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Esercito Italiano, nel 2027 il dopo Masiello: quale profilo servirà per il nuovo Capo di Stato Maggiore

Nel febbraio 2027 scadrà il mandato del Generale Carmine Masiello. Il suo successore dovrà completare una trasformazione già avviata, mantenendo equilibrio tra innovazione tecnologica, capacità operative e qualità del personale. Serviranno esperienza sul campo, competenze tecnologiche avanzate, visione internazionale e una spiccata attenzione alla gestione del capitale umano.

Esercito Italiano, nel 2027 il dopo Masiello: quale profilo servirà per il nuovo Capo di Stato Maggiore
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Esercito Italiano, nel 2027 il dopo Masiello: quale profilo servirà per il nuovo Capo di Stato Maggiore

Esercito Italiano, nel 2027 il dopo Masiello: quale profilo servirà per il nuovo Capo di Stato Maggiore
Condoralex Condoralex 21 settembre 2026 7 min di lettura 2 Scarica PDF

Nel febbraio 2027 scadrà il mandato del Generale Carmine Masiello. Il suo successore dovrà completare una trasformazione già avviata, mantenendo equilibrio tra innovazione tecnologica, capacità operative e qualità del personale. Serviranno esperienza sul campo, competenze tecnologiche avanzate, visione internazionale e una spiccata attenzione alla gestione del capitale umano.

Nel febbraio del 2027 l’Esercito Italiano si troverà davanti a uno degli avvicendamenti più importanti degli ultimi anni: giungerà infatti al termine il triennio del Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito dal 27 febbraio 2024.

Il suo successore erediterà una Forza Armata profondamente diversa rispetto a quella di pochi anni fa e, soprattutto, un processo di trasformazione che difficilmente potrà essere rallentato.

Masiello rappresenta inoltre una figura particolare nella storia dell’Esercito Italiano: è stato il primo ufficiale proveniente dai paracadutisti della “Folgore” a raggiungere il vertice della Forza Armata, dopo una carriera iniziata nel 185° Gruppo Artiglieria Campale Paracadutisti, proseguita attraverso numerosi incarichi di crescente responsabilità e che lo ha visto, tra l’altro, anche al comando della Brigata paracadutisti “Folgore”.

Dal febbraio 2024 al febbraio 2027

La nomina di Masiello venne deliberata dal Consiglio dei Ministri il 15 febbraio 2024, su proposta del Ministro della Difesa Guido Crosetto. L'avvicendamento con il Generale Pietro Serino avvenne ufficialmente il successivo 27 febbraio 2024.

Da allora il Capo di SME ha impresso una forte accelerazione al processo di adattamento dell’Esercito ai nuovi scenari operativi.

Il concetto di fondo è stato più volte ribadito dallo stesso Masiello: i conflitti contemporanei stanno imponendo una revisione dei sistemi d’arma, dell’addestramento, delle strutture e delle procedure operative. Tecnologia e innovazione devono quindi entrare rapidamente nei reparti, senza però perdere di vista quello che il Capo di SME considera il principale sistema d’arma dell’Esercito: il soldato.

Un percorso che negli ultimi due anni si è tradotto in programmi molto concreti.

L'Esercito ha accelerato sulla diffusione dei droni mini e micro, arrivando già nel 2025 a formare oltre mille operatori. Parallelamente sono state sviluppate capacità Counter-UAS, nuove procedure addestrative, programmi legati alla cybersecurity e all'intelligenza artificiale e sperimentazioni direttamente orientate alle lezioni apprese dai conflitti contemporanei.

Nel 2026 è stata inoltre organizzata la prima Conferenza Dottrinale e Addestrativa dell'Esercito, dedicata anche al ruolo della Divisione nel combattimento moderno e alla Cognitive Warfare, ulteriore dimostrazione di quanto la trasformazione non riguardi soltanto nuovi mezzi, ma anche dottrina, organizzazione e cultura militare.

Il prossimo Capo di SME non potrà semplicemente amministrare l'esistente

È proprio questo il punto centrale dell'avvicendamento previsto nel febbraio 2027.

Il nuovo Capo di Stato Maggiore difficilmente potrà essere soltanto un ottimo comandante con una lunga esperienza nei reparti. Dovrà essere soprattutto un ufficiale capace di portare a compimento una trasformazione già avviata, mantenendo contemporaneamente equilibrio tra innovazione tecnologica, capacità convenzionali e qualità del personale.

Il futuro vertice dell'Esercito dovrà quindi possedere alcune caratteristiche che il nuovo scenario strategico rende ormai determinanti.

Innanzitutto dovrà avere una solida esperienza operativa. Il ritorno della guerra ad alta intensità in Europa ha riportato al centro capacità che per molti anni erano rimaste in secondo piano: artiglieria, difesa contraerea, mobilità terrestre, logistica, capacità di comando e controllo, protezione delle forze e disponibilità di grandi quantità di munizionamento.

Allo stesso tempo servirà un comandante capace di comprendere realmente le nuove tecnologie.

Droni, sistemi autonomi, intelligenza artificiale, sensoristica distribuita, guerra elettronica e digitalizzazione del campo di battaglia non possono più essere considerati settori specialistici isolati. Stanno progressivamente diventando strumenti ordinari del combattimento terrestre.

Il successore di Masiello dovrà quindi essere in grado non soltanto di approvare programmi tecnologici, ma di comprenderne l'impatto tattico e dottrinale sui reparti.

NATO e dimensione interforze

Un'altra caratteristica difficilmente rinunciabile sarà una significativa esperienza internazionale.

L'Esercito Italiano opera ormai stabilmente all'interno di strutture NATO e multinazionali e la componente terrestre italiana dovrà essere sempre più interoperabile con le forze alleate.

Non è casuale che lo stesso Masiello sia arrivato al vertice dell'Esercito dopo esperienze maturate nello Stato Maggiore dell'Esercito e della Difesa, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e nell'ambito dell'intelligence, oltre che in diversi teatri operativi internazionali.

Anche il prossimo Capo di SME dovrà quindi possedere una visione che vada oltre i confini della singola Forza Armata.

Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito opera infatti all'interno di una struttura della Difesa nella quale la dimensione interforze ha assunto un peso crescente. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa è gerarchicamente sovraordinato ai Capi di Stato Maggiore delle singole Forze Armate e, sulla base delle direttive del Ministro della Difesa, è responsabile della pianificazione, della predisposizione e dell'impiego delle Forze Armate nel loro complesso.

Al Capo di SMD spetta inoltre fornire al Ministro indicazioni in merito alla nomina dei Capi di Stato Maggiore di Forza Armata. Una configurazione che rende sempre più importante, per chi guida l'Esercito, saper ragionare non soltanto in termini terrestri, ma secondo una prospettiva interforze, NATO e multinazionale.

La sfida del personale

C'è poi una questione probabilmente ancora più complessa della tecnologia: gli uomini e le donne dell'Esercito.

Reclutamento, formazione, permanenza in servizio, qualità della vita nelle caserme, infrastrutture e capacità di attrarre nuove professionalità saranno inevitabilmente tra i dossier principali del prossimo Capo di SME.

Lo stesso processo di modernizzazione portato avanti negli ultimi anni ha continuato a mettere il capitale umano al centro della trasformazione. Nel giugno 2026, durante la visita ai tre Reggimenti Addestramento Volontari, lo Stato Maggiore dell'Esercito ha indicato espressamente la qualità del capitale umano come uno dei cardini del processo di innovazione della Forza Armata.

In questa stessa direzione si inseriscono anche gli interventi dedicati al benessere del personale e delle famiglie. Un esempio recente è il nuovo Centro Ricreativo dell'Esercito di Tor di Quinto, oltre 4.000 metri quadrati destinati a servizi, attività sportive, ristorazione e spazi per il tempo libero. In occasione dell'avvio dei lavori, lo stesso generale Carmine Masiello ha sottolineato come il benessere del Soldato e della sua famiglia rappresenti anche un elemento della prontezza operativa.

Il futuro Capo di SME dovrà quindi riuscire in un compito particolarmente difficile: creare un Esercito tecnologicamente più avanzato senza trasformarlo in una struttura nella quale la tecnologia sostituisca la preparazione militare individuale, mantenendo al centro il personale, la sua formazione e le condizioni nelle quali vive e opera.

Continuità o cambio di rotta?

La vera domanda del febbraio 2027 sarà probabilmente questa.

Il successore di Masiello rappresenterà una sostanziale continuità con il processo di trasformazione avviato negli ultimi anni, oppure introdurrà un'impostazione differente?

Molto dipenderà dal quadro strategico internazionale, dai programmi di investimento della Difesa e dall'evoluzione della guerra in Ucraina, che continua a rappresentare un enorme laboratorio dal quale tutte le Forze Armate occidentali stanno traendo lezioni.

Ma alcuni elementi appaiono ormai difficilmente reversibili.

L'Esercito del prossimo decennio dovrà essere più numeroso o comunque capace di generare maggiore massa operativa, più rapidamente schierabile, fortemente digitalizzato, protetto dalla minaccia dei droni e capace a sua volta di impiegarli su larga scala.

Dovrà inoltre disporre di una logistica adeguata a sostenere operazioni ad alta intensità e di un addestramento costruito non soltanto sulle missioni di stabilizzazione degli ultimi trent'anni, ma sulla possibilità concreta di confrontarsi con un avversario tecnologicamente avanzato.

Una pesante eredità ma anche una grande opportunità

Il passaggio di consegne avrà inevitabilmente anche un valore simbolico per il mondo dei paracadutisti.

Con Carmine Masiello, per la prima volta nella storia dell'Esercito Italiano, un ufficiale proveniente dalla Brigata Paracadutisti “Folgore” ha raggiunto la massima carica della Forza Armata.

Ma il punto, guardando al futuro, non sarà la specialità di provenienza del prossimo Capo di SME. Che arrivi dalla fanteria, dagli alpini, dai bersaglieri, dai paracadutisti, dall'artiglieria o da un'altra componente dell'Esercito, la questione sarà soprattutto un'altra: la visione.

Il prossimo Capo di Stato Maggiore dovrà essere in grado di leggere l'evoluzione della guerra, comprendere il cambiamento tecnologico, integrare uomini, mezzi e nuove capacità e mantenere l'Esercito pienamente inserito nella dimensione interforze e multinazionale.

Nel febbraio 2027 non si tratterà semplicemente di scegliere il 52° Capo di Stato Maggiore dell'Esercito. Si tratterà di individuare il generale chiamato a guidare la Forza Armata nella seconda parte di una trasformazione che potrebbe determinare come sarà l'Esercito Italiano nei prossimi vent'anni.

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