Si alza ulteriormente il livello dello scontro tra Russia e Germania. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha definito le accuse rivolte da Berlino a Mosca per il tentato attacco con drone all’aeroporto di Lipsia/Halle come, «in linea di massima, l’inizio di una vera guerra».
Le dichiarazioni arrivano mentre sul fronte diplomatico proseguono i tentativi degli Stati Uniti di trovare una soluzione al conflitto in Ucraina: Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati a Kiev, dove hanno iniziato i colloqui con la leadership ucraina dopo essere stati il giorno precedente a Mosca per incontrare Vladimir Putin.
Lavrov: «Hanno detto che il drone era russo senza indagare»
A innescare la nuova crisi diplomatica è il caso del drone carico di esplosivo rinvenuto all’aeroporto di Lipsia/Halle il 4 agosto scorso.
Il governo tedesco ha concluso ufficialmente che dietro il tentato attacco vi sarebbe la Russia. Secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, la valutazione tedesca si basa complessivamente su indagini di polizia, modalità operative e informazioni di intelligence.
Mosca respinge però categoricamente ogni responsabilità.
Lavrov, parlando in un’intervista rilanciata dalle agenzie russe, ha sostenuto che Berlino abbia attribuito troppo rapidamente l’episodio alla Russia:
«Hanno trovato un drone. Hanno detto che era un drone russo, ma nessuno si è preso la briga di indagare. Questo è, in linea di massima, l’inizio di una vera guerra».
Il ministro russo ha quindi trasformato il caso di Lipsia in un’accusa politica molto più ampia nei confronti della Germania.
Secondo Reuters, Lavrov ha attaccato anche il cancelliere Friedrich Merz, accusandolo di perseguire una politica di crescente militarizzazione e di assumere nei confronti della Russia una posizione che Mosca interpreta come apertamente ostile.
Berlino: «La responsabilità è della Russia»
La posizione tedesca è però netta.
Il 1° settembre, il governo federale ha annunciato ufficialmente di essere giunto alla conclusione che la Russia fosse responsabile del tentato attacco all’aeroporto di Lipsia/Halle.
«Considerati insieme, le indagini di polizia, il modello dell’azione e le informazioni di intelligence dimostrano una responsabilità russa», ha affermato Dobrindt.
Il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha inserito l’episodio in quella che Berlino considera una più ampia campagna russa di destabilizzazione, disinformazione, sabotaggio e pressione contro i Paesi europei.
La Germania ha inoltre convocato l’ambasciatore russo e annunciato una serie di contromisure diplomatiche.
Mosca ha reagito definendo le accuse «infondate», sostenendo che le prove sarebbero state costruite per attribuire alla Russia la responsabilità dell’attacco.
Witkoff e Kushner arrivano a Kiev
Parallelamente all’escalation tra Mosca e Berlino, prosegue il tentativo diplomatico statunitense per arrivare a una soluzione della guerra.
Gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner sono arrivati domenica 6 settembre a Kiev e hanno incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
È la loro prima visita ufficiale in Ucraina nell’ambito di questa nuova iniziativa diplomatica.
Solo poche ore prima, Witkoff e Kushner si trovavano a Mosca, dove sabato avevano incontrato Vladimir Putin per oltre tre ore.
Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha definito il confronto con gli americani «sostanziale, costruttivo ed estremamente franco».
Secondo Mosca, durante l’incontro sarebbero stati affrontati sia il possibile percorso diplomatico per mettere fine alla guerra sia alcuni possibili progetti economici tra Russia e Stati Uniti.
Restano distanze profonde
Nonostante la ripresa dei colloqui, le distanze tra Russia e Ucraina rimangono considerevoli.
Mosca continua a chiedere il riconoscimento della nuova realtà territoriale determinata dalla guerra e garanzie sulla futura neutralità dell’Ucraina, mentre Kiev rifiuta qualsiasi soluzione che imponga la rinuncia ai territori ancora sotto il proprio controllo.
L’arrivo di Witkoff e Kushner a Kiev rappresenta quindi un nuovo tentativo di capire se esista uno spazio negoziale tra le rispettive posizioni.
Ma proprio mentre Washington cerca di riaprire il canale diplomatico, le parole di Lavrov sulla Germania mostrano quanto parallelamente continui ad aumentare la tensione tra Russia e Paesi europei della NATO.
Il caso del drone di Lipsia rischia così di assumere un significato politico ben più ampio rispetto al singolo episodio, inserendosi nel confronto sulla cosiddetta guerra ibrida che negli ultimi mesi ha visto Berlino accusare Mosca di sabotaggi, cyberattacchi e operazioni clandestine sul territorio europeo.
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