento della base di Ushuaia, le sanzioni contro le società petrolifere e il tono utilizzato dal presidente argentino mostrano come la questione delle Malvinas sia tornata ad assumere una dimensione strategica rilevante.
E a 44 anni dalla guerra, Buenos Aires torna così a lanciare la sfida politica a Londra su uno dei dossier più sensibili della propria storia nazionale.
Fonti
Presidenza Argentina – Comunicado Oficial n. 157
Presidenza Argentina – Comunicado Oficial n. 158, procedimenti contro 45 soggetti
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