Blog

L’accusa di Antonio Mazzeo: «A Pistoia miti, leggende, narrazioni e valori dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio». Nulla di più falso. E spieghiamo perché.

Le accuse del giornalista Antonio Mazzeo sulle celebrazioni della Folgore a Pistoia confondono il ricordo dei soldati con "l'ideologia bellico-fascista del Ventennio". Dalla Battaglia di El-Alamein all'Operazione Herring, dalla Resistenza di Paola Del Din alla nascita dell'ANPd’I la storia dei Paracadutisti italiani racconta una realtà ben diversa che supera le divisioni ideologiche.

L’accusa di Antonio Mazzeo: «A Pistoia miti, leggende, narrazioni e valori dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio». Nulla di più falso. E spieghiamo perché.
L’accusa di Antonio Mazzeo: «A Pistoia miti, leggende, narrazioni e valori dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio». Nulla di più falso. E spieghiamo perché.
L’accusa di Antonio Mazzeo: «A Pistoia miti, leggende, narrazioni e valori dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio». Nulla di più falso. E spieghiamo perché.
Blog
L’accusa di Antonio Mazzeo: «A Pistoia miti, leggende, narrazioni e valori dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio». Nulla di più falso. E spieghiamo perché.
L’accusa di Antonio Mazzeo: «A Pistoia miti, leggende, narrazioni e valori dell’ideologia bellico-fascista del Ventennio». Nulla di più falso. E spieghiamo perché.
Condoralex Condoralex 10 min di lettura 22 Scarica PDF

Le accuse del giornalista Antonio Mazzeo sulle celebrazioni della Folgore a Pistoia confondono il ricordo dei soldati con "l'ideologia bellico-fascista del Ventennio". Dalla Battaglia di El-Alamein all'Operazione Herring, dalla Resistenza di Paola Del Din alla nascita dell'ANPd’I la storia dei Paracadutisti italiani racconta una realtà ben diversa che supera le divisioni ideologiche.

C'è una differenza sostanziale, che dovrebbe essere ben chiara a chi si occupa di storia e informazione, tra commemorare il sacrificio di uomini caduti in guerra ed esaltare il regime politico che quella guerra ha voluto e combattuto.

Una distinzione che sembra sfuggire al giornalista Antonio Mazzeo, autore di un intervento intitolato «Da Pistoia a Milano è l'ora dei Parà e del mito fascista di El Alamein», nel quale la commemorazione dell'84º anniversario della Battaglia di El-Alamein, celebrata il 23 ottobre a Pistoia, viene descritta come un'occasione per rispolverare l'ideologia del Ventennio.

Nel suo intervento, Mazzeo arriva a definire le parole del Sottosegretario alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, e del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale di Corpo d'Armata Carmine Masiello, degli «sproloqui», attribuendo ai reparti d'élite delle Forze Armate una presunta deriva parafascista e guerrafondaia.

Un'accusa pesante, che merita una risposta altrettanto chiara, ma fondata sui fatti.

I Paracadutisti della Divisione Folgore che nell'autunno del 1942 affrontarono le forze britanniche nel deserto egiziano erano militari italiani. Molti erano giovanissimi. Combatterono in condizioni estremamente difficili e centinaia di loro persero la vita.

Ricordare il loro coraggio, la loro disciplina e il loro sacrificio non equivale ad approvare il fascismo, così come rendere omaggio ai Caduti di una guerra non significa condividere le ragioni politiche che la provocarono.

Le Forze Armate italiane custodiscono la memoria dei propri Caduti attraverso cerimonie, ricorrenze e tradizioni che attraversano epoche storiche e conflitti differenti. Una memoria militare che appartiene oggi alle istituzioni della Repubblica e che deve essere letta alla luce della Costituzione.

 

La Folgore combatté anche per liberare l'Italia dal nazifascismo

C'è un capitolo della storia dei Paracadutisti italiani che rende particolarmente fragile il tentativo di ricondurre l'intera tradizione della Folgore all'ideologia fascista.

È quello della Guerra di Liberazione, alla quale presero parte reparti paracadutisti italiani, combattendo al fianco degli Alleati contro le forze tedesche.

Uno degli episodi più significativi fu l'Operazione Herring, condotta nella notte tra il 20 e il 21 aprile 1945, quando 226 Paracadutisti italiani dello Squadrone da Ricognizione Folgore, conosciuto come Squadrone F, e della Centuria Nembo furono aviolanciati nella Pianura Padana.

La missione aveva l'obiettivo di infiltrarsi dietro le linee tedesche, compiere azioni di ricognizione e sabotaggio e agevolare l'avanzata delle forze alleate, contribuendo alla liberazione del territorio nazionale.

Fu una delle operazioni più importanti della storia del paracadutismo militare italiano e costò la vita a diversi uomini.

A ricordare annualmente quell'impresa è proprio l'Esercito Italiano, attraverso il 185º Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi Folgore, erede delle tradizioni dello Squadrone F. Anche nell'aprile 2026, in occasione dell'81º anniversario, il reparto ha commemorato i protagonisti e i 33 Caduti dell'Operazione Herring.

Ecco, dunque, un fatto storico essenziale: lo stesso Esercito che il 23 ottobre ricorda i Paracadutisti caduti a El-Alamein, in aprile rende omaggio ai Paracadutisti che combatterono per liberare l'Italia dall'occupazione nazista.

Dove sarebbe la contraddizione?

Non ve n'è alcuna, se si comprende che la commemorazione militare non è un referendum retroattivo sulle ideologie, ma il riconoscimento del servizio, del coraggio e del sacrificio degli uomini.

La storia della Folgore non si esaurisce nel 1942. Attraversa l'8 settembre 1943, la Guerra di Liberazione, la nascita della Repubblica e oltre ottant'anni di servizio alle istituzioni democratiche.

Ridurre tutto questo a una presunta nostalgia fascista significa ignorare una parte fondamentale della sua storia.

Paola Del Din, la partigiana che è Presidente Onoraria dell'ANPd’I

Se servisse un'ulteriore dimostrazione di quanto sia improprio associare automaticamente la tradizione dei Paracadutisti italiani al fascismo, basterebbe ricordare una figura straordinaria: Paola Del Din, Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza, prima donna italiana a compiere un lancio militare di guerra e, soprattutto, Presidente Onoraria dell'Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia.

Conosciuta durante la Resistenza con il nome di battaglia di Renata, Paola Del Din partecipò alla lotta contro l'occupazione nazifascista, svolgendo rischiose missioni di collegamento con le forze alleate.

Il 9 aprile 1945 venne aviolanciata in Friuli per portare a termine una delicata missione. Nonostante le ferite riportate durante l'atterraggio, riuscì a proseguire il proprio incarico. Per il coraggio dimostrato le fu conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Oggi quella stessa donna rappresenta una delle massime figure morali dell'ANPd’I.

E non si tratta di un riconoscimento soltanto formale. Paola Del Din viene ricordata e omaggiata ogni anno dall'ANPd’I, a testimonianza del profondo rispetto e dell'affetto che l'Associazione nutre nei confronti di una delle figure più significative della Resistenza italiana.

Il 22 agosto 2023, in occasione del suo centesimo compleanno, Paola Del Din ha festeggiato questo straordinario traguardo presso la Sezione ANPd’I Nord Friuli, circondata da Paracadutisti di ogni epoca e generazione, riuniti per rendere omaggio alla loro Presidente Onoraria. 

Un legame che si rinnova di anno in anno. Anche il 22 agosto 2026, in occasione del suo 103º compleanno, Il Presidente Nazionale ANPDI, Generale di Corpo d'Armata Paracadutista Incursore Marco Bertolini, le ha rivolto un messaggio ufficiale di auguri a nome di tutti i Paracadutisti dell'Associazione, riconoscendo nella sua figura una fonte di ispirazione.

È dunque legittimo domandarsi: come si può accusare indiscriminatamente di nostalgie fasciste una specialità militare che celebra ogni anno una protagonista della Resistenza, decorata con la massima onorificenza militare italiana proprio per aver combattuto il nazifascismo?

La storia di Paola Del Din dimostra che il Basco Amaranto non è patrimonio di un'ideologia. È il simbolo di una Specialità militare e di una tradizione che ha attraversato le fratture della storia italiana, fino a riconoscersi nei valori della Repubblica.

La storia dell'ANPDI: nati per unire, non per dividere

La storia dell’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia (A.N.P.d’I.), custode delle tradizioni, della memoria e dei valori della Folgore e dell’intera Specialità Paracadutisti, merita di essere approfondita per comprendere come, anche attraverso le profonde divisioni della Seconda Guerra Mondiale, sia stato possibile ritrovare un’identità comune, superando le contrapposizioni ideologiche nel segno dello spirito di corpo, della riconciliazione nazionale e della fedeltà alle istituzioni repubblicane.

Le sue origini risalgono all'immediato dopoguerra. L'11 gennaio 1946 venne costituita a Roma l'Associazione Paracadutisti Italiani (API), dalla quale, attraverso successive trasformazioni associative, sarebbe nata l'attuale ANPd’I.

In un Paese profondamente segnato dalla Seconda Guerra Mondiale, quei reduci decisero di ritrovarsi attorno a una comune identità militare.

Tra loro vi erano uomini che avevano combattuto su fronti diversi e che, dopo l'8 settembre 1943, avevano compiuto scelte opposte.

Questo non significa cancellare le responsabilità delle diverse scelte compiute durante la guerra, né equiparare sul piano storico e politico fascismo e Resistenza.

Significa riconoscere che, terminato il conflitto, uomini provenienti da esperienze anche drammaticamente contrapposte poterono ritrovarsi in un'associazione d'arma, nel quadro delle istituzioni della nuova Italia repubblicana.

La riconciliazione non richiede di riscrivere la storia. Richiede di conoscerla, rispettarla e non trasformare ogni commemorazione in un nuovo terreno di scontro ideologico.

Le parole del Presidente Mattarella: El-Alamein e la Guerra di Liberazione appartengono alla stessa memoria nazionale

C'è poi un elemento che assume un significato particolare proprio alla luce delle polemiche sollevate sulle celebrazioni di Pistoia.

Il 24 ottobre 2026, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato un messaggio ufficiale al Presidente Nazionale dell'ANPd’I, Generale Marco Bertolini, in occasione della Festa della Specialità e del Raduno Nazionale.

Nel suo intervento, il Capo dello Stato ha richiamato il valore dimostrato dai Paracadutisti sul fronte africano, la loro partecipazione alla Guerra di Liberazione e l'Operazione Herring.

Non due memorie in contrapposizione, ma capitoli di una storia militare che attraversa il passato e trova oggi il proprio riferimento nei valori della Costituzione.

Mattarella ha inoltre espresso la riconoscenza della Repubblica alle donne e agli uomini che indossano il Basco Amaranto, per il servizio prestato alla sicurezza nazionale e per la loro fedeltà costituzionale.

È esattamente questo il senso delle commemorazioni militari: ricordare la storia, onorare i Caduti e trasmettere alle nuove generazioni valori di servizio, responsabilità e appartenenza alle istituzioni democratiche.

Attribuire a tutto questo una connotazione fascista significa ignorare il significato che la Repubblica stessa riconosce a quelle tradizioni.

Da El-Alamein a Milano: due questioni che non andrebbero confuse

Nell'intervento di Mazzeo, la critica alle commemorazioni di Pistoia viene infine collegata al recente impiego dei Paracadutisti della Folgore a Milano nell'ambito dell'operazione Strade Sicure.

Anche in questo caso, tuttavia, occorre distinguere questioni profondamente differenti.

È del tutto legittimo discutere sull'opportunità di impiegare reparti altamente addestrati per compiti di vigilanza e concorso alla sicurezza urbana. Si possono avanzare riserve sull'efficacia di questo tipo di operazioni, sulle limitazioni operative dei militari e sull'utilizzo di personale specializzato per incarichi che non corrispondono alla sua preparazione primaria.

Sono interrogativi seri, che meritano un confronto altrettanto serio.

Ma trasformare una discussione sull'impiego delle Forze Armate in un'accusa ideologica generalizzata contro i loro appartenenti è un'altra cosa.

I Paracadutisti non decidono autonomamente dove essere schierati. Rispondono alla catena di comando e agli ordini delle autorità competenti, nel pieno rispetto delle leggi dello Stato.

Era così nel 1982, quando la Folgore prese parte alla sua prima missione internazionale in Libano, sotto la Presidenza della Repubblica del partigiano Sandro Pertini. Ed è così oggi, nelle operazioni condotte sul territorio nazionale come nelle missioni all'estero, al servizio delle istituzioni democratiche, indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono.

Definire il loro impiego a Milano come una «guerra contro i minorenni» significa ricorrere a un'immagine polemica che non trova riscontro nella natura, nelle finalità e nel quadro giuridico dell'operazione.

Soprattutto, non esiste alcun nesso dimostrato tra la commemorazione dei Caduti di El-Alamein e una presunta volontà dei reparti della Folgore di perseguire finalità politiche o ideologiche.

Le decisioni di politica della sicurezza possono e devono essere discusse. La dignità professionale dei militari chiamati a eseguirle non dovrebbe, non deve, diventare il bersaglio di accuse collettive prive di riscontri.

Il rispetto della storia non è nostalgia

La Battaglia di El-Alamein fu combattuta nel contesto di una guerra voluta anche dal regime fascista. È un fatto storico incontrovertibile.

Ma è altrettanto vero che migliaia di soldati italiani combatterono e persero la vita in quel conflitto, lasciando alle generazioni successive una testimonianza di sacrificio umano e militare che merita di essere ricordata, senza che ciò implichi alcuna condivisione delle ragioni politiche che portarono alla guerra.

L'Esercito Italiano commemora i propri Caduti perché ne custodisce la memoria, non perché rivendichi le ideologie dei governi sotto i quali prestarono servizio.

La Forza Armata ricorda El-Alamein, ma ricorda anche lo Squadrone F, la Nembo e i Paracadutisti che contribuirono alla Liberazione. L'Associazione d'Arma custodisce le tradizioni della Specialità e riconosce come Presidente Onoraria una protagonista della Resistenza decorata di Medaglia d'Oro al Valor Militare.

È una storia complessa, fatta di eroismo, tragedie, divisioni e ricostruzione. Una storia che non può essere ridotta a un'etichetta politica.

Il giornalismo ha il diritto, e talvolta il dovere, di criticare le istituzioni, le scelte del Governo e persino le modalità delle cerimonie militari. Ma dovrebbe farlo distinguendo le responsabilità storiche dalle persone, le ideologie dalle tradizioni e le opinioni dai fatti.

Perché ricordare un soldato caduto non significa celebrare la guerra. Riconoscerne il coraggio non significa condividerne la causa. E onorare i Paracadutisti di El-Alamein non significa essere fascisti.

Significa, più semplicemente, conoscere la storia e rispettare chi ne ha pagato il prezzo più alto.

Condividi

Newsletter

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di BRIGATAFOLGORE.NET e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

oppure

RICEVILE PER TELEGRAM
Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore dei siti web BRIGATAFOLGORE.NET e DIFESANEWS.COM. Blogger e informatico di professione, esperto di cybersecurity, specialista in data analysis, process management e intelligenza artificiale. Socio Ordinario A.N.P.D'I. Sezione di Siena.

Commenti

Nessun commento ancora. Sii il primo!

Lascia un commento

Non sarà pubblicata.

I commenti vengono moderati prima della pubblicazione.

Newsletter

Resta aggiornato

Iscriviti alla newsletter di BRIGATAFOLGORE.NET e ricevi le ultime notizie direttamente nella tua casella email.

23,6K 15,9K 2,8K 5,8K