La Nato dispone di piani adeguati per affrontare sabotaggi e incidenti con droni in Europa. Lo ha affermato il segretario generale Mark Rutte, invitando i cittadini dei Paesi alleati a mantenere la calma.
Le dichiarazioni arrivano mentre il servizio d’intelligence della Difesa danese avverte che la Russia potrebbe intensificare la propria campagna ibrida contro l’Occidente e la Nato.
La valutazione danese contempla attacchi informatici distruttivi contro funzioni essenziali della società e sabotaggi con un elevato rischio di vittime. Non indica però come imminente un conflitto aperto.
Copenaghen segnala rischi crescenti
Nella nuova valutazione del rischio, pubblicata giovedì, l’intelligence danese sostiene che Mosca sia diventata più propensa al rischio. La campagna potrebbe comprendere sabotaggi, attacchi informatici, disinformazione e altri strumenti non convenzionali.
Azioni di questo tipo possono mirare a destabilizzare un Paese, mettere alla prova le sue difese, assorbirne le risorse o condizionarne l’opinione pubblica. L’attribuzione delle responsabilità può risultare difficile.
Una mappa interattiva dell’Associated Press sugli episodi classificati come attacchi ibridi registra un aumento da 59 nel marzo 2025 a oltre 200 al momento della pubblicazione della fonte.
Il servizio danese segnala inoltre un rischio definito «basso ma crescente» che la Russia conduca un attacco militare limitato contro uno o più Paesi Nato confinanti. Secondo la valutazione, ciò potrebbe avvenire nei prossimi mesi.
L’obiettivo ipotizzato sarebbe distogliere risorse europee dal sostegno all’Ucraina e alimentare divisioni nell’Alleanza. La stessa agenzia precisa tuttavia che non vi sono indicazioni di un’invasione su vasta scala di uno o più Paesi Nato.
Rutte: la Nato ha opzioni
Rutte ha dichiarato che l’Alleanza può gestire gli episodi di sabotaggio e quelli che coinvolgono droni. «Tutte le opzioni di risposta sono disponibili e useremo quelle necessarie», ha detto durante una cerimonia a New York.
Il segretario generale ritiene che l’aumento degli episodi ibridi nei Paesi Nato sia un segnale delle difficoltà russe nella guerra in Ucraina. Si tratta di una sua valutazione, non di una conclusione contenuta nel rapporto danese.
Secondo Rutte, la risposta più efficace consiste nel fornire ulteriori armamenti alle forze armate ucraine. «Putin si trova in una situazione difficile», ha affermato, aggiungendo che il presidente russo non starebbe vincendo la guerra.
Il conflitto in Ucraina è entrato nel quinto anno. Rutte ha collegato direttamente il sostegno militare a Kiev alla risposta occidentale alle pressioni ibride attribuite a Mosca.
Varsavia teme attacchi mascherati
Anche il primo ministro polacco Donald Tusk ha espresso preoccupazione. La settimana precedente aveva avvertito che la Russia starebbe pianificando attacchi ibridi con droni o razzi contro Paesi europei sostenitori dell’Ucraina, compresa la Polonia.
Secondo Tusk, Mosca potrebbe presentare simili episodi come «accidentali». Lo scopo sarebbe paralizzare, o almeno indebolire, la volontà degli alleati di intervenire in difesa di un Paese membro colpito.
La previsione del primo ministro polacco resta distinta dalla valutazione sul dispositivo militare russo. Funzionari della Nato e dell’Unione europea osservano infatti che le forze russe sono fortemente impegnate in Ucraina.
Gli stessi funzionari riferiscono che non sono state rilevate attività militari anomale vicino ai Paesi europei confinanti con la Russia. Questo elemento contribuisce alla prudenza delle valutazioni sulla possibilità di un attacco convenzionale imminente.
Washington mette in guardia dalle reazioni
L’ambasciatore statunitense presso la Nato, Matthew Whitaker, ha dichiarato che l’attuale numero di incidenti non indica l’imminenza di un conflitto. Le sue parole sono arrivate durante un incontro in Iowa al quale ha partecipato anche Rutte.
«Non credo che il volume raggiunto significhi che ci troviamo all’inizio» di un conflitto, ha affermato Whitaker. Ha aggiunto che un’escalation non sarebbe nell’interesse di nessuno.
L’ambasciatore ha inoltre invitato a evitare reazioni eccessive alle attività ibride. «Non abbiamo raggiunto quella soglia», ha detto, senza escludere la necessità di seguire con attenzione l’evoluzione degli episodi.
Il quadro delineato combina quindi un rischio ibrido crescente con l’assenza, allo stato attuale, di segnali di un’invasione o di un conflitto imminente. Nato, Danimarca, Polonia e Stati Uniti esprimono accenti diversi, ma mantengono distinto il pericolo di sabotaggi dall’ipotesi di una guerra aperta.
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