Nel 1949, al momento della sua creazione, il primo segretario generale della NATO Lord Ismay disse che l’alleanza era stata creata per “tenere i russi fuori, i tedeschi sotto e gli americani dentro”. Oggi, considerando le minacce del presidente russo Putin all’Europa e alla luce delle politiche di disimpegno americano, questa frase si rivela ancora attuale.
In realtà, oggi Washington non vuole lasciare l’Alleanza, ma vuole cambiarne le dinamiche interne. Già con Bush junior nel 2006, Washington aveva “invitato” gli alleati europei a dedicare almeno il 2% del bilancio alla difesa. L’obiettivo era quello di ribilanciare il burden sharing, ovvero le responsabilità finanziarie tra gli Stati Uniti e gli altri alleati. Questa linea è stata poi ribadita dalle amministrazioni successive e, di fatto, Trump ne ha semplicemente impresso una brusca accelerazione. Senonchè, con il Summit all’Aia nel 2025, Washington ha messo nero su bianco che il ribilanciamento riguarda non solo la spesa per la difesa, ma anche le forze schierabili, le capacità, le infrastrutture e i contributi alle missioni della NATO. La preoccupazione principale degli Stati Uniti è che gli alleati europei si assumano una quota maggiore della difesa, anziché fare affidamento in modo sproporzionato sulle risorse americane.
La nascita della “NATO 3.0” e i rischi della transizione
Con il Summit NATO di luglio scorso ad Ankara, l’amministrazione Trump ha impresso una forte accelerata al processo avviato all’Aia l’anno scorso. Tant’è che al termine del Summit, il Segretario Generale dell’Alleanza Rutte ha annunciato la nascita della “NATO 3.0”. In realtà il concetto è vago, ma di fondo l’intenzione americana è quella di passare dal burden sharing al burden shifting, ovvero, dalla condivisione al trasferimento degli oneri. Dunque, da una ripartizione più equilibrata delle responsabilità tra Europa e Stati Uniti si sta passando all’assunzione da parte dei membri europei della NATO della responsabilità primaria in materia di difesa convenzionale e deterrenza. Ciò implica una significativa riduzione del contributo militare americano ai piani di difesa della NATO per l’Europa, al fine di riassegnare le risorse all’emisfero occidentale e alla regione indo-pacifica. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti stanno riesaminando le proprie forze di stanza in Europa, un processo che potrebbe portare a una riduzione della propria presenza militare nel continente.
Si tratta indubbiamente di un passaggio molto delicato. Se Washington riducesse troppo o troppo in fretta il suo ruolo, l’alleanza ne uscirebbe frammentata e con una deterrenza fortemente indebolita. Infatti, gli Stati Uniti forniscono capacità strategiche critiche (deterrenza nucleare, intelligence, trasporto aereo, difesa anti-balistica) che l’Europa possiede in misura limitata. Inoltre, agendo quale primus inter pares, Washington garantisce coesione e rapidità al complesso processo decisionale dell’Alleanza. Una transizione troppo rapida potrebbe causare un indebolimento del legame strategico transatlantico e il rischio di un “disaccoppiamento”, ovvero lo sviluppo di due “eco-sistemi di difesa” paralleli e tendenzialmente autonomi.
Le ragioni della persistenza del legame transatlantico
Il disimpegno americano ha sollevato molte discussioni, ma è da evidenziare che molto difficilmente Washington lascerà la difesa europea a sé stessa.
Innanzitutto, la NATO “istituzionalizza” la leadership americana in Europa. Inoltre, gli Stati Uniti mantengono una rete di basi militari fondamentale per la proiezione verso il Mediterraneo, i Balcani e l’Est Europa, beneficiando al contempo della cooperazione con le intelligence e le forze armate europee. Infine, l’Europa rappresenta un mercato primario per l’esportazione di armamenti di produzione americana.
In conclusione, il passaggio dal burden sharing allo shifting è una fase delicata, ma la NATO rimane un matrimonio destinato a durare per le reciproche convenienze. Per l’Europa, gli Stati Uniti forniscono una credibile deterrenza nucleare e capacità strategiche; per gli Stati Uniti, la NATO è uno strumento essenziale di influenza politica e militare. Per tutti i membri, essa resta la garanzia di sicurezza collettiva in un periodo storico carico di minacce.
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