Ceuta, 60.000 ingressi dal Marocco in 24 ore: la Spagna schiera l’Esercito. Scontro con l’Italia su Schengen. La Francia rafforza i controlli alla frontiera.
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Ceuta, 60.000 ingressi dal Marocco in 24 ore: la Spagna schiera l’Esercito. Scontro con l’Italia su Schengen. La Francia rafforza i controlli alla frontiera.

Condoralex Condoralex 31 luglio 2026 7 min di lettura 36 Scarica PDF

Ceuta, porta dell'Unione Europea in terra africana, è travolta da una crisi migratoria senza precedenti: 60.000 ingressi dal Marocco in 24 ore hanno spinto la Spagna a schierare l'Esercito. La situazione ha innescato tensioni diplomatiche con l'Italia, che valuta la sospensione di Schengen. L'UE offre sostegno, ma la crisi evidenzia le divisioni sulla gestione dell'immigrazione.

Una crisi migratoria senza precedenti ha investito Ceuta, l’enclave spagnola situata sulla costa nordafricana e confinante con il Marocco, considerata la porta dell'Unione Europea in terra africana. Decine di migliaia di persone sono entrate irregolarmente nel territorio spagnolo nell’arco di poche ore, costringendo Madrid a mobilitare reparti dell’Esercito in supporto alla Guardia Civil e alle altre forze di sicurezza.

Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha parlato di circa 60.000 arrivi. 

Gran parte dei migranti, prevalentemente giovani provenienti dal Marocco, avrebbe raggiunto Ceuta via mare, nuotando intorno al frangiflutti del Tarajal o utilizzando mezzi di fortuna. Altri sarebbero riusciti ad attraversare il perimetro terrestre.

Secondo le autorità spagnole, circa la metà delle persone entrate sarebbe già rientrata volontariamente in Marocco grazie al coordinamento tra Madrid e Rabat. Migliaia di migranti restano tuttavia nella città autonoma, mettendo sotto pressione le strutture di accoglienza e i servizi essenziali.

Ceuta chiede l’emergenza nazionale

Il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha chiesto al Governo centrale misure straordinarie, un coordinamento unico delle operazioni e il rafforzamento immediato del dispositivo di sicurezza.

Le autorità locali hanno descritto una situazione estremamente difficile. Le strutture di accoglienza sono sovraccariche, mentre Guardia Civil, Policía Nacional, Policía Local e militari sono impegnati nella sorveglianza del confine, nell’identificazione delle persone entrate e nella tutela delle aree urbane.

Il presidente del Governo Pedro Sánchez e il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska si sono recati a Ceuta per seguire direttamente l’emergenza. Madrid ha inoltre disposto il rafforzamento dei dispositivi di sicurezza a Melilla, la seconda enclave spagnola nel Nord Africa, per prevenire nuovi attraversamenti di massa.

L’Esercito schierato sulle spiagge

Le forze di sicurezza spagnole, sottoposte a una pressione eccezionale, hanno ricevuto il supporto dei reparti militari già presenti nell’enclave.

I soldati sono stati schierati lungo le spiagge, nei pressi del confine e nelle principali aree di transito. Il loro compito consiste nel concorrere alla sorveglianza del territorio, sostenere logisticamente le autorità civili e impedire che la situazione degeneri sul piano dell’ordine pubblico.

Lo schieramento comprende anche mezzi blindati e veicoli militari, impiegati per il pattugliamento e il trasporto del personale. Le immagini provenienti da Ceuta mostrano militari e mezzi dell’Esercito disposti lungo il litorale mentre centinaia di persone raggiungono la riva.

La delicata posizione del Marocco

La crisi riporta al centro dell’attenzione i rapporti tra Madrid e Rabat. Ceuta e Melilla rappresentano gli unici confini terrestri tra l’Unione europea e il continente africano e sono da anni sottoposte a una forte pressione migratoria.

Le autorità marocchine hanno successivamente impiegato reparti di polizia per contenere le partenze e facilitare il rientro dei propri cittadini. Resta tuttavia aperto il dibattito sull’effettiva capacità, o volontà, di Rabat di impedire un movimento di persone di tali dimensioni.

Il Governo spagnolo ha parlato di una violazione della propria integrità territoriale. Alcuni osservatori collegano l’allentamento iniziale dei controlli marocchini alle recenti tensioni diplomatiche tra Madrid e Rabat, ma il Governo del Marocco nega di avere deliberatamente favorito gli attraversamenti.

Un precedente analogo si era verificato nel maggio 2021, quando migliaia di persone erano entrate a Ceuta dopo un improvviso allentamento dei controlli marocchini. L’attuale crisi ha però raggiunto dimensioni molto superiori.

Lo scontro tra Italia e Spagna

Alla crisi sul terreno si è aggiunto un duro confronto diplomatico tra Roma e Madrid.

La prima presa di posizione italiana è arrivata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che attraverso i propri canali social ha definito le immagini provenienti da Ceuta la dimostrazione che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei.

Meloni ha riferito di essersi confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha annunciato che il Governo italiano stava valutando le iniziative necessarie per proteggere il territorio nazionale, compresa la possibile sospensione della libera circolazione con la Spagna.

La posizione della premier è stata successivamente sostenuta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si è detto favorevole all’eventuale ripristino dei controlli nei confronti dei collegamenti provenienti dalla Spagna.

Sul piano giuridico, l’Italia può reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne, compresi aeroporti, porti e collegamenti marittimi e terrestri, invocando esigenze di sicurezza e ordine pubblico.

Le dichiarazioni italiane hanno provocato una reazione particolarmente dura da parte del Governo spagnolo. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid per manifestare formalmente il dissenso della Spagna.

Albares ha giudicato improprie le parole provenienti da Roma e ha accusato il Governo italiano di fare «demagogia partitica» invece di mostrare solidarietà a uno Stato europeo sottoposto a una pressione migratoria eccezionale.

Secondo Madrid, la crisi di Ceuta richiede una risposta comune dell’Unione europea, fondata sul rafforzamento delle frontiere esterne, sulla cooperazione con i Paesi di origine e transito e sul sostegno operativo alla Spagna, non sulla chiusura delle frontiere interne.

L’Unione europea offre sostegno

La Commissione europea ha dichiarato di essere pronta a fornire alla Spagna ulteriore assistenza finanziaria, tecnica e operativa, anche attraverso il rafforzamento dell’intervento di Frontex.

Bruxelles punta ad accelerare le procedure di identificazione e il rimpatrio delle persone prive dei requisiti per ottenere protezione internazionale. Parallelamente, diversi governi europei hanno chiesto chiarimenti sul funzionamento dei controlli alla frontiera esterna di Ceuta.

La Francia, pur senza chiedere formalmente la sospensione della Spagna dallo spazio Schengen, ha rafforzato i controlli alla frontiera franco-spagnola per prevenire eventuali movimenti secondari verso il proprio territorio. La posizione di Parigi si distingue quindi da quella italiana: non una richiesta di esclusione o sospensione di Madrid, ma un irrigidimento operativo dei controlli alle frontiere interne.

La crisi mette ancora una volta in evidenza le profonde divisioni esistenti nell’Unione europea sulla gestione dell’immigrazione. Da una parte vi sono i Paesi che chiedono maggiore solidarietà e una redistribuzione dei migranti; dall’altra quelli che ritengono prioritario impedire gli ingressi, rafforzare i controlli e attribuire maggiori responsabilità allo Stato incaricato di proteggere la frontiera esterna.

Una crisi migratoria diventata politica

Quanto accaduto a Ceuta non rappresenta più soltanto un’emergenza locale. L’ingresso di circa 60.000 persone, lo schieramento dell’Esercito e la pressione sulle strutture della città hanno trasformato la vicenda in una questione di sicurezza nazionale per la Spagna e in una crisi di rilievo europeo.

La convocazione dell’ambasciatore italiano segna inoltre l’apertura di un grave confronto politico tra due Paesi membri dell’Unione europea e alleati nella NATO.

Nelle prossime ore sarà necessario comprendere se la cooperazione tra Spagna e Marocco riuscirà a fermare definitivamente gli attraversamenti e se Roma e Madrid saranno in grado di ridurre i toni dello scontro.

In caso contrario, la crisi di Ceuta potrebbe trasformarsi in un confronto più ampio sulla tenuta delle frontiere esterne e sul futuro dello spazio Schengen.

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