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Il Gen. Iannucci alle Commissioni Esteri e Difesa: dai Balcani a Hormuz, la sicurezza italiana oltre i confini

Roma, 1 luglio 2026 – Uno strumento militare “agile e flessibile” capace di agire come «leva e proiezione del sistema Paese» in uno scenario geopolitico segnato da minacce multidimensionali e alleanze in rapida evoluzione. È questa la linea strategica per il 2026 illustrata dal comandante del Joint Operations Command (COVI), il Generale di Corpo d’Armata Giovanni Maria Iannucci, in audizione davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera.

L’impegno complessivo dell’Italia prevede 40 missioni e operazioni internazionali (26 sotto egida di organizzazioni internazionali e 14 su base bilaterale o in coalizione). La forza media impiegata si attesterà attorno alle 7.500 unità, con un contingente massimo autorizzato di 11.900 militari. A questi si affianca una scheda per le forze ad alta e altissima prontezza fino a 6.500 unità, legata anche al comando italiano della Allied Reaction Force della NATO.

Il Gen. Iannucci alle Commissioni Esteri e Difesa: dai Balcani a Hormuz, la sicurezza italiana oltre i confini
Il Gen. Iannucci alle Commissioni Esteri e Difesa: dai Balcani a Hormuz, la sicurezza italiana oltre i confini

La pianificazione della Difesa si articola attraverso i principali quadranti geografici di interesse nazionale:

MEDITERRANEO

Il Mediterraneo si conferma l’«area di prioritario interesse strategico nazionale», dove l’impegno italiano si muove tra esigenze operative e di cooperazione.

  • Dispositivi in mare: Il fulcro delle attività resta l’operazione Mediterraneo Sicuro, che sorveglia le acque dal mare Balearico fino a Suez. L’Italia mantiene inoltre il comando di EUNAVFOR MED Irini (la cui centrale è ospitata proprio al COVI) e partecipa attivamente alle operazioni della NATO Sea Guardian e alle Forze navali permanenti dell’Alleanza. Il dispositivo operativo navale impiega circa 1.600 militari, che salgono a 1.800 includendo le attività cooperative con i Paesi costieri.
  • Il focus sulla Libia: In Nord Africa la Libia rimane lo snodo centrale. Il Generale Iannucci ha rivendicato il ruolo da protagonista dell’Italia nell’addestramento delle forze speciali appartenenti alle due diverse componenti libiche, favorendo il loro lavoro congiunto. Sul tavolo c’è inoltre la possibile firma per la realizzazione del Maritime Rescue Coordination Center (MRCC) di Bengasi, che andrà a specchiarsi con la struttura già operativa a Tripoli.

BALCANI

Nel quadrante balcanico l’obiettivo strategico primario è la stabilizzazione di un’area contrassegnata da una forte instabilità politica, che tuttavia per il momento non è sfociata in una crisi aperta di sicurezza. L’impegno complessivo nell’area è di 1.300 unità, con la possibilità di salire fino a 1.950 militari attivando la riserva operativa.

  • Kosovo: Sotto l’egida della NATO, l’Italia schiera circa mille militari nella missione KFOR, a cui si affiancano una componente specializzata dell’Arma dei Carabinieri e la partecipazione alla missione civile europea EULEX Kosovo.
  • Bosnia-Erzegovina: La Difesa esprime il comando dell’operazione EUFOR Althea, schierando circa 300 militari sostenuti da una compagnia di manovra, una task force di intelligence e cinque elicotteri. L’Italia supporta inoltre le LOT (Liaison and Observation Teams), piccole presenze capillarmente diffuse sul territorio, essenziali per interpretare e monitorare le dinamiche politiche e sociali locali.
Il Gen. Iannucci alle Commissioni Esteri e Difesa: dai Balcani a Hormuz, la sicurezza italiana oltre i confini
Il Gen. Iannucci alle Commissioni Esteri e Difesa: dai Balcani a Hormuz, la sicurezza italiana oltre i confini

FIANCO EST

Sul fronte orientale dell’Alleanza prosegue il contributo italiano ai dispositivi di deterrenza, difesa e sorveglianza della NATO di fronte alla minaccia russa, con un contingente massimo autorizzato per l’intero quadrante di 3.040 unità.

  • Presenza a terra e difesa missilistica: L’Italia schiera circa 300 militari in Lettonia, 260 in Ungheria e 750 in Bulgaria, dove ricopre il ruolo strategico di nazione guida (framework nation) del battle group multinazionale. Per quanto riguarda la difesa aerea e missilistica integrata della NATO, assetti del sistema Samp-T sono stati impiegati in Slovacchia, Lituania, Estonia e Turchia. Proprio in Turchia, la batteria Samp-T italiana raggiungerà la piena operatività il 3 luglio, un rischieramento connesso anche alla cornice di sicurezza necessaria per il prossimo summit dei leader NATO ad Ankara.
  • Air Policing: Nel dominio aereo l’impegno prevede fino a 387 militari e 19 velivoli. Dopo la missione in Estonia, è attualmente in corso lo schieramento in Romania, mentre da agosto prenderà il via una task force a Siauliai, in Lituania, dotata di quattro caccia Eurofighter e circa 180 militari. L’intensità del monitoraggio anti-sconfinamento nello spazio aereo alleato è testimoniata dai dati: gli assetti italiani hanno effettuato 74 “alpha scramble” (decolli immediati di intercettazione) nel 2025 e 42 nel 2026.
  • Sostegno all’Ucraina: Continua l’attività addestrativa a favore delle forze di Kyiv attraverso le missioni EU-M-A-M-Ukraine e NSATU (NATO Security Assistance and Training for Ukraine). La Difesa italiana ha finora condotto circa 75 corsi, addestrando complessivamente 2.280 militari ucraini.

MEDIO ORIENTE

Il quadrante mediorientale è stato investito da una profonda rimodulazione dei dispositivi italiani a causa del sensibile peggioramento delle condizioni di sicurezza nell’area. Il contingente massimo per l’intero scacchiere è fissato a 2.900 unità.

  • Libano e il futuro di UNIFIL: L’Italia mantiene circa 1.200 militari tra la missione ONU (UNIFIL) e la missione bilaterale MIBIL. In quest’ultima si innesta dal 2024 il Military Technical Committee for Lebanon, iniziativa promossa dall’Italia insieme ad altre cinque nazioni per dare supporto umanitario e assistenza tecnica alle Forze Armate libanesi. Sul destino di UNIFIL, il generale Iannucci ha tracciato una linea di svolta: «Entro la fine dell’anno dovrebbe essere prevista la chiusura di UNIFIL nella sua configurazione attuale». Tuttavia, il governo libanese ha avanzato una fortissima richiesta per una presenza ONU “evolutiva” con numeri e compiti differenti come parte terza di monitoraggio, una prospettiva formata da tre modelli proposti dal Segretario Generale António Guterres che l’Italia intende supportare nelle sedi opportune.
  • Emergenza Gaza e Palestina: Resta attiva l’operazione Levante, focalizzata sugli aiuti umanitari, il supporto sanitario e il trasporto di minori palestinesi bisognosi di cure, oltre alle storiche missioni MIADIT Palestina, EUBAM Rafah and EUPOL COPPS.
  • Iraq e Kuwait: In seguito alle tensioni securitarie, diverse componenti della missione Operation Inherent Resolve (OIR) sono state temporaneamente ridislocate tra Arabia Saudita, Giordania e Italia, mentre il comando della NATO Mission Iraq si è temporaneamente rischierato a Napoli. Con il previsto termine del mandato di OIR in Iraq a partire da settembre, l’Italia darà il via a una nuova missione bilaterale complementare, focalizzata su attività di training, advising and assisting per consolidare l’architettura di sicurezza locale.
Libano: il Generale Iannucci in visita ai militari italiani tra sicurezza, cooperazione e sostegno alla popolazione
Libano: il Generale Iannucci in visita ai militari italiani tra sicurezza, cooperazione e sostegno alla popolazione

AFRICA SUB-SAHARIANA (SAHEL)

Nel Sahel la pianificazione italiana si muove in un contesto estremamente fluido che ha visto il progressivo ritiro di molti partner occidentali. Il contingente massimo autorizzato per l’area è di 650 unità.

  • Il presidio in Niger: Il fulcro delle attività italiane rimane la missione MISIN in Niger. Il Generale Iannucci ha rivendicato con fermezza la scelta strategica di mantenere il contingente nel Paese, definito «il baricentro dei flussi di instabilità provenienti dal Sahel e dal Corno d’Africa». In seguito al recente attentato avvenuto nei pressi della Base 101, le misure di protezione delle truppe sono state ulteriormente irrigidite. Dal punto di vista diplomatico-militare, il capo del COVI ha segnalato un concreto interesse delle autorità di Niamey a riaprire i canali con i Paesi occidentali, «probabilmente con la sola eccezione della Francia». Se si consolideranno le condizioni di sicurezza, la Difesa valuta un’espansione della presenza nell’area strategica di Agadez.
  • Burkina Faso: Per ragioni di sicurezza, qualsiasi ipotesi di cooperazione o presenza militare nel Paese rimane al momento congelata.

CORNO D’AFRICA, MAR ROSSO E OCEANO INDIANO

Questo quadrante rappresenta lo snodo economico e logistico più vitale per la difesa degli interessi commerciali ed energetici nazionali, minacciati nella zona di “contestazione permanente” che va dal Golfo di Aden al Canale di Suez. Il tetto massimo del contingente è di 1.200 militari.

  • Somalia e Gibuti: In Somalia l’Italia si conferma il principale contributore internazionale, detenendo il comando della missione UE EUTM Somalia e partecipando a EUCAP Somalia and the MIADIT. Snodo fondamentale di tutta la regione è la Base militare italiana di supporto a Gibuti, definita un “hub logistico di fondamentale importanza” per proiettare la sicurezza e garantire la libertà di navigazione.
  • Le operazioni sul mare (Aspides e Atalanta): Oltre alla missione antipirateria Atalanta e alle Combined Maritime Forces (di cui l’Italia assumerà a breve il comando della CTF 150), il focus è incentrato sull’operazione europea Aspides nel Mar Rosso. Iannucci ha evidenziato come Aspides sia a tutti gli effetti «parte integrante del dispositivo di difesa nazionale», poiché dal transito sicuro delle merci in queste acque dipende direttamente la tenuta economica e la competitività dei porti italiani, pesantemente colpite nel corso del 2025.
  • Il piano di sminamento a Hormuz: Il generale ha lanciato un forte allarme per lo Stretto di Hormuz, dove si stima la presenza di decine di mine navali particolarmente sofisticate ed evolute, la cui bonifica richiederà circa due mesi di lavoro da parte di contingenti con elevate competenze tecniche. In vista di una possibile missione multinazionale di sminamento aperta anche ad attori regionali e non europei, l’Italia ha preventivamente preposizionato a Gibuti due navi cacciamine, una nave logistica e una nave di scorta. Grazie a questo preposizionamento, qualora arrivasse il via libera politico di governo e Parlamento, la task force italiana potrebbe essere operativa a Hormuz nel giro di pochissimi giorni, azzerando i 25 giorni di navigazione altrimenti necessari partendo dalle basi in Italia.

I

brigatafolgore.net

Born Alessandro Generotti, C.le Maj. Parachutist on leave. Military Parachutist Patent no. 192806. 186th RGT Par. Folgore/5th BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor.
Founder and administrator of the website BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger and computer scientist by profession.
Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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