L'allarme del Generale Grynkewich: Non abbiamo navi a sufficienza per proteggere Israele
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L’allarme del Generale Grynkewich: Non abbiamo navi a sufficienza per proteggere Israele

L'allarme del Generale Grynkewich: Non abbiamo navi a sufficienza per proteggere Israele
Condoralex Condoralex 02 agosto 2026 33 Scarica PDF

La situazione strategica legata al conflitto in corso con l’Iran ha imposto pesanti vincoli alle forze armate statunitensi. Secondo quanto rivelato dal Washington Post, il generale Alexus GrynkewichComandante delle Forze Statunitensi in Europa (Eucom) e Supreme Allied Commander Europe (SACEUR) della NATO — ha inviato una notifica scritta ai vertici del Pentagono per lanciare un allarme urgente: la disponibilità di forze navali non è più sufficiente per continuare a proteggere Israele dai missili balistici in arrivo.

Senza l’assegnazione di un ulteriore cacciatorpediniere della Marina, il generale sarà costretto a una scelta drastica evidenziata dal quotidiano statunitense: dare la priorità alla difesa del territorio nazionale (homeland) degli Stati Uniti rispetto a quella di Israele. Come precisato da un funzionario della difesa al Washington Post, la comunicazione rientra nelle normali segnalazioni di rischio effettuate dai massimi generali quando i comandanti competono per risorse e armi limitate.

Le cause: il blocco dei porti iraniani e il logoramento della flotta

Il conflitto, entrato nel suo quinto mese dopo il collasso dei negoziati di pace tra Washington e Teheran, ha prosciugato le scorte di armi difensive e messo a dura prova la Marina militare:

  • Il blocco navale e lo Stretto di Hormuz: Su direttiva dell’amministrazione Trump, la flotta è impegnata nel blocco dei porti iraniani in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, un’azione che ha bloccato il movimento di petrolio e materie prime nel Medio Oriente, sconvolgendo l’economia globale.
  • Problemi di manutenzione: I ritmi serrati della guerra hanno fatto accumulare problemi di manutenzione per le navi, come evidenziato nei report del Washington Post. La Marina schiera cinque cacciatorpediniere basati a Rota, in Spagna (tra cui la USS Arleigh Burke, la USS Bulkeley e la USS Oscar Austin), mentre nel Mediterraneo orientale operavano due unità, la USS Paul Ignatius e la USS Roosevelt.
  • Il peso delle intercettazioni: Valutazioni condotte dal Pentagono e riprese dal giornale avevano già mostrato che le forze statunitensi — attraverso sistemi come il Terminal High Altitude Area Defense (Thaad) e gli intercettori navali — hanno sostenuto il peso principale della difesa di Israele dai missili balistici iraniani.

Un fronte esteso e il malcontento politico negli Stati Uniti

Le responsabilità del comando europeo guidato da Grynkewich rimangono centrali anche per mantenere la prontezza contro qualsiasi incursione russa nel territorio della NATO e per fronteggiare la minaccia missilistica di Mosca contro la terraferma statunitense. Nel frattempo, lo spiegamento militare dettagliato dal Washington Post è esteso su più scacchieri:

  • Nel Mar Arabico e nel Golfo operano due portaerei (la USS George H.W. Bush e la USS Abraham Lincoln) insieme ad altre 15 navi da guerra (di cui 11 cacciatorpediniere), impegnate nel blocco e nel progetto Freedom per proteggere le navi nello Stretto di Hormuz.
  • Nel Mar Rosso, la USS Gonzalez contrasta i tentativi di blocco commerciale imposti dai ribelli Houthi dello Yemen.

La guerra contro l’Iran sta tuttavia alimentando un crescente malcontento tra l’opinione pubblica statunitense e i legislatori di entrambi i partiti. Come riportato dal Washington Post, tra i repubblicani cresce in particolare la preoccupazione che l’impatto del conflitto sui prezzi di benzina e generi alimentari possa pesare sul partito in vista delle elezioni di midterm a novembre.

Come sintetizzato da Tom Karako, direttore del Missile Defense Project presso il Center for Strategic and International Studies (CSIS), l’avvertimento di Grynkewich evidenzia la portata delle sfide: “Essere su un piede di guerra presenta un conto in termini di prontezza e scorte di munizioni. La domanda ora è: qual è la strategia?”.

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